Segafredo in negativo nel 2020. Confronto tra big con IllyCaffè, Kimbo Caffè e Pellini

La pandemia di Covid-19 ha risvegliato il mercato del caffè che languiva da un po’, consentendo a tutto il comparto di registrare una crescita a doppia cifra. Archiviata con numeri positivi la fase contrassegnata dai consumi forzati dentro casa, adesso i produttori di caffè sono chiamati ad affrontare una fase nuova, caratterizzata dalle riaperture di bar e ristoranti – i canali commerciali che erano stati di fatto chiusi con le politiche di lockdown – e dalle tensioni internazionali dovute al conflitto in Europa e al perdurare di politiche restrittive che Paesi come la Cina continuano ad adottare per circoscrivere nuovi focolai del virus con importantissime ripercussioni sulla catena logistica mondiale.

Così il prezzo all’ingrosso del caffè ha inaugurato il 2022 sull’ottovolante. Chi importa, tosta e macina dovrà presto fare i conti con il mutato scenario. Dovranno farlo, di conseguenza, anche i consumatori. In questo articolo mettiamo a confronto le performance del 2020 e degli ultimi 5 anni di quattro importanti player italiani del caffè, per cercare di comprendere come arrivano ad affrontare l’ennesima sfida. Grazie alla webAPP benchmarkonline di GDO News guarderemo nel dettaglio i numeri di Kimbo, Illycaffé, Pellini e Segafredo Zanetti.

Prima della pandemia il mercato del caffè si trovava in una fase di rallentamento: nel 2019 i volumi di caffè macinato venduti in Italia erano calati dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Con il Covid sono cresciuti del 12,7% durante la cosiddetta “prima fase”, del 20,4% nella seconda fase, dell’8,9% con le prime riaperture del 2021 e del 9,9% durante la seconda ondata. Merito di dad e smartworking, a detrimento degli affari di ristoranti e caffetterie. Il comparto del caffè macinato ha quindi ripreso lo smalto perduto a causa della “moda” delle capsule che aveva spinto prima della pandemia a vendere a condizioni promozionali quasi il 56% del prodotto.  Nel 2020 la pressione promozionale è diminuita di 3,6 punti percentuali rispetto al 2019, il prezzo del macinato al chilo è aumentato del 7% e la crescita commerciale è stata trasversale a tutti i canali di vendita. L’incremento in valore è stato del 3,4% rispetto al 2019.

Il trend positivo è proseguito nel 2021, per poi trovarsi davanti a ostacoli inattesi all’inizio del 2022: oltre alle impennate dei prezzi dovute alle tensioni internazionali e alle rotture delle catene logistiche, con cui devono confrontarsi i tutti i segmenti produttivi, il mercato del caffè ha dovuto confrontarsi con il gelo che ha colpito il Brasile nello scorso luglio e l’instabilità in alcuni Paesi produttori. Questo ha spinto le quotazioni della materia prima ai massimi da 10 anni e alcuni osservatori temono un deficit produttivo a partire da quest’anno. Nel mese di aprile il prezzo della materia prima ha ritracciato, ma restano alte tensione e preoccupazione. Mentre l’impatto dei primi rincari si è già riversato nella tazzina: secondo Istat l’incremento medio applicato ai listini dai gestori di caffetterie e bar è pari al 2,8%.

In questo delicato contesto si muovono, tra gli altri, Kimbo, Illycaffé, Pellini e Segafredo Zanetti.

Kimbo Caffè nasce come Café do Brasil a Napoli nel 1963: è una torrefazione per la vendita del caffè nei bar e a casa fondata dai fratelli Rubino. Dal 2013 assume il nome del suo brand più famoso, Kimbo, che controlla assieme ai brand Kosé, Caffè Karalis, La Tazza d’oro. Dagli anni Novanta è al secondo posto nel mercato italiano del caffè confezionato dietro Lavazza. Esporta in Europa, Medio Oriente, Stati Uniti, Australia e Giappone per un totale di 80 paesi: genera all’estero oltre il 20% del fatturato. Dal 2012 è partner di Autogrill.  Conta sullo stabilimento di Melito di Napoli e sull’hub logistico di Nola, ha 200 dipendenti. E’ ancora guidata dalla famiglia fondatrice.

