Il discount entra nella maturità: la prossima crescita sarà più difficile

Il discount ha ancora spazio per crescere ma la stagione in cui l’espansione delle reti sembrava tradursi quasi automaticamente in una conquista di mercato sta lasciando il posto a una fase diversa: aprire nuovi negozi resta possibile; trasformare quelle aperture in un aumento della quota sarà più impegnativo. Per alcuni operatori, difendere la posizione raggiunta potrebbe già rappresentare un risultato importante.

È questa la riflessione che accompagna il nostro dossier sul discount italiano. Siamo a un passaggio intermedio: il formato ha raggiunto una maturità che cambia le condizioni della competizione, mentre il futuro resta aperto. Le crescite dell’ultimo decennio hanno costruito reti, abitudini di acquisto e rapporti di forza che oggi devono confrontarsi con un mercato più presidiato e con concorrenti che hanno imparato a rispondere. Le ragioni principali sono due: lo spazio disponibile e l’evoluzione dell’offerta concorrente.

Lo spazio c’è ancora, ma va conquistato diversamente

Per il discount esistono ancora opportunità di apertura, probabilmente più numerose di quelle disponibili per alcuni formati di supermercato di maggiori dimensioni. Il punto, però, è dove si trovino e quale potenziale possano esprimere; non siamo più davanti alla prateria di qualche anno fa. Un’area apparentemente libera può essere già raggiunta da altri negozi, contendere gli stessi clienti o offrire una domanda insufficiente a sostenere il risultato atteso. Conta il bacino effettivo: quante persone possono raggiungere il punto vendita, in quanto tempo, con quali alternative lungo il percorso.

Le isocrone, cioè le aree raggiungibili entro un determinato tempo di viaggio, diventano quindi decisive: nei discount di ultima generazione, la scelta della localizzazione deve tenere insieme accessibilità, superficie, concorrenza e capacità di attrazione. L’apertura aggiunge un negozio alla rete; il suo contributo competitivo dipende da quanto mercato riesce realmente a sviluppare.

Questa distinzione diventerà sempre più importante anche nella lettura dei risultati: una rete può ampliarsi senza guadagnare quota nella stessa proporzione. Può aumentare le vendite e, contemporaneamente, perdere peso rispetto a concorrenti che crescono più rapidamente. Il nostro dossier mostra che queste divergenze sono già presenti.

I supermercati hanno imparato a rispondere

La seconda ragione riguarda la concorrenza: il discount ha modificato il mercato alimentare, ma il mercato ha reagito. In diversi territori i supermercati hanno costruito risposte più efficaci sul prezzo, sull’assortimento e sulla combinazione fra convenienza, marche e servizio.

La competizione si è così spostata: il discount continua a essere riconoscibile per la propria proposta, ma incontra operatori capaci di contendere la spesa anche ai consumatori più attenti al risparmio. E questa risposta non riguarda soltanto le aree economicamente più forti.

La Sicilia offre uno spunto particolarmente interessante. Nel dossier dedicato alla regione abbiamo osservato come, in un mercato nel quale il discount ha raggiunto un peso molto elevato, i supermercati moderni e le formule ibride abbiano saputo opporre una proposta competitiva. Anche dove la convenienza sembrava offrire ai discount un vantaggio strutturale, l’evoluzione dei concorrenti ha reso meno scontata la successiva conquista di quota.

Mantenere la quota, in questo contesto, può significare difendere con successo una posizione costruita in molti anni. Non equivale a crescere nel peso di mercato, ma può richiedere investimenti, rinnovi e capacità commerciale superiori a quelli necessari durante una fase di espansione più favorevole.

La prossimità deve ancora scrivere la propria risposta

Il futuro del discount si intreccia poi con quello della prossimità. Una parte delle difficoltà attraversate dai negozi più piccoli va letta anche alla luce dell’evoluzione dell’offerta dei discount, diventati più completi e capaci di intercettare occasioni di acquisto che prima appartenevano ad altri formati.

