mercoledì 17 Aprile 2024

Crisi climatica, prezzi alle stelle e consumi in forte calo. L’olio d’oliva diventa stagionale?

Terra d’olio a tutto tondo l’Italia. Eppure tra gli oliveti nostrani si sta consumando la profonda crisi di uno dei prodotti simbolo del made in Italy. Uno scenario a tinte fosche ha infatti accompagnato l’ultima campagna, che ha sperimentato difficoltà in tutte le fasi produttive, dalla raccolta, alla presso-pigiatura fino all’imbottigliamento. Un insieme di problemi e fattori che sta spingendo il settore a un passo fino solo a qualche anno fa impensabile: trasformare l’olio in un prodotto stagionale.

Tema che sarà approfondito nel Cibus Lab del prossimo 8 marzo, in programma alle 9.30 al Teatro Traetta di Bitonto (BA), con il seminario Olio di Oliva al cambio epocale, come cambiano le relazioni tra produzione, retailer e consumatore. Un’iniziativa nata dalla storica partnership tra Cibus Parma, TUTTOFOOD Milano e la rivista on line di settore GDONews e che ha coinvolto Unifol (Unione delle Famiglie Olearie), con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

A certificare questo nuovo inedito scenario sono gli ultimi dati di una ricerca prodotta da una recente indagine di Istituto Piepoli, secondo il quale molti italiani hanno cambiato abitudini di acquisto e di utilizzo a seguito dell’aumento dei prezzi dell’olio verificatesi nel corso dell’ultimo anno il consumo di olio extravergine di oliva. Una crisi dei consumi che si accompagna alla crisi climatica, i cui effetti sono sempre più diretti e marcati per i produttori. Una “depressione ciclonica”, risultato di “molteplicità causali convergenti”, come avrebbe scritto Carlo Emilio Gadda, che sta inducendo la filiera a un profondo ripensamento dei modi e paradigmi di produzione e distribuzione.

Una tempesta perfetta non circoscritta ai confini della penisola. Tra le “causali convergenti” c’è da annoverare anche lo scenario, altrettanto difficile, che sta interessando la filiera spagnola dell’olio, fino al recente passato in grado di inondare il mercato con prezzi competitivi, se non addirittura sotto costo. Tutto questo non si è ripetuto nell’annata 2023-24, portando al raddoppio del costo medio a litro sugli scaffali della GDO e all’allontanamento dei consumatori.

Secondo lo studio Piepoli, infatti, l’aumento del prezzo da 4 a 9 euro a bottiglia ha cambiato le abitudini d’acquisto di circa il 30% dei consumatori: in particolare il 47% ha diminuito acquisto e consumo del 30% e un altro 40% lo ha dimezzato. Una fuga dall’olio che, già nei prossimi anni, potrebbe portare a ridurre i consumi del 40%. Numeri che spingono il sistema produttivo a considerare l’idea di trasformare l’olio d’oliva in un prodotto stagionale, al pari di altri prodotti dell’ortofrutta.

L’olio è da sempre, in Italia, un prodotto largamente consumato dai cittadini e la riduzione dei consumi da un lato, unita alla trasformazione delle abitudini dall’altro, inciderà su lungo periodo su un comparto che rappresenta una vera eccellenza italiana. Da un lato, i consumatori sono consumatori sempre più attenti: il 47% degli intervistati afferma di diversificare l’utilizzo dell’olio preferendo quello italiano o IGP per il condimento e scegliendo di utilizzare l’olio di provenienza comunitaria per la cottura. D’altro canto, però 1 consumatore su 3 ha ridotto il consumo di olio a causa dell’aumento di prezzo e di questo 30%, poco più della metà acquista meno del 50% di olio che acquistava una volta. L’occasione di affrontare, nel Cibus Lab di Bitonto, l’argomento insieme all’industria e alla GDO mi sembra un ottimo punto di partenza per trovare soluzioni operative da mettere in atto”, conclude Sara Merigo AD Istituto Piepoli.

Appuntamento a Bitonto l’8 marzo prossimo per approfondire un argomento decisamente caldo, destinato a influenzare il dibattito di filiera nei prossimi mesi e anni.

 

 

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