venerdì 13 Febbraio 2026

La GDO sta distruggendo l’industria del caffè? Attenzione ai conti economici del comparto

Il mercato del caffè è da tenere sotto controllo perchè quello che sta succedendo è oggettivamente pericoloso. Qualche mese fa, in un Cibus Lab dedicato alla categoria, dalla società Aretè Agrifood che analizza gli andamenti dei prezzi delle materie prime alimentari per arrivare ai principali player del mercato, tutti avevano lanciato un grido di allarme: rischiamo di andare in perdita, rischiamo di chiudere bilanci con i conti in rosso. Questo allarme, purtroppo, lo lanciano tutti ultimamente, le imprese di tutte le categorie merceologiche, è diventato di moda, salvo poi verificare i risultati di fine anno per comprendere che così spesso non è stato. Ma nel caffè, al contrario, questo è accaduto ed è arrivato il momento che la GDO apra gli occhi e faccia una riflessione.

Come si leggerà in questo articolo, ed in tutti quelli dedicati a questo comparto legati ai risultati delle prestazioni economiche del settore (in pubblicazione il prossimo giovedì), gli eventi che hanno condizionato il mercato non sono stati soltanto quelli che hanno portato a soffrire anche altri mercati (crisi energetica causata anche dalla Guerra, crisi dei derivati del petrolio, crisi post Covid, etc), nel caso del caffè è accaduto quello che sta accadendo per la pasta di semola, per l'olio extra vergine, cioè una seria crisi della produzione della materia prima (il caffè verde). Però, mentre nel caso della pasta di semola e dell'olio, i prezzi all'acquisto (sell in GDO) ed al pubblico sono letteralmente raddoppiati, nel caso del caffè no.

Questa è la principale ragione della situazione attuale, dove i conti economici di 218 imprese analizzate, che costituiscono un campione altamente rappresentativo delle 515  aziende italiane del settore appartenenti al codice ateco 10.83.01, sono oggettivamente in sofferenza.

Prima di iniziare aggiungiamo una nota analitica: in verità i torrefattori in Italia sono di più, oltre 800, ma non tutti appartengono al medesimo codice Ateco. Però quando si fanno studi seri dei settori merceologici ci deve essere un elemento di unione e questo normalmente è il codice Ateco.

Entriamo nel merito dei numeri del settore:

 

Tra le aziende analizzate, il numero maggiore è rappresentato dalle piccole imprese, quelle cioè che hanno un giro d’affari sotto i 10 milioni di €. Queste sono 173 e sviluppano appena l'11,2% del fatturato. Le imprese tra i 10 e 50 milioni di fatturato, invece, sono 33 ed incidono sul mercato complessivamente per il 14%. Il 9% è la quota che corrisponde alle 6 aziende con un fatturato tra i 50 e i 100 milioni di €. Ma, delle 218 imprese analizzate, il grosso del mercato (65,6%) è detenuto dai big del settore: 6 aziende con oltre 100 milioni di giro d’affari. Rispetto al 2021 le proporzioni tra i diversi cluster di fatturato non hanno subito grandi cambiamenti, anche se sono da segnalare due imprese che lo scorso anno hanno superato i 50 milioni di fatturato entrando nel secondo gruppo per importanza: Covim e Caffè Carraro.

 

Ma qual è stato, più nel dettaglio, il trend dei ricavi tra il 2021 ed il 2022? Il comparto del caffè ha registrato una crescita molto sostenuta a causa dell’aumento dei prezzi che ha raggiunto il 20%. Tra le piccole aziende (fino a 10 mln) la crescita è stato più contenuta raggiungendo però un +13,2%. Il passaggio di due grossi player dal cluster 10-50 mln a quello 50-100 mln ha fatto registrare a quest’ultimo un incremento dei ricavi del 49% contro un +8,8% del primo. Il gruppo delle aziende sopra i 100 mln, che non ha subito cambi, presenta un incremento del 20,7%, in linea con il dato generale.

L'incremento dei ricavi non sempre è benefico, anzi quando questo non è accompagnato da un incremento dei margini diventa pericoloso perchè si traduce in fragilità aziendale. Vediamo cosa è successo agli andamenti dei principali indicatori dei costi di esercizio. Iniziamo dalla verifica del primo margine.

Le dinamiche economiche del 2022 hanno presentato il conto se andiamo ad analizzare il primo margine: in tutti i gruppi di aziende il calo è stato vistoso. In ponderata il comparto del caffè ha perso oltre 7 punti percentuali passando dal 48,3% del 2021 al 41,1% del 2022. Le imprese di piccole dimensioni hanno limitato l’erosione del margine ad un -3.6% (da 47,1% a 43.5%). I produttori tra i 10 ed i 50 milioni hanno invece lasciato sul campo un 5,7% e quelli tra 50 e 100 milioni ancora di più, un 9,1%. Le imprese maggiori sono riuscite a contenere la perdita ad un 5,5%, passando da un margine di 39,7 ad uno del 34,5 nel 2022.

