martedì 16 Aprile 2024

Roda (Aretè): ecco cosa sono i differenziali nell’acquisto di caffè verde

Bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua e seconda commodity globale dietro al petrolio, il caffè non è solo un rito che ogni giorno riempie circa cinquemila tazzine ma è anche il cuore pulsante di un mercato dai prezzi estremamente volatili poiché determinati da diversi fattori, in primis quello degli stock dai quali dipende l’andamento dell’offerta e che in particolare dall’andamento della nuova campagna brasiliana che si terrà in queste settimane.

La produzione del Brasile sarà cruciale in attesa di quella del Vietnam prevista per fine anno, in un contesto nel quale si dovranno pesare anche le variabili macroeconomiche, legate principalmente agli andamenti valutari e ai costi dell’energia, perché per quanto siano in una fase particolarmente distensiva, a breve l’Unione Europea dovrà tornare a riempire i propri stoccaggi di gas con potenziali criticità legate alla situazione geopolitica sempre instabile.

Uno scenario ben delineato da Filippo Roda, senior Analyst di Aretè – Agri food intelligence company – la cui divisione market intelligence è formata da un team che si occupa dell’analisi dei dati per comprendere ciò che è accaduto nel passato nei mercati dell’agrifood e prevedere cosa potrà accadere in termini di domanda, offerta e prezzo, con l’obiettivo di supportare i propri clienti e gli operatori nella scelta di strategie di vendita o di acquisto.

Un’attività preziosa anche per chi opera nel mondo del caffè, la cui crisi sui prezzi è partita fra fine 2020 e inizio 2021 quando, in un contesto di ripartenza della domanda globale post pandemia, l’offerta ha invece registrato un forte rallentamento dovuto a un calo produttivo globale di oltre il 6%.

Questo, ha creato il deficit più grave mai registrato nel settore dal 2015 in poi, con una contrazione delle scorte calata di oltre il 14% nella campagna 2021-2022, fino a raggiungere i livelli minimi degli ultimi sei anni.

Cali riconducibili soprattutto a fenomeni meteo sfavorevoli – spiega Roda – che hanno caratterizzato in particolare la varietà Arabica, legati a siccità e gelate che hanno colpito il Brasile con cali di oltre il 30%, ma anche la Colombia, attuale secondo esportatore mondiale di questa specie.

Questo ha innescato un aumento dei prezzi che, nel giro di pochi mesi, sono più che raddoppiati, passando da 100 centesimi di dollaro a libbra a valori oltre i 240 centesimi. Rialzi che in valori medi sono cresciuti di oltre il 60% e si sono trasferiti anche sulla varietà Robusta per effetto sostituzione, nonostante le produzioni in Vietnam, Indonesia e dello stesso Brasile (nella campagna successiva) fossero in aumento.

L’aumento produttivo che ha invece caratterizzato il 2022 non è stato sufficiente, in un contesto di domanda tendenzialmente rigida, per riportare a un riequilibrio delle scorte, perché anche se c’è stato un lieve recupero, i dati confermano come il livello medio sia ben al di sotto delle ultime dieci campagne e delle quantità pre crisi; è così basso che ci vorranno almeno altre due campagne per tornare a una fase di normalità”.

Roda evidenzia inoltre come scorte più basse (unite a dubbi sulla produzione in Brasile e Indonesia) espongano il mercato all’incertezza, così come confermato anche dagli ultimi rimbalzi dei prezzi – ai massimi dagli ultimi anni – sia sull’Arabica che sulla Robusta, dopo i cali dell’ultimo trimestre 2022.

“Il vero tema – aggiunge – è focalizzarsi su indicatori anche più complessi come il rapporto fra scorte e utilizzi, oppure sulla funzione degli operatori non commerciali sul mercato, o ancora fattori come gli stock di borsa che qualche mese fa sono arrivati ai minimi degli ultimi vent’anni. Parliamo di un mercato nel quale produttori e consumatori possono essere distanti e i livelli di scorta nei paesi consumatori – in un quadro della logistica che presenta ancora dei colli di bottiglia – sono un tema assolutamente rilevante da tenere in considerazione”.

Prezzi sui quali influiscono in modo rilevante anche i differenziali: “Il caffè ha due piazze finanziarie di riferimento molto liquide che sono Londra per il Robusta e New York per l’Arabica, che fungono da benchmark rappresentativo per due varietà standard.

Andando a vedere i prezzi fisici si deve considerare che ai prezzi finanziari vanno aggiunti appunto i differenziali che possono essere positivi ma anche negativi e che possono premiare o scontare particolari provenienze, qualità, o tipo di lavorazione del caffè e tendenzialmente c’è una correlazione negativa fra prezzi finanziari e differenziali.

Banalmente – prosegue – se i prezzi di Borsa sono molto più alti, gli agricoltori sono più propensi ad applicare sconti sui differenziali per venire incontro ai trader e viceversa. Il problema è che si creano determinate congiunture di mercato in cui l’offerta relativa su alcune tipologie o provenienze di caffè è talmente limitata che questa relazione inversa può diventare una correlazione positiva, quindi, aumentano i prezzi finanziari ma anche i differenziali.

Guardando a quelli più comuni possono pesare in media del 10-15% rispetto al prezzo finanziario ma su varietà particolari possono arrivare anche all’80%. Il punto è che se, tendenzialmente, il differenziale smorza un pochino le ondate particolarmente rialziste o ribassiste della materia prima, nelle congiunture citate in precedenza le può addirittura amplificare.

In pratica ciò che è successo nella fase della crisi sulla varietà Arabica del 2021-2022, con differenziali colombiani aumentati in piena inflazione e nella fase dei ribassi del terzo trimestre 2022 e l’inizio del 2023 in cui in differenziali sono rimasti elevati, smorzando il calo sulla materia prima.

Su alcune varietà poi abbiamo differenziali molto sostenuti, stanno aumentando quelli solitamente negativi del Vietnam che sta però affrontando difficoltà di esportazione. Aumentano con il prezzo finanziario e in molti casi c’è una correlazione positiva che alimenta la volatilità mentre la congiuntura è tanto più probabile quanto sono bassi gli stock e il mercato è in balia degli eventi. In ogni caso il tema è molto più opaco rispetto ai prezzi finanziari, non ci sono benchmark di riferimento per gli operatori del mercato e questo può generare un po’ di confusione. Ci sono congiunture in cui i differenziali hanno un peso anche rilevante”.

L’analista di Aretè, infine, si sofferma anche su aspetti riguardanti i materiali, che nell’ambito del caffè si traducono in particolare in capsule e packaging. “Più la materia prima richiede trasformazioni e utilizzo di energia – conclude – maggiormente l’inflazione che si è andata a generare, ben prima della crisi, è importante.

Il contesto favorevole degli ultimi mesi ha portato un po’ di distensione ma siamo ancora su valori tre-quattro volte superiori al periodo pre crisi. Bisogna quindi tenere gli occhi aperti sull’energia, a partire dal driver principale che è il gas naturale.

Non dobbiamo dimenticare infatti che buona parte dell’inflazione ha pesato, soprattutto in Europa, sui livelli delle trasformazioni. In un prodotto finito che contiene anche alluminio, plastica o carta, bisogna considerare l’impatto dell’inflazione su settori energivori che dipenderanno in buona parte dallo sviluppo del contesto energetico, economico e dalle prospettive di crescita globali dei prossimi anni”.

 

 

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