venerdì 23 Gennaio 2026

Cedi Marche: i soci, le loro prestazioni e la solidità

Sono oltre 60 i soci di Cedi Marche che nel 2020 hanno totalizzato un fatturato del gruppo superiore a 400 milioni di euro. In questo articolo è stato preso un significativo campione delle società SRL socie dell'azienda e sono state analizase in termini finanziari. All'interno saranno presenti dati, analisi, grafici e confronti con il mercato di riferimento. Esistono delle criticità che l'autore evidenzia ma anche elementi di sicura solidità. Uno studio completo per chi vuole conoscere in profondità le dinamiche del gruppo

Si è già scritto che la GDO italiana è costellata da retailer che vendono rifatturando le merci acquistate dai fornitori ai propri soci o affiliati. Questa particolare dinamica comporta una serie di considerazioni: la prima è che chi acquista e vende ai soci produce un fatturato che non è il vero fatturato alle vendite al dettaglio (quello che determina la quota di mercato), ma all'ingrosso.

Ciò ha come diretta conseguenza che il fornitore, nell'accertarsi che "il cliente" sia solido e solvibile anche a futuro, deve considerare sia la solidità dell'azienda a cui fattura (Cedi), sia delle dinamiche che legano questa a chi vende (soci o affiliati).

Scritto in altre parole: se un gruppo avesse, per ipotesi, cento negozi che appartengono a quattro ragioni sociali (affiliati o soci), ed un giorno uno o due di questi se ne andassero, anche nel caso che il Cedi presenti i bilanci perfettamente in ordine, l'ammanco di fatturato sarebbe tale da destabilizzare profondamente la sua struttura dei costi.

Oppure, se un Cedi possedesse soci o affiliati i quali gli saldano con ritardo le fatture, qualcuno a rischio di insolvenza, oppure diversi e molto fragili, in egual maniera la solidità di un Cedi farebbe molta fatica a sopportare le conseguenze di eventuali traumi finanziari.

Per tutte queste ragioni è essenziale avere un'idea chiara dei gruppi che rappresentano il mercato della GDO italiana. Qualche settimana fa, a tal proposito, abbiamo pubblicato un interessante articolo, a firma del dott. Giuseppe Di Napoli, che ha spiegato in modo semplice e chiaro qual è la situazione finanziaria del gruppo Cedi Marche, un importante attore della fascia adriatica, con una quota di mercato che oscilla tra il 15 e il 20% nelle province in cui è presente.

In questo articolo si proseguirà lo studio su Cedi Marche occupandoci dei suoi soci, ovvero delle società che acquistano da Cedi Marche e vendono al consumatore finale attraverso i loro negozi.

Nel territorio in cui opera l'azienda è anche presente, e direttamente in concorrenza, anche il gruppo COAL, che abbiamo analizzato qualche mese fa sia relativamente alle prestazioni del Cedi (leggi qui e qui) che dei suoi affiliati (leggi qui).

Cedi Marche è attiva sul territorio marchigiano ed abruzzese con una rete di vendita composta da format distributivi che vanno dai 250 ai 2000 mq. La rete associata a marchio “Si con te” è composta da 22 Superstore di superficie media di 1470 mq, 42 Supermercati di superficie media di 760 mq, 22 Market di superficie media di 350 mq e 17 pdv tra alimentaristi ad insegna “Qui” e Tradizionali senza insegna. In totale la rete distributiva di CE.DI. MARCHE comprende 103 punti vendita, di cui 7 in Abruzzo, ed è presidiata (al 31.12.2020) da 63 soci imprenditori coinvolti attivamente nella gestione delle proprie attività commerciali.

L’analisi che segue riguarda i 22 affiliati società di capitali, per i quali sono disponibili i dati di bilancio, in quanto pubblici. Tali affiliati realizzano un giro d’affari (2020) di oltre 154 milioni di Euro, a fronte dei 410 milioni di Euro stimati per l’intera rete di CE.DI. MARCHE, quindi con una copertura di circa il 38%, statisticamente significativa.