Questo indicatore spiega il vero problema del comparto. Come si è scritto sopra, la vera crisi il caffè l'ha sofferta a causa dell'incremento della materia prima a cui non è corrisposto un adeguato incremento dei prezzi di vendita. Questo si vede direttamente nel risultato del margine commerciale; le piccole imprese normalmente vendono al dettaglio ed hanno più facilità ad incrementare i propri listini. Nonostante ciò il calo anche per loro è stato rilevante (-3,6%). Il gruppo di aziende che sviluppano ricavi da 10 a 50 milioni sono quelle che operano prevalentemente in GDO ma anche nei mercati specializzati. Il calo di questo gruppo di aziende è stato più rilevante proprio perchè il peso della GDO aumenta sui loro bilanci. Chi ha sofferto di più, però, sono le imprese medio grandi, ma non le grandi.

Perchè?

I leader di mercato, normalmente, hanno un peso contrattuale rilevante, i loro brand sono un forte argomento commerciale e la loro capacità attrattiva è rilevante sul consumatore finale. In questo caso la GDO e la negoziazione non sono il vero scoglio. E' il consumatore finale il problema: le grandi imprese industriali sanno sino a dove si possono spingere con il prezzo alla vendita, loro operano sul mercato con una forte intensità promozionale. Hanno perso marginalità, hanno deciso di non girare al mercato tutti gli incrementi, ma hanno potuto gestire questo cambio di listini. Cosa che non è possibile per il mondo dei followers, ovvero quelle imprese molto presenti in GDO, aziende importanti ma che non hanno un brand capace di spostare gli equilibri sul consumatore. Queste imprese hanno sofferto più di tutti, hanno perso molti punti di marginalità (9,1%), troppi se si considerano i loro conti economici.

 

Nonostante lo scorso anno si sia caratterizzato per l’aumento dei costi energetici, che ricadono all’interno dei “costi per servizi”, questa voce ha subito leggeri cali per tutti i cluster di aziende analizzate. Il dato globale ponderato registrava nel 2021 un’incidenza del 27,4% e nel 2022 del 25,4%, quindi con un calo del 2%. Questa voce incide per le aziende fino a 50 milioni di ricavi in maniera molto simile, tra il 20 e il 21%, come si osserva nel grafico i cali delle spese per servizi sono stati molto limitati. Nel gruppo di imprese tra i 50 e i 100 mln l’incidenza di questa voce è quasi 10 punti maggiore, ed anche il decremento lo è stato con un -3,5%. Per le grandi aziende il calo dei costi per servizi si attesta all’1,8%. Questi dati non devono trarre in inganno: le imprese di questo comparto non hanno “risparmiato” nel 2022, ma più semplicemente l’aumento consistente dei ricavi ne ha diluito l’incidenza.

L’EBITDA del comparto caffè ha subito un calo consistente nel 2022: il dato globale ponderato è -3,6%. In linea con questo calo sono tutti i cluster tranne quello 50-100 milioni: le imprese di questo gruppo hanno registrato un calo dell’EBITDA molto superiore, del -4,8%, che è passato da una media del 7,2% (già basso rispetto alle piccole imprese) ad un 2,4%. La ragione di questo calo è tutta da ricercarsi nel calo del primo margine; i leggeri recuperi nei costi per servizi e nel costo del lavoro, ottenuti per gli incrementi dei ricavi (inflazione), non hanno minimamente aiutato i conti economici minacciati dalla caduta del primo margine. Questa è la grande differenza con tutte le altre categorie merceologiche analizzate.

L’andamento dell’EBIT nel 2022 divide a metà il nostro campione. Le imprese con volumi fino a 50 mln lo hanno visto incrementare, mentre le imprese oltre i 100 mln hanno registrato un calo, del 1,6% quelle tra 50 e 100 mln e 0,7% quelle oltre i 100 mln.

Infine, analizzando Il PROFIT MARGIN, abbiamo un quadro piuttosto scuro dei profitti delle imprese del caffè nel 2022. Se si eccettua il gruppo di imprese sotto i 10 mln (per di più con distribuzione locale basata su l’HORECA) che ha visto un incremento dei margini da 3,5% a 6%, le aziende più grandi hanno chiuso il 2022 al limite o con una leggera perdita. Il cluster 10-50 mln ha perso il 2,1% di margine su 2,7% del 2021, chiudendo il 2022 ad uno 0,6% medio. Le imprese tra 50 e 100 mln sono quelle con il dato peggiore che registra, in media, una perdita dello 0,9%. Le aziende oltre i 100 mln sfiorano il pareggio passando mediamente da un 2,5% del 2021 ad uno 0,3% di margine nel 2022.

La ragione di un utile di profitto che attenua le cadute dell'Ebitda è tutta da ricercare nella diminuzione dei costi degli ammortamenti, operazione che si effettua per non portare il bilancio a livelli di negativo preoccupanti per gli Istituti di Credito. La fortuna è che le grandi aziende, oltre i 50 milioni di ricavi, sono quasi tutte ben patrimonializzate, ma il patrimonio prima o poi finisce con questi risultati. Siamo ancora in tempo affinchè questo non succeda.

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