
Entriamo ora nel dettaglio di un aspetto cruciale: il risultato del primo margine, o margine commerciale, ovvero il risultato della sottrazione tra i ricavi e costi diretti associati alla produzione o all’acquisto di quei prodotti. Ebbene, nel 2022 il margine commerciale medio è stato pari al 40,5%, ovvero ben 10 punti (medi) in meno rispetto al 2021, quando fu pari al 50,6%. Questo andamento sembra indicare che le aziende in esame hanno sofferto a causa dell’aumento dei costi diretti.

Il prossimo grafico indica l’andamento della media dei costi per servizi: nel 2022 questo indicatore è risultato pari al 26,1%, mentre nel 2021 era stato pari al 30,2%. Questo indica che le aziende hanno ridotto le spese per servizi esterni. Si faccia attenzione: il risultato è la semplice conseguenza di un fattore che si può considerare preoccupante, la caduta dei volumi di vendita. Infatti all’interno di tale indicatore è vero che sono presenti le spese per i costi dell’energia, ma anche e soprattutto i costi della logistica, dei trasporti, oltre ad altri, insomma quelle spese che sono generate dai volumi di vendita e che aumentano all’incrementare di questi.
L’incidenza di è abbassata in virtù di una diminuzione dei volumi e, soprattutto, di un forte innalzamento dei ricavi (inflazione) che ne ha abbattuto i costi.
Cosa si evince: che il problema del caffè non è stata la guerra, la crisi energetica, i derivati del petrolio (o meglio, non solo), ma questo sta alla fonte: all’acquisto della materia prima, il caffè verde.

Il grafico successivo è relativo al valore dell’Ebitda medio che nel 2022 è stato pari al 4,4%, ovvero meno della metà del valore registrato nel 2021, quando era risultato pari al 9,5%.
L’EBITDA rappresenta l’utile prima degli interessi, delle imposte, dell’ammortamento e delle svalutazioni. La diminuzione dell’EBITDA indica una riduzione dell’utile operativo, che può essere causata da una combinazione di fattori, inclusi costi più elevati o una maggiore pressione competitiva: questi fattori sono stati ragionevolmente entrambi presenti nel 2022, quando la tensione si è verificata sia sui costi che sulle relazioni con la GDO per la determinazione dei prezzi.

Il prossimo grafico mostra la media degli ammortamenti e delle svalutazioni che nel 2022 sono state pari al 5,2%, mentre nel 2021 erano pari al 6,4%. Questi sono costi contabili associati al deprezzamento degli asset fissi: la diminuzione può indicare una migliore gestione degli asset o più probabilmente una revisione delle politiche di ammortamento, sempre come strategia di risposta alle impennate dei costi che hanno caratterizzato lo scorso anno. In due parole: se non si andava ad abbassare gli ammortamenti i negativi a bilancio sarebbero stati più netti, e questo non è mai un bel segnale per gli Istituti di Credito.

L’Ebit medio, mostrato nel prossimo grafico, nel 2022 ha virato in negativo portandosi al valore di -0,8%, mentre nel 2021 era stato pari al + 3,1%: questo indica una diminuzione significativa della redditività operativa.
Un utile medio negativo non si era ancora visto in nessuna analisi. Si tenga anche conto che la media è ponderata, e dentro questo “fazzoletto” di aziende Lavazza e Illy hanno chiuso in positivo.

Lo stesso andamento negativo si riscontra nel valore del profit margin medio che nel 2022 è stato pari allo 0,6%, mentre nel 2021 era risultato pari al 2,2%: le imprese esaminate hanno quindi registrato una perdita netta di profitti.
