I drugstore aprono più di discount e supermercati. Ecco perché oggi crescere nello specializzato è più facile che nel grocery

Nel 2026 le nuove aperture dei drugstore superano quelle dei due principali formati alimentari. Dietro il fenomeno non c'è soltanto il successo di Acqua & Sapone, Tigotà e dm, ma una combinazione di modelli operativi, opportunità immobiliari e strategie di sviluppo differenti.

Cinquantasei nuovi drugstore contro 42 discount e appena 37 supermercati. È questa la fotografia delle aperture censite in Italia tra il 1° gennaio e il 14 ottobre 2026 dall’osservatorio Food Insights. In meno di dieci mesi, le insegne specializzate nella cura della casa e della persona hanno inaugurato il 33% di negozi in più rispetto ai discount e addirittura il 51% in più rispetto ai supermercati. Un risultato che ribalta la prospettiva con cui siamo abituati a osservare lo sviluppo della distribuzione italiana: a guidare la classifica delle nuove aperture non è più un formato alimentare, ma un canale specializzato che sta accelerando la propria espansione territoriale. Su 185 nuove aperture complessivamente rilevate, i drugstore rappresentano oltre il 30%, contro il 22,7% dei discount e il 20% dei supermercati. Non significa che lo specializzato stia attirando più investimenti in valore assoluto, perché il numero delle inaugurazioni non misura né i metri quadrati sviluppati né i capitali impiegati.

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Ma il dato evidenzia una differenza significativa nella velocità di espansione delle reti e solleva una domanda: perché oggi i drugstore riescono ad aprire più punti vendita rispetto ai due principali formati della distribuzione alimentare?

Una prima spiegazione riguarda la diversa fase di sviluppo dei canali. Supermercati e discount dispongono di reti molto estese e, in numerosi territori, una nuova apertura deve confrontarsi con bacini di utenza già serviti da più insegne. I drugstore, pur essendo ormai una realtà consolidata, possono ancora individuare aree nelle quali l’offerta specializzata è meno capillare. In questi contesti, un nuovo punto vendita può intercettare una domanda che oggi si distribuisce tra supermercati, discount e altri negozi. È una condizione che può rendere interessante l’investimento, senza necessariamente presupporre una crescita complessiva dei consumi.

C’è poi il tema della struttura dei costi. Un supermercato deve gestire refrigerazione, prodotti freschi e freschissimi, frequenza dei rifornimenti, scarti ed eventualmente reparti assistiti, con un’organizzazione del lavoro che deve garantire continuità di servizio su categorie molto differenti. Il drugstore opera prevalentemente con prodotti confezionati e non deperibili, senza la stessa complessità della catena del freddo e con modalità di gestione delle scorte diverse. Questo può incidere sull’investimento iniziale e sui costi operativi, oltre che rendere utilizzabili immobili che non sarebbero necessariamente adatti a un supermercato. Non significa che il drugstore sia sempre più economico o redditizio, ma che presenta caratteristiche organizzative differenti che possono favorirne la replicabilità. Anche le strategie immobiliari hanno un peso. Un format specializzato può essere sviluppato in superfici relativamente contenute, all’interno di aree commerciali, contesti urbani o immobili già esistenti. Un supermercato richiede invece valutazioni più articolate sulla superficie, sulla logistica, sull’accessibilità e sulla composizione del bacino di utenza. Il numero delle aperture, peraltro, non equivale al volume degli investimenti: 56 drugstore non rappresentano necessariamente più metri quadrati o più capitale impiegato rispetto a 37 supermercati. La maggiore frequenza delle inaugurazioni segnala però che lo specializzato sta trovando più occasioni per ampliare la propria presenza.

A confermare questa fase espansiva sono le strategie delle principali insegne. Acqua & Sapone ha raggiunto nel 2026 la soglia dei mille punti vendita, Tigotà continua a rafforzare la propria rete e dm ha superato quota cento negozi in Italia. Si tratta di operatori con modelli commerciali differenti, ma accomunati dalla possibilità di concentrare assortimenti, comunicazione e investimenti su specifiche categorie di consumo. La specializzazione permette di costruire una proposta riconoscibile e di lavorare sulla profondità dell’offerta, senza dover gestire l’ampiezza merceologica tipica di un supermercato.

