Scacciavillani: “Sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas” permetterà di tornare a costi accessibili

L’attuale crisi energetica nei prossimi mesi andrà inquadrata in un’ottica di “economia di guerra”. Questo secondo l’economista Fabio Scacciavillani che nell’ultimo workshop di CibusLab ha analizzato il delicato momento internazionale, soffermandosi ovviamente sui risvolti che lo stallo determinato dal conflitto in Ucraina potrà avere sul mondo della GDO. “Siamo in una situazione – ha detto – in cui una materia prima essenziale viene a mancare per eventi bellici, dobbiamo quindi calarci in una forma di “guerra ibrida”. Ci sarà la necessità di razionare il gas per stabilire un ordine di priorità per chi ha esigenze più pressanti. Questo può avvenire in due modi: in base ai prezzi, ovvero chi è disposto a pagare di più ottiene il gas – ma nell’immediato potrebbe portare alla chiusura di imprese, rottura delle filiere e difficoltà di approvvigionamento – oppure, tenendo conto delle quantità, con le aziende più energivore che otterrano il gas ad un prezzo e le altre ad un altro”.

Quanto all’impatto della crisi sulle bollette Scacciavillani ha osservato: “Credo che ci sia un imperativo categorico da mettere in pratica entro poche settimane: sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas che si forma nel mercato libero ed è influenzabile con poche centinaia di miliardi di euro, cosa che secondo me è stata fatta sia dai russi che dai cinesi. Bisogna fare in modo che il costo dell’elettricità non rifletta l’abnorme situazione di quello del gas ma rispecchi tutta la struttura della produzione elettrica”. Quindi si tornerà a valori accessibili? “Si, assolutamente, anche se il discorso del gas è più complicato perché i contratti di fornitura sono a lungo termine e a prezzi fissi. A questo si aggiungono altre quantità scambiate sul mercato libero con un volume di uno o due miliardi al giorno mentre il petrolio “Brent”, che è quello di riferimento, vale quotidianamente 2.000 miliardi. Come detto però il mercato del gas libero, che dovrebbe servire da riferimento, è troppo facilmente manipolabile”.

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Nello scenario attuale dunque sembra proseguire “un braccio di ferro brutale” – come l’ha definito Scacciavillani – fra un produttore disperato per motivi legati alla guerra che attualmente sta bruciando il gas invenduto e utilizzatori che soffrono questa pressione ma che in alcuni casi, come l’Italia, sono riusciti a trovare altri approvvigionamenti compensando una buona quantità di domanda. “Per l’Europa – ha detto – dovrebbe tornare il sereno dopo l’inverno, perché entreranno in gioco rigassificatori, navi gassiere, fonti rinnovabili e centrali nucleari che riprenderanno a ciclo normale come in Francia”. Soluzioni che potrebbero scongiurare il ricorso al debito: “Il razionamento, la pressione sulla Russia e l’aumento di forniture da altri paesi dovrebbero essere sufficienti per preservare il sistema economico italiano senza arrivare a una misura molto pericolosa per uno Stato indebitato come il nostro. Mi auguro che il Governo voglia utilizzare tutte le misure dirette, riservando la possibilità del debito solo a situazioni più estreme di quelle che stiamo vivendo”. Nel suo intervento Scacciavillani ha infine rivolto uno sguardo anche agli Stati Uniti, dove a breve si terranno le elezioni di mid-term: “Fino a poche settimane fa sembrava che l’impopolarità di Biden potesse spianare la strada ai repubblicani per riacciuffare la maggioranza sia al Congresso che al Senato dove il distacco è minimo. Oggi però il riemergere del tema dell’aborto e il ritorno di Trump, che rappresenta un elemento tossico per i repubblicani tanto da sfavorire i candidati nei sondaggi, non sembrano esserci drastici cambiamenti all’orizzonte. O almeno – ha concluso – non tali da avere ripercussioni anche in Europa, a meno di un intervento diretto in guerra o dell’invio molto più sostanzioso di armi che possa costringere Putin alla resa”.