In media gli affiliati società di capitali CE.DI. MARCHE ottengono un giudizio quantitativo di poco insufficiente (47 su 100, dove la sufficienza si raggiunge a 50 punti): i risultati ottenuti nella maggior parte delle aree esaminate sono di poco insufficienti, fatta eccezione per la Redditività, penalizzata da un modello di business particolare di cui parleremo più avanti, e per la Sostenibilità dei Debiti, avvantaggiata da una più alta capitalizzazione.

L’analisi qualitativa (dimensione, assetto giuridico e organizzativo, strategie, persone, notorietà, rischio clientela e fornitura, pianificazione e controllo, ecc…) effettuata su informazioni pubbliche, ha portato invece ad un giudizio pienamente positivo (buon giudizio, che evidenzia un rischio di business al di sotto della media), che va a bilanciare il risultato (di poco) insufficiente dell’analisi quantitativa, portando ad un miglioramento del giudizio finale sul rischio finanziario.

Per quanto sopra gli affiliati società di capitali di CE.DI. MARCHE ottengono, in media, un rating finanziario pari a B+, sintomatico di vulnerabilità, che riflette una politica finanziaria mediamente più aggressiva di quella rilevata per la media delle imprese del settore (quanto a coerenza dei livelli di debito rispetto a quelli di reddito e di cash flow), con ampi spazi di miglioramento in confronto con le imprese più virtuose del settore. Sul giudizio influisce positivamente l’assetto qualitativo positivo, grazie alle dimensioni, alla notorietà ed all’abilità commerciale raggiunte a livello territoriale.

Quindi in conclusione alla domanda: gli affiliati CE.DI. MARCHE sono più o meno rischiosi rispetto alla media delle aziende che operano nel retail rispondiamo con questo grafico, relativo alla distribuzione del rischio (rating) fra questi due gruppi di imprese.

Questi i grafici relativi alla distribuzione dei rating delle 3.520 società appartenenti al comparto Dettaglio di alimentari e bevande (supermercati, ipermercati e discount) e alla distribuzione nell’ambito delle 40 società di capitali affiliate a CE.DI. MARCHE.

Come si vede dal raffronto dei due grafici il 47% delle società retail ha un rischio superiore alla media (da B+ in giù), contro un dato relativo agli affiliati CE.DI. MARCHE società di capitali pari ad appena il 36%. Inoltre il 24% delle aziende retail ha un rischio nella media (BB-/BB+) a fronte di un dato relativo agli affiliati CE.DI. MARCHE superiore (36%), quindi se il 30% delle imprese del mondo retail ha un rischio contenuto (da BBB- fino a AAA), la percentuale scende al 27% se osserviamo il dato relativo agli affiliati CE.DI. MARCHE.

Da questa analisi si desume quindi che la distribuzione del rischio fra le 22 società di capitali affiliate CE.DI. MARCHE è più equilibrata, e quindi nel complesso le stesse appaiono mediamente meno rischiose rispetto al dato medio rilevato nel settore di riferimento.

A titolo di informativa rammentiamo che nella precedente analisi riferita alla cooperativa CE.DI. MARCHE avevamo individuato in BBB- il rating dell’impresa, quattro gradini al di sopra di quello assegnato, in media, agli affiliati (B+). Ricordiamo che l’area investment grade (rischio inferiore alla media) va da BBB- a AAA, quindi CE.DI. Marche è meno rischiosa rispetto alla media dei suoi affiliati.

 

Sintesi dell’analisi quantitativa degli affiliati società di capitali CE.DI. MARCHE

Gli affiliati, società di capitali, di CE.DI. MARCHE come visto hanno ottenuto un giudizio quantitativo di poco insufficiente. Di seguito gli indicatori medi di bilancio delle 22 imprese analizzate (colonna di sinistra) a confronto con quelli del settore (colonna di destra), limitatamente all’ultimo esercizio (2020), per ragioni di sintesi, che ci aiuteranno a comprendere i fattori alla base del suddetto giudizio:

 

Redditività

Dalla tabella emerge come a fronte di margini di poco inferiori alla media (EBITDA, ROS) gli affiliati CE.DI. MARCHE registrino un ROI (rendimento capitale) altamente negativo. Questo è dovuto al fatto che solo grazie ai ricavi accessori le aziende tornano ad avere redditi positivi. Un modello di business peculiare.

