Coal: i risultati dell’indagine economico finanziaria. E’ un limite essere cooperativa? (2° parte)

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Affrontiamo oggi la seconda parte dello studio del dott. Giuseppe Di Napoli, della società Numeri di Valore Srl, la quale si preoccuperà di analizzare il rischio finanziario del gruppo Coal attribuendole un rating finale. Quest’anno le pubblicazioni del manager esperto in GDO saranno con cadenza mensile e l’intento di questo fitto programma è dare una perfetta conoscenza alla business community sia della metodica che deve essere utilizzata per valutare un retailer italiano, soprattutto della DO, sia dare profonda conoscenza dell’esatta situazione di una parte delle catene di supermercati italiane che popolano il mercato della distribuzione organizzata.

Nella prima parte del presente studio il dott. Di Napoli ha spiegato chiaramente che il gruppo Coal è un’impresa di natura cooperativistica dove la redditività creata è distribuita ai soci, attraverso maggiori costi rispetto alle imprese a scopo di lucro. Ciò fa sì che i bilanci aziendali, e nello specifico i Conti Economici, presentino minori margini a livello operativo rispetto alla media del settore, ma anche un risultato finale allineato, grazie al maggior contributo della gestione accessoria (ad esempio affitti attivi), ai minori costi finanziari e alle minori imposte.

Dunque il concetto è il seguente: gli utili che produce la Coal (in questo caso, ma vale per moltissime cooperative della GDO italiana) non finiscono completamente alla voce margini operativi (utili), ma sono distribuiti tra i soci, quindi alle aziende socie della Coal che operano sul mercato direttamente verso il consumatore finale con i loro supermercati.

Si faccia attenzione, il concetto deve essere chiaro: in teoria qualsiasi azienda sul mercato prima di tutto deve fare in modo di produrre utili. In seconda battuta deve gestirli: investendo dentro la società oppure liquidando i soci. Per Coal i soci sono le aziende proprietarie dei punti vendita, quindi l’obiettivo aziendale è trasferire l’utile per investirlo nell’ultima parte della filiera, il negozio, preferendo attribuire alla società Coal un risultato finale allineato ai minori costi finanziari e alle minori imposte.

Partendo da questo concetto, nella prima parte dello studio Di Napoli ha analizzato in profondità la redditività del gruppo e successivamente il fabbisogno di capitale, ovvero la necessità di ricorrere al debito a parità di fatturato e capitale investito. Lo studio ha dimostrato che, in questo ambito, la Coal è decisamente virtuosa rispetto al resto del suo mercato. Di Napoli ha poi effettuato l’analisi della liquidità di Coal, quella che tiene conto del suo ciclo commerciale complessivo ed il suo giudizio è stato giudicato non pienamente sufficiente perchè, in primo luogo, come risultante di una minore condizione di equilibrio finanziario fra attività e passività correnti (primi due indicatori), in secondo luogo a causa di una tempistica di pagamento ai fornitori più lunga della media (86 gg vs 71 gg il dato medio del triennio), sebbene in diminuzione nel 2020. Questo fattore, ha spiegato Di Napoli, rappresenta dal punto di vista commerciale un punto di forza in quanto sintomatico di maggiore potere contrattuale, tuttavia in chiave di analisi di rischio finanziario appare penalizzante.

In questa seconda parte, dopo un’attenta analisi sulla sostenibilità del debito, sulla produttività del lavoro (importante) e sulla crescita di Coal, si arriverà al giudizio finanziario di Coal. L’articolo è visibile nella sua completezza, con grafici e tabelle dagli ABBONATI PREMIUM.

Tra qualche settimana entreremo nel merito dei soci di Coal, ovvero i clienti del Cedi, per comprendere a fondo qual è la solidità del gruppo considerando il rapporto circolare del business di Coal che parte dal Cedi arriva ai punti di vendita e torna al Cedi con i soci.


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Dott. Giuseppe Di Napoli
Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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