la frutta e verdura, i formaggi e la macelleria.

Ma vediamo in numeri: dal principio dell’anno, all’interno delle categorie dei freschi e freschissimi, quella che ha prodotto il maggior incremento di fatturato a valore è stata quella dei formaggi che in 5 mesi sono cresciuti del 14,1%.

Si tratta di un incremento decisamente rilevante che porta la categoria a pesare quasi il 18% di tutto il mondo freschi e freschissimi.
Nel mese di Maggio, ovvero nella fase 2, la categoria ha incrementato le vendite del 17,9%, ma questo risultato era successivo al +18,2% del mese di aprile ed al +24,2% del mese di marzo. L’inflazione ha sicuramente dato il proprio contributo, infatti i formaggi stagionati sono incrementati su base annua del 1,3% mentre quelli freschi e latticini del 3,4% praticamente tutto racchiuso nel periodo febbraio – maggio 2020.

Per l’ortofrutta il fenomeno inflattivo è stato devastante: se è vero che nei 5 mesi la categoria è cresciuta del 11,7%, risultato medio è ottenuto da incrementi del 17% nel mese di marzo, del 17,3% nel mese di aprile e del 14,3% del mese di maggio, va pur detto che la frutta ha avuto un’inflazione su base annua del 13%, ma questo è ancor rilevante durante il periodo epidemico, infatti da giugno 2019 a febbraio 2020 i prezzi erano addirittura calati, per poi crescere di circa il 15% da febbraio a maggio 2020. Anche la verdura ha vissuto un’ondata inflattiva rilevante ma inferiore alla frutta: su base annua i prezzi sono cresciuti del 5,7% e da febbraio a maggio 2020 l’aumento dei prezzi è, però, stato minimo: 0,7%.

La macelleria è cresciuta molto nel mese di marzo, e comunque in modo rilevante tutti i mesi dell’anno se si considera che nei primi due mesi dell’anno gli incrementi furono del 5,8% medio, il terzo mese (lockdown) arrivò al +22,4%, il quarto al +9,6% e nel mese di maggio addirittura il +12%.

L’inflazione delle carni in generale è stata del 2,8% su base annua (AT maggio 2020) considerando un incremento del 1,2% da febbraio 2020 a maggio 2020, in particolare la carne suina ed il pollame.
Bene la pescheria che a gennaio realizzò il +10,8%, a febbraio il +4,5%, per poi calare drasticamente neo due mesi del lockdown (-6,4% e -1,7%) e tornare a crescere con decisione a maggio (+14,3%), con un’inflazione del 2,4% su base annua e del 0,3% da febbraio a maggio.

La salumeria ha avuto una crescita piuttosto costante sia prima che dopo l’epidemia, crescendo del 6,6% a gennaio, del 5,7% a febbraio, del 14,9% a marzo, del 8,9% ad aprile e del 11,2% a maggio.
Però l’inflazione ha giocato un ruolo rilevante: su base annua l’incremento è stato del 3,5%, di cui da febbraio a maggio del 1,7%. All’interno della categoria va, però, fatto un distinguo tra salumi al banco e confezionati: i primi su base annua hanno subito un’inflazione del 1,7%, di cui solo dello 0,5% da febbraio a maggio, mentre i salumi confezionati hanno vissuto un vero dramma inflattivo: su base annua sono incrementati del 6,6%, e da febbraio a maggio l’incremento è stato del 3,2%.

Il pane e la gastronomia sono le vere vittime del periodo, quelle che hanno subito le paure dei consumatori che hanno preferito abbandonare a vantaggio di prodotti similari confezionati, oppure cucinando in casa quello che acquistavano.
Il decremento del pane è ancor più rilevante se si considera che va conteggiato anche un incremento inflattivo del pane fresco pari al 0,7% medio nazionale, sebbene nella maggior parte dei casi il prodotto venduto è surgelato e quindi con diversa inflazione.

In definitiva la media delle vendite dopo 5 mesi racconta di un incremento dei formaggi del 14,1%, il maggiore di tutti. A seguire ortofrutta con una crescita del 11,7% e macelleria del 11,1%. La salumeria nei primi 5 mesi dell’anno è cresciuta del 9,5% e la pescheria del 4,3%.
La gastronomia ha perso il -5,6% e la panetteria il -7,5%.