Le cialde fanno parte del vasto “mondo” del mono-porzione del caffè macinato come le capsule ma, a differenza di queste, trovano un interessante mercato solo nel sud Italia. Altra differenza sostanziale e che le cialde sono molto meno inquinanti, anzi non lo sono quasi per nulla potendo essere smaltite nell’organico. La ragione di questa enorme differenza è sia riferibile al tema delle abitudini di consumo, sia nella capacità di saper costruire lanci promozionali (nella fattispecie Nestlè è stata a livello mondiale davvero eccezionale nel lancio delle capsule) e sia ad un problema di gestione del mercato da parte dei leaders.
Il caffè espresso e le cialde, sono stati lanciate sul mercato dai medesimi leader della categoria caffè macinato classico che, ovviamente, hanno saputo disciplinare le tendenze al consumo portando innovazione ma senza alterare con decisione i consumi storici, che nel frattempo aumentavano.
L’avvento delle capsule da parte di Nestlè, invece, azienda straniera fuori dalle logiche di quelle già presenti sugli scaffali, ha cambiato la storia della categoria. Di fatto le cialde dovevano essere un’evoluzione del caffè espresso in polvere, verso una tendenza alla monoporzione che, come il precedente, non ha saputo cambiare il mercato.
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Oggi, dopo l’esplosione del mercato delle capsule, soprattutto nel nord Italia, le cialde si sono ritagliate un loro mercato soprattutto in area 4, nel sud Italia.
Il fatturato prodotto nel 2020 in Italia (GDO super+iper AT dicembre 2020) è stato di oltre 44 milioni di euro
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