venerdì 13 Febbraio 2026

Freschi: primi 5 mesi di forte crescita ma chi guadagna è l’inflazione. Ecco tutti i dati

Le categorie dei freschi hanno realizzato prestazioni decisamente positive per tutto il corso dell’anno, sia prima del periodo epidemico, sia durante lo stesso, che anche nel mese di Maggio, ovvero al principio della fase 2.

Le ragioni di questa eccezionale performance sono sicuramente da ricercare nell’incremento dei consumi determinati dal lockdown ma, va chiarito, l’inflazione sta giocando un ruolo cruciale che è bene dichiarare apertamente.

La grande distribuzione non è protagonista di incrementi di performance eccezionali, è protagonista di un certo incremento dei volumi che, in ogni caso, non giustificano gli incrementi a valore registrati.

Pertanto se è vero che la GDO nei primi 5 mesi dell'anno ha incrementato il fatturato rispetto al pari periodo del 2019, e se è vero che i freschi hanno giocato un ruolo rilevante in questo incremento, è pur vero però che l'inflazione ha giocato un ruolo cruciale, al punto che forse pochi si sono resi conto che gli utili non saranno lo specchio degli incrementi ottenuti.

Per questa ragione in questo articolo si è voluto mettere a confronto i dati delle vendite dei freschi nei primi 5 mesi dell'anno, suddivisi per categoria, con i dati dell'inflazione (ISTAT) sia su base annua, che rilevando lo step di incremento che si è avuto da febbraio a maggio 2020. In tal maniera si può verificare con precisione a vanno vanno attribuiti gli incrementi: se all'incremento delle rotazioni oppure all'incremento dei prezzi.

Ebbene i dati sono sorprendenti.

Le categorie che hanno subito i maggiori rincari sono

la frutta e verdura, i formaggi e la macelleria.

Ma vediamo in numeri: dal principio dell’anno, all’interno delle categorie dei freschi e freschissimi, quella che ha prodotto il maggior incremento di fatturato a valore è stata quella dei formaggi che in 5 mesi sono cresciuti del 14,1%.

Si tratta di un incremento decisamente rilevante che porta la categoria a pesare quasi il 18% di tutto il mondo freschi e freschissimi.

Nel mese di Maggio, ovvero nella fase 2, la categoria ha incrementato le vendite del 17,9%, ma questo risultato era successivo al +18,2% del mese di aprile ed al +24,2% del mese di marzo. L’inflazione ha sicuramente dato il proprio contributo, infatti i formaggi stagionati sono incrementati su base annua del 1,3% mentre quelli freschi e latticini del 3,4% praticamente tutto racchiuso nel periodo febbraio – maggio 2020.

Per l’ortofrutta il fenomeno inflattivo è stato devastante: se è vero che nei 5 mesi la categoria è cresciuta del 11,7%, risultato medio è ottenuto da incrementi del 17% nel mese di marzo, del 17,3% nel mese di aprile e del 14,3% del mese di maggio, va pur detto che la frutta ha avuto un’inflazione su base annua del 13%, ma questo è ancor rilevante durante il periodo epidemico, infatti da giugno 2019 a febbraio 2020 i prezzi erano addirittura calati, per poi crescere di circa il 15% da febbraio a maggio 2020. Anche la verdura ha vissuto un’ondata inflattiva rilevante ma inferiore alla frutta: su base annua i prezzi sono cresciuti del 5,7% e da febbraio a maggio 2020 l’aumento dei prezzi è, però, stato minimo: 0,7%.

La macelleria è cresciuta molto nel mese di marzo, e comunque in modo rilevante tutti i mesi dell’anno se si considera che nei primi due mesi dell’anno gli incrementi furono del 5,8% medio, il terzo mese (lockdown) arrivò al +22,4%, il quarto al +9,6% e nel mese di maggio addirittura il +12%.

L’inflazione delle carni in generale è stata del 2,8% su base annua (AT maggio 2020) considerando un incremento del 1,2% da febbraio 2020 a maggio 2020, in particolare la carne suina ed il pollame.

Bene la pescheria che a gennaio realizzò il +10,8%, a febbraio il +4,5%, per poi calare drasticamente neo due mesi del lockdown (-6,4% e -1,7%) e tornare a crescere con decisione a maggio (+14,3%), con un’inflazione del 2,4% su base annua e del 0,3% da febbraio a maggio.

La salumeria ha avuto una crescita piuttosto costante sia prima che dopo l’epidemia, crescendo del 6,6% a gennaio, del 5,7% a febbraio, del 14,9% a marzo, del 8,9% ad aprile e del 11,2% a maggio.

Però l’inflazione ha giocato un ruolo rilevante: su base annua l’incremento è stato del 3,5%, di cui da febbraio a maggio del 1,7%. All’interno della categoria va, però, fatto un distinguo tra salumi al banco e confezionati: i primi su base annua hanno subito un’inflazione del 1,7%, di cui solo dello 0,5% da febbraio a maggio, mentre i salumi confezionati hanno vissuto un vero dramma inflattivo: su base annua sono incrementati del 6,6%, e da febbraio a maggio l’incremento è stato del 3,2%.

Il pane e la gastronomia sono le vere vittime del periodo, quelle che hanno subito le paure dei consumatori che hanno preferito abbandonare a vantaggio di prodotti similari confezionati, oppure cucinando in casa quello che acquistavano.

Il decremento del pane è ancor più rilevante se si considera che va conteggiato anche un incremento inflattivo del pane fresco pari al 0,7% medio nazionale, sebbene nella maggior parte dei casi il prodotto venduto è surgelato e quindi con diversa inflazione.

In definitiva la media delle vendite dopo 5 mesi racconta di un incremento dei formaggi del 14,1%, il maggiore di tutti. A seguire ortofrutta con una crescita del 11,7% e macelleria del 11,1%. La salumeria nei primi 5 mesi dell’anno è cresciuta del 9,5% e la pescheria del 4,3%.

La gastronomia ha perso il -5,6% e la panetteria il -7,5%.

 

 

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