sabato 7 Febbraio 2026

Eurospin e MD: affiliati con alti ricavi. Ma non sembra essere il modello vincente

Un negozio Eurospin in media quanto fattura? Un MD? Quali sono gli affiliati che performano meglio in termini di redditività? Esiste differenza tra negozi di affiliati Eurospin ed MD e quelli di Ekom, DPiù e Todis?

Il fornitore che vuole accendere un contratto con queste insegne quali deve guardare con attenzione ed interesse?

I discount sono un format in crescita, i grandi player sono concentrati nella realizzazione di numerose aperture e, nonostante ciò, il 20% dei punti di vendita di questo formato sono di proprietà di imprenditori che sono affiliati alle principali insegne. La scorsa settimana abbiamo analizzato le strategie (ed i risultati) delle aziende che hanno negozi con insegna Ekom, DPiù e Todis, ed abbiamo spiegato che sono affiliate ad imprese attive sul mercato con tutti i formati di vendita tradizionali (dal libero servizio agli iper).

Oggi portiamo in analisi un'altra tipologia di imprese discount: quelle legate ad insegne che  sono focalizzate esclusivamente su questo format, e ne sono leader: Eurospin e MD.

In attesa che Aldi arrivi ad essere tra i principali leader, oggi queste due aziende, assieme a Lidl, sono le vere protagoniste del mercato, presentano da anni fatturati in crescita, continuano ad aprire molti punti di vendita, ed hanno tutti aggiornato la loro offerta, aggredendo direttamente i supermercati tradizionali.

Eppure sia MD che Eurospin sul mercato esprimono il loro potenziale con i punti di vendita di loro proprietà ed anche con punti di vendita affiliati, quindi di imprese terze, che hanno negozi e si legano a loro con contratti stringenti.

Nel presente studio metteremo a confronto le prestazioni delle imprese legate ad Eurospin con quelle di MD e, successivamente, faremo benchmark con le imprese di Ekom, Dpiù e Todis, analizzate la scorsa settimana.

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I punti di vendita affiliati di Eurospin sono oltre 330 e quelli di MD quasi 200: 500 punti negozi le cui prestazioni non si conoscono, non si conosce nulla di queste aziende, solo che i loro acquisti sono una parte dei ricavi delle imprese affilianti.

Le imprese proprietarie di questi negozi sono oltre 350, piccole aziende con 1 o più punti vendita, in diversi territori e diversamente organizzate. Abbiamo esaminato tutti i bilanci di queste aziende e abbiamo riportato i dati medi in uno studio che è in grado di rilevare quali sono le loro prestazioni, i punti di criticità più frequenti ed i valori aggiunti che le diverse strategie delle insegne concedono ai loro affiliati.

Ogni affiliato di Eurospin e di MD possiede in media 1,5 negozi, ed il suo fatturato medio varia a seconda dell’insegna: quelle con insegna Eurospin (media ottenuta dai bilanci delle imprese affiliate del 2018) è di

9,237 milioni di euro, mentre la media risultante da MD è di 9,452 milioni di euro.

Prima evidenza da sottolineare: le prestazioni (in termini di ricavi) medie delle aziende legate a queste due insegne sono decisamente superiori rispetto a quelle esaminate per gli affiliati di Ekom, 7,4 milioni con 1,8 negozi per ragione sociale, DPiù, 7,5 milioni con 1,4 negozi per ragione sociale,e  Todis (4,8 milioni di euro con 1,2 negozi per ragione sociale).

I margini sono un passaggio cruciale: l’imprenditore affiliato ha come unica risorsa di entrata il margine alle vendite, il risultato della differenza tra acquisti e vendite, infatti sono rari i casi dove i contributi promozionali arrivano al livello del negozio.

Eurospin ed MD sono molto aggressivi sul mercato, e mentre per i punti di vendita di proprietà il margine applicato (lungo) è rilevante (come sono rilevanti i costi strutturali), per l’affiliato si tratta di rispettare un posizionamento indicato dall’insegna suddividendo, però, la marginalità lunga con l'affiliante.

Le risultanze dell’analisi di centinaia di bilanci hanno portato ad un risultato medio che indica MD come l’insegna i cui affiliati dichiarano un margine commerciale migliore di oltre 1 punto rispetto ad Eurospin, infatti la media ci consegna un valore di 19,29% per gli affiliati di Eurospin e 20,87% per quelli di MD.

Se mettiamo a confronto questi dati con quelli della scorsa settimana risulta evidente gli affiliati a discounters puri, che fanno dell’aggressività dei prezzi l’arma principale, hanno superiori ricavi ma inferiori margini.

Il caso Todis,invece, è già stato spiegato e nelle conclusioni verrà ulteriormente menzionato.

Le spese per servizi sono molto simili: 5,15% il valore medio degli affiliati a Eurospin e 5,12% quelli affiliati a MD, in linea con i valori di DPiù ed Ekom.

Il costo del lavoro è l’aspetto cruciale di ogni azienda impegnata nel mass market retail: gli imprenditori affiliati sia ad Eurospin che a MD presentano un’incidenza media piuttosto bassa (7,60% Eurospin e 8,59% MD), decisamente inferiore a quella degli imprenditori legati alle insegne DPiù ed Ekom. Va, invece, detto che gli imprenditori di Todis hanno la miglior incidenza (6,86%).

Cosa possiamo dedurre da queste risultanze?