 

Rotazione dei Capitali Investiti

Gli affiliati CE.DI. MARCHE presentano, in media, maggiori livelli di rotazione del capitale, nonostante più lenti tempi di giacenza delle scorte, grazie quindi al minor fabbisogno di Crediti e Liquidità e ad un peso degli asset allineato.

 

Sostenibilità dell’indebitamento

Gli affiliati CE.DI. MARCHE  sono in generale più capitalizzati rispetto alla media (30% vs 17%), anche se più indebitati a livello finanziario, sebbene nei normali canoni di tollerabilità finanziaria, come risulta dal peso degli oneri finanziari sul Reddito Operativo, pari al 4,7% contro il 4,9% settoriale.

 

Liquidità

Gli affiliati CE.DI. MARCHE presentano mediamente, in negativo, più lunghi tempi di giacenza delle scorte e di incasso dai clienti, e quindi di pagamento ai fornitori. In positivo essi hanno finanziato maggiormente le attività correnti con passività a medio lungo termine presentando quindi un maggior equilibrio finanziario (primo indicatore).

 

Produttività

Le imprese affiliate a CE.DI. MARCHE operano in generale con un maggiore livello di valore aggiunto (in rapporto ai ricavi), ma anche con un più alto fabbisogno di manodopera, ottenendo un valore aggiunto per addetto allineato e un minor fatturato per dipendente.

 

Crescita

Gli affiliati CE.DI. MARCHE crescono in media del 9% nel 2020, contro un dato medio settoriale inferiore di oltre un punto. Di contro i mezzi propri sono cresciuti di meno, effetto della maggiore capitalizzazione e forse di un minore ricorso alla possibilità di Rivalutare asset a condizioni fiscalmente favorevoli, data la dimensione media delle aziende esaminate (da 1 a 18 mln € di ricavi).

 

I numeri che contano a confronto: redditività, rotazione dei capitali e struttura finanziaria

Leggere le analisi di rating non è semplice, specialmente per chi non opera in ambiti amministrativi e finanziari, e soprattutto può essere dispersivo, vista la mole degli indici presi in considerazione, per questo abbiamo deciso di sintetizzare tutta l’analisi in tre tabelle.

  • La prima mette a confronto la marginalità e la profittabilità dell’azienda in esame rispetto a quella media settoriale, mettendo in luce le peculiarità del modello di business.
  • La seconda esamina il rendimento del capitale, che rappresenta la più importante misura di performance, oltre ad essere un indice della capacità di generare cassa.
  • La terza tabella mette in luce la sostenibilità dell’indebitamento aziendale, frutto di scelte aziendali (quanti capitali propri, quanti debiti, quale politica di reinvestimento degli utili) e dell’abilità di mantenere risorse in azienda (a loro volta effetto delle marginalità, delle rotazioni del magazzino, di tempi di incasso e pagamento e dell’ammontare degli investimenti, il tutto coerentemente con la crescita dell’azienda).

Questi indicatori sono molto più comprensibili e hanno a che fare con le scelte aziendali quotidiane.

 

Redditività

Il raffronto dei costi e margini fa emergere una minore redditività media per gli affiliati CE.DI. MARCHE società di capitali, rispetto all’intero settore (dati medi). Gli affiliati si caratterizzano per un margine commerciale allineato (24,34% vs 24,12%), ed un minor livello di EBITDA (2,84% vs 3,25%) a causa dei più alti costi di personale (11,73% vs 10,24%), solo in parte riassorbiti dai minori costi per spese generali (9,19% vs 9,74%). Grazie tuttavia i minori costi per ammortamenti (1,00% vs 1,13%), gli affiliati CE.DI. MARCHE società di capitali ottengono un Risultato operativo (EBIT) inferiore di appena 0,28 pti sui ricavi (1,84% vs 2,12%), sostanzialmente in linea con il dato della marginalità commerciale.

Il livello del profitto (1,40% vs 1,98%) è ulteriormente penalizzato dai minori proventi straordinari, solo in parte bilanciati da una gestione finanziaria migliore rispetto alla media.