La prossimità, tuttavia, comprende realtà differenti: i negozi di dimensioni intermedie hanno già mostrato risposte interessanti. Per l’ultra prossimità, invece, la questione resta particolarmente aperta: come difendere la funzione del negozio vicinissimo a casa quando la convenienza si accompagna a un’offerta sempre più ampia?

E che cosa accade quando sono gli stessi operatori dell’area discount a presidiare superfici contenute e mercati di quartiere? Il caso Todis e le differenze tra le reti analizzate mostrano quanto i confini fra formati richiedano ormai una lettura più attenta.

Di questo parleremo il 18 novembre al GDONews Retail Intelligence Forum, mettendo in relazione discount e prossimità. Sarà una domanda rivolta ai protagonisti della distribuzione presenti: quale risposta può costruire il piccolo negozio e quali conseguenze avrà quella risposta sui suoi concorrenti? Anche il discount dovrà tenerne conto. La competizione futura dipenderà dalle sue innovazioni e dalle scelte di chi oggi sta ripensando il proprio ruolo.

Una popolazione diversa cambia anche i bacini

C’è poi una trasformazione che attraversa tutti i formati: l’invecchiamento della popolazione. Nel dossier sulla Lombardia abbiamo dedicato attenzione a questo fenomeno, che riguarda un territorio centrale per il mass market retail italiano. Per il discount è una variabile da integrare nelle decisioni.

Se cambia la composizione della popolazione, possono cambiare mobilità, frequenza di visita, quantità acquistate e bisogni di servizio. Un punto vendita raggiunto prevalentemente in automobile deve interrogarsi sull’evoluzione futura del proprio bacino, soprattutto fuori dalle grandi aree urbane.

Non significa che una popolazione più anziana penalizzi automaticamente il formato, significa che localizzazioni e modelli commerciali efficaci ieri potrebbero richiedere adattamenti domani. La domanda sarà come conservare accessibilità e rilevanza per clienti con esigenze diverse.

Digitale, casse e concorrenza fra discount

Da qui nascono altre domande: Quale spazio dovrà avere l’e-commerce nel discount? Potrà contribuire a raggiungere clienti per i quali l’accesso fisico al negozio diventa più complesso? E come conciliare questo servizio con un modello fondato sul controllo dei costi?

Anche il self checkout merita attenzione: la sua diffusione pone questioni di velocità, organizzazione del lavoro e facilità d’uso. La tecnologia dovrà rispondere alle caratteristiche dei clienti e dei negozi, oltre che agli obiettivi operativi dell’impresa.

Infine, crescerà il peso della concorrenza interna al canale. Quando più insegne presidiano gli stessi territori, trovare nuove aperture non basta: occorre una ragione perché il cliente scelga proprio quel negozio. Assortimento, fresco, servizio, posizione e produttività diventano terreni sui quali costruire differenze riconoscibili.

La fotografia dopo il triennio dell’inflazione

Il dossier dell’Ufficio Studi GDOData serve a mettere ordine in questa fase. Racconta i movimenti dei tre maggiori operatori, l’espansione di Aldi e In’s, la forza territoriale delle reti più concentrate e le differenze di resa dentro le singole insegne.

Il confronto commerciale attraversa un triennio nel quale l’inflazione ha innalzato i valori nominali delle vendite. La domanda decisiva è che cosa quel riposizionamento abbia comportato per ciascun attore: chi ha guadagnato peso, chi ha ampliato soprattutto le superfici, chi ha migliorato i negozi esistenti e chi presenta risultati più disomogenei.

I database dinamici di GDOData, attraverso Top Sales, Mappa della GDO e Trend Market, permettono di collegare queste dimensioni e costruire una fotografia successiva agli shock che hanno attraversato il mercato.

Da questa fotografia nasce la domanda sul futuro: il discount ha costruito una posizione forte, adesso deve dimostrare come intende svilupparla in un mercato più maturo. Per l’industria alimentare, comprendere questo passaggio significa scegliere dove accompagnare la crescita e dove cercare le opportunità che le classifiche generali ancora non mostrano.

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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