Ovviamente si tratta di un risultato medio ottenuto mettendo a confronto centinaia di bilanci, però una lettura generale potrebbe essere la seguente: il modello di business di Todis, Eurospin ed MD è leggermente differente rispetto agli altri. Ekom e DPiù sono espressione di imprese che hanno assortimenti profondissimi anche nei freschi e freschissimi e che permettono un livello di servizio diverso, ma con costi diversi. I soci Todis sono prevalentemente nel centro sud, aziende con fatturati inferiori e probabilmente con un apporto importante degli amministratori che, al contempo, sono anche lavoratori tuttofare ed i cui costi cadono nella voce servizi.

Ebitdar, Ebit e Profitti

Relativamente all’importanza dell’indicatore EBITDAR abbiamo scritto ampiamente la scorsa settimana, ed ivi rimandiamo. I risultati operativi (medi) degli imprenditori di MD sono leggermente migliori di quelli degli imprenditori di Eurospin, ed entrambi sono soddisfacenti, vicini al 6%.

Questo valore deve essere in grado di dare soddisfazione anche al costo della rete dei negozi, un altro indicatore fondamentale.

Gli affiliati devono tenere sotto controllo tutti i costi, ma con ancor più attenzione verso tre aspetti: il margine commerciale, il costo del lavoro ed il costo dell’affitto (oppure di ammortamento dell’investimento per il negozio); questo balzello separa l’indicatore dell’EBITDAR dall’EBIT.

Sia le imprese affiliate ad Eurospin che quelle affiliate a MD esprimono valori positivi rapportati alla media.

Il Costo della rete si può valutare sommando il costo degli affitti e noleggi e gli ammortamenti e svalutazioni, naturalmente per comprenderne gli effetti sul business va messo in rapporto al fatturato. Ovviamente più cresce il fatturato, meno incide quel costo.

Normalmente negli obiettivi di chi svolge l’attività del retailer questo non deve superare il 2%, ma spesso non è così. Tenendo conto che dentro queste voci si annidano anche altre spese (minimali nella norma) le incidenze che queste medie (ricordiamo la natura del dato che sottoponiamo al lettore) risultano leggermente superiori.

Gli imprenditori affiliati ad Eurospin, nella loro media, consegnano un’incidenza inferiore agli altri, anche in ragione di ciò che si è poc’anzi accennato, ovvero che il fatturato medio sembra essere alto. Anche gli affiliati Ekom presentano un dato interessante. Solo quelli di Todis presentano un’incidenza media più sostenuta e, considerato che gli EBITDAR medi sono attorno ad un valore del 5,6%, riesce evidente che i profitti generati sono minimi.

In ogni caso si tratta di aziende che, circondate da mille difficoltà, generano profitto, soprattutto gli imprenditori legati all’insegna DPiù che, dalle medie risultanti, realizzano un valore medio di EBIT pari al 2,3%, superando gli imprenditori di Eurospin ed MD che si fermano al 1,7%. Gli imprenditori affiliati di Todis ed Ekom stanno ad un livello basso, in positivo ma poco al di sopra dello zero.

Conclusioni

Nei valori medi gli affiliati a queste insegne danno un risultato di utile netto in positivo.

Come si è notato esiste una sostanziale differenza tra i modelli di business che, alla fine, risultano essere tre distinti: il primo, quello del discounter tout court, rappresentato benissimo da Eurospin ed MD che sono in grado di generare alti ricavi con margini leggermente inferiori, quindi ipoteticamente (essendo una media di tante aziende) attraverso un traffico superiore. Questi due modelli tengono sotto controllo i costi fissi ed anche l’incidenza del costo della rete è premiante.

C’è poi il modello ibrido, rappresentato da Todis.

Le medie dei bilanci spiegano che questo presenta ricavi con le migliori crescite nel 2018 ma, in valore assoluto, sembrano ancora troppo bassi per sostenere tutta la scala dei costi. A differenza degli altri si presenta esclusivamente con la formula dell’affiliazione (non ha negozi diretti).

Il margine concesso non è perfettamente leggibile perché, come abbiamo spiegato in altra pubblicazione, il costo della merce, con ogni probabilità, viene separato dai servizi legati ad essa, ma dovrebbe risultare in linea con quelli di Eurospin e MD. Il formato sembra (si tratta di un’analisi di centinaia di bilanci, quindi impossibile da considerare per analisi puntuali) sia costruito tenendo costi fissi decisamente sotto controllo sebbene il costo della rete risulti essere sostenuto, o meglio la sua incidenza. Questo perché le ragioni sociali affiliate a Todis presentano bilanci con ricavi inferiori rispetto a quelli dei concorrenti aumentando le incidenze.

Esiste poi il modello Ekom e DPiù. Sebbene differenti nei risultati entrambi attingono spesso alla capacità assortimentale delle imprese affilianti che, essendo impegnate sul mercato anche con format tradizionali (super, iper. Etc) hanno magazzini con una numerica di referenze decisamente superiore.

I due modelli presentano costi fissi superiori agli altri e, probabilmente, proprio perché sono votati a costruire un’offerta anche di freschi e freschissimi a banco inevitabilmente più costosa.

I loro imprenditori affiliati presentano ricavi medi molto simili ed un margine commerciale alto, probabilmente per le ragioni già spiegate.

Buoni margini, costi fissi più alti, fatturati medi buoni portano, però, ad un indicatore di EBITDAR medio differente, con 2 punti di differenza. Non vi è una spiegazione oggettiva, si tratta di medie su numeri importanti di bilanci analizzati e le cause risiedono nelle differenti gestioni. Di fatto gli imprenditori affiliati a DPiù sanno gestire bene le loro aziende.

Il costo della rete è simile per entrambi i modelli ma la differenza di gestione si fa sentire nei risultati di EBIT.

 

 

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Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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