Se si osserva la parte alta del Conto Economico si può notare come gli affiliati CE.DI. MARCHE società di capitali operino con un modello di business peculiare, nel quale sono i ricavi accessori (ossia i contributi che gli affiliati ottengono dalla cooperativa di appartenenza, quindi da CE.DI. Marche) che vanno a rimpinguare la marginalità commerciale, consentendo di ottenere poi margini operativi in linea col settore:

Si noti come a fronte di un primo margine (margine commerciale puro) inferiore di 4,38 punti gli affiliati CE.DI. MARCHE presentino maggiori entrate accessorie per 4,60 punti (un dato pari al 6,19% dei ricavi vs 1,58% medio settoriale), ottenendo così un margine commerciale allargato perfettamente allineato (24,34% vs 24,12%).

Tale circostanza è alla base del peggior ROI medio degli affiliati rispetto al dato di settore: al netto dei proventi accessori infatti, queste aziende opererebbero in perdita, e questo spiega come il ROI sia negativo (vedi pagine precedenti).

Quindi il modello di business degli affiliati CE.DI. MARCHE rispecchia maggiori costi di acquisto delle merci o minori prezzi medi rispetto al dato medio dell’intero settore, ma anche un elevata dose di ricavi accessori, con l’effetto di una marginalità commerciale leggermente superiore, che viene poi erosa dal più alto costo di personale (rammentiamo che i ricavi per addetto degli affiliati CE.DI. MARCHE sono in media pari a 254 k€ vs 398 k€ medio settoriale), con l’effetto finale di una minore marginalità operativa e complessiva.

 

Rendimento dell’attivo

La redditività dell’attivo (relativa a tutte le entrate aziendali operative, ivi compresi i ricavi accessori) rappresenta una delle più importanti misure di performance aziendale, sia perché esprime il rendimento del business, sia in quanto è una approssimazione della capacità di generare cassa.

I fattori alla base del rendimento dell’attivo sono due, la marginalità e il fabbisogno di capitale, che a loro volta dipendono dai modelli di business aziendali adottati.

Nel caso in esame abbiamo già visto come la marginalità sia lievemente penalizzata per gli affiliati CE.DI. MARCHE nel raffronto settoriale per effetto del maggior costo del personale. Al contrario gli affiliati risultano in media più efficienti nella gestione dell’attivo, pur operando con una più lenta rotazione del magazzino (vedi sopra), e più lenti tempi di incasso dai clienti (vedi sopra), grazie ad un fabbisogno di investimenti allineato (i quali assorbono il 6% del fatturato, in linea con il dato medio settoriale) e al minor valore dei Crediti complessivi e della Liquidità in rapporto al giro d’affari. Ciò porta ad un livello di rotazione dell’attivo (rapporto fra fatturato e totale attivo) di 3,79x contro il 3,63x medio settoriale.

Questo plus va quindi in parte e bilanciare la minore marginalità media degli affiliati CE.DI. MARCHE e a ridurre il gap reddituale in termini di rendimento dell’attivo, che risulta quindi molto vicino e pari in media al 6,89% per gli affiliati, vs 7,05% medio dell’intero settore.

Il rendimento dell’attivo (ROA) medio del settore è infatti “soltanto” 1,02 volte il dato degli affiliati CE.DI. MARCHE a fronte di una marginalità operativa (ROS) che è 1,06 volte più alta.

 

Sostenibilità dell’indebitamento aziendale

Il risultato dell’area come visto è sufficiente in quanto le imprese affiliate CE.DI. MARCHE, in forma di società di capitali, presentano indici di sostenibilità del debito lievemente inferiori, allineati e in alcuni casi migliori rispetto a quelli medi dell’intero settore. Le imprese affiliate CE.DI. MARCHE presentano un buon livello di coerenza fra i debiti finanziari netti e il reddito operativo lordo (vedi rapporto Debiti Finanziari Netti / EBITDA), sebbene in media il settore operi con un ammontare di Liquidità superiore ai debiti finanziari (a differenza degli affiliati in esame). In generale gli affiliati di CE.DI. MARCHE sono molto più capitalizzati (30% vs 17%), hanno un equilibrio fra attività e passività correnti leggermente superiore (il che accade quando si va a finanziare parte del Circolante con strumenti finanziari a medio-lungo termine) ed un più basso peso dei debiti correnti in relazione ai ricavi[2], fattore che contribuisce ad alleggerire la rischiosità di queste imprese.

 

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Dott. Giuseppe Di Napoli
Dott. Giuseppe Di Napolihttps://www.numeridivalore.it/
Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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