Illlycaffè è un’azienda familiare italiana fondata a Trieste, nel 1933, da Francesco Illy. Oggi è guidata dalla terza generazione della famiglia. Andrea Illy è il presidente e Cristina Scocchia l’amministratore delegato. Fa parte della holding della famiglia Illy, costituita nel 2004. Da meno di due anni il 20% del capitale è in mano al fondo americano Rhone Capital, mentre all’inizio del 2022 è arrivata la nuova Ad che dovrebbe guidare l’azienda – nell’arco di qualche anno – allo sbarco in Borsa.

E’ nota in tutto il mondo per la sua miscela di caffè composta da nove tipi di pura Arabica. Certificata BCorp è leader nel segmento del caffè di alta qualità e possiede oltre 260 caffetterie in tutto il mondo. Azienda solida, ha superato la fase della pandemia pur essendo esposta per oltre il 50% sul canale Horeca, grazie all’incremento delle vendite e-commerce (+39%) e degli altri canali legati al consumo domestico (+21%). Prevede di chiudere il 2021 con risultati superiori a quelli del 2019, chiuso con oltre 520 milioni di ricavi.

Pellini nasce dalla famiglia omonima nel 1922 in provincia di Verona, come semplice torrefazione, per poi svilupparsi fino ad assumere le caratteristiche di un’azienda internazionale. Controlla tutta la filiera produttiva, dalle piantagioni al confezionamento. Ha inaugurato nel 2005 un nuovo complesso produttivo a Verona. Ancora in mano alla famiglia è il primo produttore italiano di caffè per la marca privata. Ogni anno tosta oltre 10mila tonnellate di caffè ed è presente in oltre 30 Paesi del mondo. Ha circa 130 dipendenti.

Fondata nel 1973, Segafredo Zanetti appartiene al Massimo Zanetti Beverage Group, gruppo multinazionale composto da una cinquantina di società. E’ tra i più grandi produttori al mondo di caffè e ne controlla l'intera filiera produttiva. Alla fine degli anni settanta Massimo Zanetti rilevò la Segafredo di Bologna, storica torrefazione di caffè di proprietà della omonima famiglia. Leader nel mercato dei pubblici esercizi, ha successivamente raggiunto il grande consumo e la GDO per poi sbarcare sui mercati internazionali.

Nel febbraio 2021 è stata delistata, uscendo dal segmento MTA di Borsa Italiana: la società ha perso oltre 20 milioni a causa del Covid ed è impegnata in un processo di riorganizzazione. In particolare, dopo aver acquisito la barese Saicaf nello scorso settembre (Mzb ha rilevato il 60%) , il gruppo punta a cedere circa il 30% del proprio capitale a un fondo: le risorse apportate dovrebbero servire per mettere a segno altre acquisizioni e, successivamente, anche a riportare la società in Borsa. L’obiettivo dichiarato dalla società era portare i ricavi del 2021 a 1,2 miliardi di euro, cosa che comprenderemo se si è avverata oppure no nei prossimi mesi. In caso positivo dovrebbe dunque aprirsi un nuovo capitolo per il player italiano del caffè maggiormente diversificato e internazionalizzato.

A differenza delle altre aziende che esaminiamo in questo articolo, Segafredo Zanetti è attivo con tanti marchi, su tanti mercati e tanti tipi di caffè. Il gruppo al quale appartiene, Massimo Zanetti Beverage Group (Mzb) è composto da oltre 50 società, 40 marchi e dispone di di 19 stabilimenti attivi in Europa, Asia e America per la produzione di caffè tostato, a cui si sommano due centri produttivi specializzati in Italia.

Come vedremo meglio entrando nel dettaglio delle singole voci, l'azienda che sta incontrando maggiori difficoltà è Segafredo Zanetti: nel 2020 ha registrato un tonfo del fatturato, mentre i competitor hanno perso sì ma in percentuali molto inferiori (Pellini, ad esempio, è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2019), che si aggiunge a 5 anni consecutivi tutti di contrazione dei ricavi.

Vediamo cosa è successo

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Silvia Ognibene
Silvia Ognibene
Giornalista professionista, collabora stabilmente con agenzie di stampa e quotidiani nazionali e internazionali dedicando particolare attenzione ai temi di finanza, economia e lavoro.

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