L’espansione delle reti trova riscontro anche nella diffusione del canale tra i consumatori. Secondo YouGov Shopper, nel 2026 la penetrazione dei drugstore ha superato il 70% delle famiglie italiane, contro l’89,8% dei discount e il 98% dei supermercati. Il dato indica che lo specializzato è ormai entrato nelle abitudini di acquisto di una parte consistente della popolazione, pur mantenendo una diffusione inferiore a quella dei principali formati alimentari. La possibilità di ampliare ulteriormente la base clienti rappresenta quindi una delle opportunità per gli operatori, anche se la crescita della penetrazione non coincide necessariamente con un aumento della frequenza di visita o dello scontrino medio. Resta però da capire quanto la crescita dei drugstore sia sostenuta dai risultati dei negozi già esistenti e quanto dipenda dall’ampliamento della rete. Un’analisi pubblicata da GDOnews ad agosto mostrava che il canale cresceva del 2,1% a rete corrente, ma soltanto dello 0,6% a parità di rete. Una differenza che suggerisce come le nuove superfici contribuiscano in modo rilevante allo sviluppo complessivo, mentre la crescita organica appare più contenuta. È un elemento da non sottovalutare, perché aumentare il numero dei punti vendita non significa necessariamente migliorare la produttività della rete.

Il confronto con il discount è particolarmente interessante. Per anni questo formato ha rappresentato uno dei principali motori dell’espansione della distribuzione italiana, grazie a un modello standardizzato, assortimenti selezionati e una proposta commerciale costruita intorno alla convenienza. Oggi continua a investire in nuove aperture, ma la sua rete è ormai ampiamente sviluppata. Il drugstore sembra attraversare una fase che presenta alcune analogie con quella vissuta dal discount negli anni della maggiore espansione, quando l’aumento della capillarità territoriale contribuiva a consolidare la frequentazione del canale. La differenza è che lo specializzato nella cura della casa e della persona può costruire il proprio sviluppo intorno a categorie ricorrenti, con assortimenti profondi e una struttura operativa meno articolata rispetto all’alimentare. Il vantaggio, però, non è necessariamente permanente. Con l’aumento della densità dei punti vendita, anche i drugstore dovranno misurarsi sempre più con la sovrapposizione dei bacini, la produttività delle nuove superfici e la capacità di sostenere i costi della rete.

Sarebbe quindi sbagliato leggere i dati del 2026 come una dimostrazione della superiorità economica del drugstore rispetto al supermercato. La distribuzione alimentare continua a investire, ma una parte delle risorse viene destinata anche alla riqualificazione dei negozi, agli ampliamenti, alle acquisizioni e all’efficientamento delle strutture esistenti. Il numero delle nuove inaugurazioni fotografa soltanto una componente dello sviluppo e non permette di confrontare direttamente i capitali investiti dai diversi canali. Il fenomeno racconta piuttosto una diversa distribuzione delle opportunità commerciali. I drugstore stanno ampliando la propria presenza attraverso un modello specializzato che può adattarsi a contesti immobiliari differenti e intercettare specifiche missioni di acquisto. Supermercati e discount, invece, devono valutare le nuove aperture all’interno di reti più articolate, nelle quali la crescita passa anche attraverso il miglioramento delle performance dei punti vendita esistenti. La questione, a questo punto, non è stabilire quale formato stia vincendo la corsa alle inaugurazioni, ma capire quanto valore economico siano in grado di generare le nuove superfici. Perché una rete che cresce numericamente deve poi dimostrare di saper trasformare la maggiore capillarità in fatturato aggiuntivo, produttività e redditività. I drugstore oggi aprono più di discount e supermercati. Ma la vera misura del loro successo non sarà quanti negozi riusciranno ad aggiungere alla rete, bensì quanto questi nuovi punti vendita contribuiranno alla crescita del mercato e dei singoli operatori.

Stefania Lorusso
Stefania Lorusso
Direttrice editoriale di Gdonews e attualmente Direttrice responsabile di Cibus Link e Retail Link, quotidiano online e magazine dedicati alla business community dell’industria di marca e del retail con forte apertura internazionale.

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