I vini sono tra quelle categorie che hanno davvero beneficiato della crisi pandemica che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo nella GDO nazionale. Lo scorso anno la crescita era stata molto rilevante, oltre il 7% si è scritto la scorsa settimana, sia nel comparto delle bollicine che nel resto della categoria. Nel dettaglio il 2020 aveva visto un incremento del 8,8% dei vini IGP/IGT arrivati a 573 milioni di euro di fatturato, un incremento del 8,5% dei vini DOC e DOCG italiani che erano arrivati ad un fatturato pari a 1,1 miliardi di euro, ma anche il vino comune aveva vissuto, comunque, un buon risultato realizzando un fatturato pari a 390 milioni di euro (+2,7%).
Nell'articolo verranno esaminate tutte le categorie degli alcolici (vini, spumanti, birre e spirits) sia nei loro andamenti del 2020 rispetto all'anno precedente, quindi con tutti i condizionamenti determinati dalla straordinarietà del periodo, che nell'anno in corso sino alla metà di ottobre. Il risultato della ricerca è che nonostante la sofferenza della GDO nei risultati di ritorno, soprattutto dei formati tradizionali, il comparto degli alcolici sta vivendo un momento d'oro. Molte aziende, come Campari negli spirits, ma anche come Berlucchi nelle bollicine, La Gioiosa, Valdobbiadene, Valdo e tante altre hanno realizzato incrementi straordinari negli ultimi due anni (vedi grafico sotto), mentre le aziende che sono più congeniali alla GDO per servizi ed assortimenti (leggasi Cantine Riunite, Giv e Caviro) hanno vissuto un periodo ottimo nel 2020 e stanno soffrendo nel 2021, qualcuna di loro anche con segni negativi (vedi grafico sotto). In ogni caso è fuori di dubbio che i numeri che sono riportati in questo articolo (e che verranno analizzati domani durante la diretta LIVE del workshop dedicato ai vini ed anche alle birre artigianali, clicca qui per partecipare oppure per poterlo vedere in differita come post su LinkedIn. I non iscritti non potranno vedere il programma nemmeno successivamente alla diretta) spiegano chiaramente che alcuni retaggi della pandemia sono ancora visibili e che forse dal 15 ottobre, data di forte riduzione dello smart working, si potrà assistere ad un calo che sembra naturale.
Ma andiamo per ordine:
Le bollicine lo scorso anno erano cresciute del 7,4% arrivando al fatturato totale di 570 milioni di euro, ma mentre i dolci avevano subito forti cali (le festività del 2020 non sono andate benissimo nella loro somma), quelli secchi erano cresciuti moltissimo (dal 5% al 14,7%).
E mentre il settore del out-of-home soffriva la più grave crisi della sua storia le vendite della GDO andavano verso l’alto anche in altri settori, come le birre e gli spirits.
Nel dettaglio le birre erano cresciute in GDO del 10,5% nel 2020 su fatturato dell’anno precedente, arrivando a fatturare 1,85 miliardi di euro, record storico per la GDO.
Gli spirits, che da diversi anni vengono snobbati dal mass market retail, invece sono stati strategici ed hanno vissuto uno storico periodo di successo: dagli 880 milioni di euro del 2019 il comparto era arrivato a sfiorare il miliardo di euro, un risultato eccezionale.
Insomma, come si è già scritto, la grande distribuzione anche su questi comparti di mercato, ha costruito una fortuna sulle macerie altrui. Le aziende di produzione hanno vissuto un periodo molto strano, perché se da un lato le perdite erano enormi (normal trade) la grande distribuzione portava un sollievo non sufficiente, in generale, al ristoro totale della situazione dei ricavi.
Entriamo nel merito: nel settore vini, ad esempio, nel 2020 sono state davvero rilevanti le crescite di fatturato di aziende come Valdo
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