sabato 17 Gennaio 2026

La Coop sa aspettare, virtù che le permetterà di crescere. Ma oggi si soffre ancora..

Il progetto Coop Italia (Mdd con alta incidenza) e le difficoltà del suo percorso. In questo editoriale Andrea Meneghini, analizzando i numeri di bilancio che le sette cooperative hanno pubblicato negli ultimi cinque anni, spiega quali sono gli aspetti positivi della nuova strategia coop ed indica le ragioni per cui qualcuno ci sta arrivando velocemente e le ragioni per cui altri ci arriveranno prima o poi.

Circa un anno fa il Presidente Pedroni, assieme al top management Latini e Brisigotti, spiegavano al mercato che Coop Italia avrebbe cambiato strategia assortimentale, portando al centro del progetto la sua MDD. Logica conseguenza di questa dichiarazione era la presa di coscienza che il ruolo della IDM sarebbe inevitabilmente cambiato..in peggio. Non tutti si possono permettere di affrontare in tal modo il mercato, perchè è bene ricordare che chi davvero tiene le fila delle logiche del Largo Consumo Confezionato sono, in realtà, le grandi  marche industriali, prima anche della GDO.

Ad un anno di distanza, in questo articolo e numeri alla mano, si vuole spiegare perché la strategia di Coop Italia, in realtà, può essere interessante e probabilmente anche vincente, ma proprio i citati numeri daranno chiarezza che per le sette cooperative ci saranno tempi e modi differenti per arrivare a quell’obiettivo. I numeri citati e chiarificatori sono quelli dei loro conti economici.

All'interno di GDONews gli abbonati PREMIUM possono, grazie ad una web-app ed in autonomia come ha fatto chi scrive, valutare i risultati economici di tutti i player della GDO. L'analisi che ha guidato questo articolo è stata condotta attraverso lo studio di questi dati

GDONews ha recentemente pubblicato una serie di articoli (qui e qui) in cui ha messo a fuoco diverse caratteristiche peculiari delle Coop, ad esempio una forte esposizione verso la formula dei grandi ipermercati, considerato che i punti vendita sopra i 2.500 mq rappresentano quasi il 50% dell'intero fatturato. Oppure, che la quota di mercato delle Coop sui formati più piccoli (da 0 a 800 mq) è bassa, inferiore a diversi competitor della DO. Tutte queste peculiarità devono, necessariamente, essere coniugate ai propositi strategici del management dirigente. Per esempio, che la MDD nei grandi formati di vendita sia inferiore rispetto agli altri formati di vendita è un dato di fatto.

Quando il management di Coop Italia dichiarò il cambio storico nelle loro strategie, ovvero la centralità della sua MDD rispetto al ruolo dell’industria di marca, chi scrive era presente e, sommessamente, oppose che non sarebbe stato facile calare un progetto così importante ed ambizioso all’interno delle diverse realtà cooperative.

Non dimentichiamo che Coop Italia è la somma di sette cooperative, decisamente diverse tra loro. Le diversità iniziano sicuramente dalle dimensioni dei punti vendita, ma si ravvisano ancor di più nelle dimensioni delle diverse aziende (le cooperative) e soprattutto con crudezza nelle loro situazioni economiche.

Alcune hanno recentemente presentato - per ora solo con comunicati stampa o conferenze stampa - i bilanci del 2022 (Unicoop Firenze, Coop Alleanza 3.0 e Nova Coop), ma in realtà non sono questi da soli che fanno capire realmente il loro stato dell'essere, e men che meno se raccontati in un comunicato stampa. Non sono gli ultimi ricavi, o l'ultimo EBITDA a fare finalmente chiarezza sul loro vero stato dell'essere anzi, proprio il loro peculiare modello di business necessita di un'analisi ulteriore e profonda. Nelle seguenti righe si noterà come l'EBITDA, che indica la gestione caratteristica dell'anno considerato ma che nasconde il risultato netto (EBIT) e quindi gli ammortamenti, non sia in grado di far comprendere le difficoltà delle coop, perchè proprio questi (gli ammortamenti) sono il vero "ventre molle" delle coop.

