Istituto Piepoli Formaggi e derivati: 100% italiani e locali top delle preferenze. Il consumatore preferisce banco frigo al servito

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Nel mese di marzo 2021, nell’ambito del programma Cibus Lab, diretto da GDONews in cooperazione con Fiere di Parma, Istituto Piepoli ha svolto un sondaggio su un campione significativo di consumatori, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne con due importanti obiettivi: da un lato indagare su come stanno mutando e come potranno evolversi le dinamiche delle categorie del dairy, dall’altro verificare qual’è la relazione tra consumatore e punto vendita della GDO. I formaggi in particolare sono un mercato importantissimo (vale oltre 12 miliardi di euro nel 2020, incluse le vendite del discount. Fonte IRI Cibus Lab) ed il fatturato si divide tra vendite a peso variabile attraverso la gastronomia (43%, Fonte IRI) e vendite dei prodotti a peso imposto nei banchi frigo (57% Fonte IRI). Istituto Piepoli nella sua indagine ha approfondito proprio l’aspetto della relazione tra vendite a peso imposto e quelle a peso variabile, con risultati molto interessanti.

Il primo dato emerso dall’indagine è che latte e derivati sono prodotti molto presenti nella dieta degli italiani. La percentuale di intervistati che ha dichiarato di consumare questi generi alimentari è difatti decisamente alta, ed è pari al 98% del campione. All’opposto, esiste un 2% della popolazione maggiorenne che non beve mai il latte e non mangia latticini, principalmente a causa di allergie o intolleranze alimentari (in Italia secondo l’Istat sono presenti 300 mila allergici al latte e 1,1 milioni di allergici al lattosio che nel complesso corrispondono a circa il 2% dell’intera popolazione).

I prodotti lattiero-caseari più amati sono i formaggi (sia freschi sia stagionati), consumati dal 92% dei rispondenti e apprezzati da nord a sud senza significative differenze a livello di area geografica. Latte e yogurt rientrano invece nelle abitudini alimentari di circa 8 italiani su 10 (anche in questo caso non sono emerse differenze di rilievo tra le macro-regioni italiane).

Riguardo all’andamento dei consumi di latte e derivati negli ultimi 12 mesi, i dati del sondaggio segnalano una crescita: se consideriamo il saldo tra quanti hanno affermato di aver aumentato il consumo (17%) e quanti lo hanno ridotto (13%) otteniamo un valore pari a +4%. Il restante 70% del campione non ha invece modificato le proprie abitudini alimentari nel corso dell’ultimo anno.

Soffermandoci su quanti hanno diminuito il proprio consumo di prodotti lattiero-caseari, le motivazioni che hanno portato a ridurre o eliminare dalla propria dieta questi alimenti riguardano principalmente la salute personale (diete che non prevedono latticini, allergie/intolleranze alimentari, necessità di evitare alimenti con un alto contenuto di grassi e così via).

PER GUARDARE INTERVENTO DI SARA MERIGO (IST. PIEPOLI CLICCA QUI)

Per cercare di individuare le tendenze future del mercato del dairy, è stato poi chiesto alle persone coinvolte nel sondaggio di ipotizzare come potrebbe variare nei prossimi anni il loro consumo di latte e derivati. Il 77% del campione pensa che non cambierà le proprie abitudini alimentari, il 13% ridurrà la presenza di prodotti lattiero-caseari sulla propria tavola, mentre il 10% l’aumenterà. Otteniamo così un saldo pari a -3% (differenza tra quanti aumenteranno i consumi e quanti li ridurranno), valore che indica una possibile contrazione del mercato per i prossimi anni. In particolare, saranno principalmente le donne a ridurre la presenza di latte e derivati all’interno del proprio regime alimentare (-6%). La maggior parte di coloro che pensano che diminuiranno il consumo di prodotti lattiero-caseari afferma che li sostituirà con alimenti a base di fonti vegetali come soia, riso e mandorla (45%) oppure senza lattosio (39%). Il 29% pensa invece che non li sostituirà con altri cibi.

Lo studio ha poi focalizzato l’attenzione sui driver d’acquisto di latte e derivati. È emerso che gli intervistati prediligono mettere nel proprio carrello soprattutto prodotti d’origine 100% italiana (45%), di “alta qualità” (40%) e di marca (22%). Da notare, inoltre, che circa una persona su dieci considera un plus l’aggiunta in fase di produzione di ingredienti funzionali al benessere (come fermenti lattici, probiotici, Omega3, vitamine, etc.) e la presenza della certificazione di benessere animale.

Dando uno sguardo al futuro, relativamente ai trend di consumo, potrebbe ulteriormente aumentare la richiesta di prodotti 100% italiani (saldo tra quanti pensano che aumenteranno il consumo di prodotti con questa caratteristica e quanti pensano che lo ridurranno pari a +32%), biologici (saldo pari a +31%) e provenienti da aziende locali (saldo pari a +30%). Si osservano poi alcune differenze a livello territoriale. Al nord ovest le scelte dei consumatori si orienteranno sempre di più verso prodotti che impiegano latte proveniente da allevamenti biologici e che garantiscono il benessere animale. Al nord est e al centro saranno invece i prodotti locali a raccogliere in modo sempre maggiore le attenzioni dei clienti, mentre al sud si consoliderà sempre di più come primo driver d’acquisto l’origine 100% italiana del prodotto.

Parlando poi nello specifico della categoria dei formaggi, è emerso dal sondaggio che circa 3 italiani su 4 li acquistano solitamente presso punti vendita della GDO. In particolare, circa il 50% dei rispondenti si rifornisce sempre o quasi sempre al banco frigo dei formaggi, mentre il 35% preferisce rivolgersi ogni volta al banco servito. Anche in questo caso si registrano alcune differenze per area geografica: al sud, al contrario di nord e centro Italia, si preferisce acquistare il formaggio al banco servito.

E proprio il banco alimentare servito può essere un elemento in grado, se ben sfruttato, di incentivare l’acquisto di formaggi. Circa 8 intervistati su 10 sostengono infatti che una esposizione dei formaggi bella e curata potrebbe invogliarli all’acquisto. Inoltre, sarebbe auspicabile allestire i banchi gastronomia con un’ampia selezione di formaggi locali. Il 62% del campione afferma difatti di preferire i prodotti locali o regionali, tipici del proprio territorio (in misura maggiore al nord ovest, 68%).

Per concludere, andremo a vedere come vengono percepiti i prodotti lattiero-caseari e quali sono le marche che i consumatori associano maggiormente a questa categoria merceologica.

Innanzitutto, latte e derivati sono apprezzati perché gustosi e saporiti (li considera tali il 92% del campione) e, a seguire, perché ritenuti prodotti sicuri e controllati (89%) e sani e genuini (81%). Sono però anche considerati un po’ calorici (82%) e molti non li ritengono adatti a una dieta equilibrata (64%).

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