Non solo: la parte di bilancio dedicata alla gestione finanziaria è quella che nelle coop a volte riporta in equilibrio le situazioni dei negativi di EBIT, pertanto se davvero si vuole capire cosa succede in queste aziende, è necessario avere una visione che sia completa, che abbia una storia che narri come si è arrivati all'ultimo bilancio. Perchè è proprio quella storia che è in grado di farti comprendere un pò meglio il prossimo futuro.

E' un dato di fatto che i bilanci di esercizio del 2021 sono ancora gli unici se si vuole svolgere un'attività di benchmarking, ovvero di metterle tutte a confronto.

Questi ci raccontano che la più piccola Cooperativa (che in realtà è un Consorzio) è SAIT a Trento (fatturato 308 milioni di euro, da intendersi non alle vendite), segue poi la Coop Centro Italia (616 milioni), poi Coop Liguria (750 milioni), Unicoop Tirreno (879), Coop Lombardia (962), Nova Coop (1.051, e 1,159 dichiarati dalla cooperativa nel bilancio 2022) ed infine i due colossi Unicoop Firenze (2,413 miliardi e e 2,6 miliardi quelli da loro dichiarati recentemente nel 2022) e Coop Alleanza 3.0 (4,050 miliardi). Sette cooperative con sette dimensioni differenti.

Ma non è una questione di grandezze dei ricavi il problema, e nemmeno di grandezza media dei negozi per cooperativa, sebbene la MDD in piccoli punti vendita abbia una funzione differente rispetto ai grandi ipermercati; lo scrivente continua a pensare che non sia ancora ipotizzabile oggi portare il prodotto a marchio ad una incidenza tra il 40% ed il 50% sull'intera rete.

È la sua sostenibilità economico-finanziaria la barriera fatale ad un progetto interessante. Faccio un esempio, aiutandomi con l'utilissima web-app che ogni abbonato PREMIUM a GDONews può utilizzare. Ad esempio, nel verificare il trend del fatturato delle sette cooperative degli ultimi cinque anni (2017-2021) è evidente che un po' tutte sono alle prese con dei difficili equilibri. Unicoop Tirreno, per esempio, ha avuto un trend negativo nel quinquennio (-1%). Coop Lombardia ha realizzato lo stesso fatturato dopo cinque anni. Coop Liguria è calata del -1,73%. Le altre hanno incrementato tutte con valori sotto al 10% in cinque anni non banali, sono quelli del Covid e del post Covid, ma anche quelli del pre-Covid, che furono di crescita per tutto il mercato. In questi mesi, durante gli studi che GDONews ha pubblicato su tutti gli altri gruppi della GDO, abbiamo documentato di importanti aziende della GDO con crescite a tripla cifra in cinque anni, oppure a doppia cifra, ma molto rotonda, e questo non si può non considerare quando si parla della situazione delle Coop.

Guardando poi ai trend degli EBITDA delle sette cooperative, che alla fine dei conti sono indicatori di bilancio più importanti rispetto ai ricavi, ben cinque coop su sette - nel trend quinquennale 2017-2021- sono in negativo.

Di fronte a tale scenario le aziende non hanno molte scelte: devono prima di tutto ottimizzare i costi di gestione e poi cercare di applicare le migliori strategie per crescere e migliorare le vendite. Ottimizzare i costi per Coop non è cosa banale, infatti abbiamo oramai imparato che lei preferisce farlo soffrendo molto ma tutelando i lavoratori dipendenti (ad esempio con incentivi al pre-pensionamento costosi e da raggiungere con tempi intermedi, seppur sacrificando il proprio patrimonio per evitare tagli netti e veloci). Non solo: è obbligatorio incrementare i ricavi anche attraverso quella parte di attivo che non proviene dalle vendite a scanner, bensì dalle contribuzioni dei fornitori.

Ed in questo contesto, quello che si vede a Bilancio sono EBIT margin vicini allo zero, se non negativi: prendiamo in considerazione sempre l’anno 2021 dove sono tutte messe a confronto con tutti i dati disponibili: Nova Coop presentava un EBIT del -4,19%, Coop Lombardia del -2,45%, Coop Liguria del -0,18%, Coop Alleanza del -2,57%.

Guardiamo questi dati in valore assoluto per capire meglio: Nova Coop aveva chiuso il 2021 con un EBIT negativo di -44,7 milioni di euro, Coop Lombardia -23,3 milioni di euro, Coop Liguria -1,3 milioni di euro, Coop Alleanza -103 milioni di euro. Poi, è vero che scendendo al Profit Margin per molti la situazione era cambiata e volgeva al positivo grazie alla voce “gestione finanziaria” che, tradotto in linguaggio più semplice per la business community, si può nominare interessi derivanti dagli investimenti sui depositi dei soci prestatori, una vera miniera d’oro.

Ma di fronte a bilanci del genere è difficile rinunciare a diversi milioni di euro dei fornitori delle Marche Industriali, siano essi leader ed ancor più i followers, ed inserire i prodotti a marchio che non possono (si spera non lo facciano per la qualità del prezzo al pubblico) vivere di contributi promozionali.

Non è un caso se l’azienda più avanti in questo processo di affermazione della MDD sia Unicoop Firenze. Guardiamo ai suoi numeri del 2021 (sebbene quelli del 22 sembrino un pò peggio dalle dichiarazioni fatte alla stampa, per inciso, nella web app non è ancora presente il bilancio, forse è stato appena depositato o lo stanno depositando): la coop fiorentina nel 2021 ha chiuso con un EBIT del +1,85% che tradotto in valore assoluto si traduce in 44,7 milioni di euro (pare 26 milioni nel 2022 con un fatturato addirittura superiore).

La strategia di Coop Italia di portare in decisa preminenza l’offerta di MDD in una puntuale commistione con le grandi marche è interessante se vista da un altro punto di vista, ovvero quella del negozio. Gli Ipermercati, che ricordiamo rappresentano oltre il 40% del fatturato totale di Coop, hanno un’incidenza media nazione di venduto MDD pari al 19% circa, vale a dire poco rispetto al totale dell’assortimento.

Pertanto, sviluppare un’offerta a marchio del distributore completa, in un contesto di un’area vendita molto estesa, può significare occupare molti spazi ma, allo stesso tempo, lasciare che la IDM così come i prodotti territoriali, a seconda delle categorie merceologiche, abbiano la loro degna espressione. Unicoop Firenze è oggi l’unica realtà capace (almeno economicamente) di sviluppare un complesso progetto all’interno del quale la MDD possa avere una sua forte rappresentanza. Però è interessante anche come, allo stesso tempo ed a seconda delle categorie merceologiche coinvolte, la sua offerta sia ben rappresentata anche da una buona estensione della IDM e dai prodotti territoriali.

Questa applicazione positiva del progetto Coop Italia da parte di Unicoop Firenze dimostra che la formula ha il merito di dare alle cooperative gli strumenti per affrontare l’avanzata dei discount senza timori, ma allo stesso tempo, grazie ad un diverso modello di business, permette anche estensioni non concesse ai temibili concorrenti.

A tal proposito, un interessante esercizio - che magari vi racconteremo in un articolo - è quello di mettere a confronto i prezzi di un paniere di prodotti assimilabili di Lidl o Eurospin con quelli MDD di Unicoop Firenze. Ci si accorgerà che spesso i prodotti Coop sono addirittura più convenienti. Esprimere 2500 referenze MDD con una competitività di prezzo simile (o migliore) a quella dei grandi discount è fattibile, soprattutto per chi è in grado di farlo, per i conti economici che la sostengono e per le dimensioni dei negozi che le accolgono. In questo senso il progetto Coop Italia è interessante.

La web app di GDONews, però, da coscienza del fatto questo tipo di strategia (che chi scrive descrive come avveniristica seppur forse vincente) le cooperative più in difficoltà le potranno applicare, sì ma in futuro, quando i conti glielo permetteranno (Coop Alleanza ha dichiarato entro il 2027).

Ma Coop ha una qualità che davvero nessuno le può negare, lo abbiamo scritto prima…sa aspettare.

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Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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