Un mercato in tensione per le materie prime ma florido ed estremamente competitivo, dove è stato il digitale a fare la differenza tra sommersi e salvati durante la pandemia: stiamo parlando del caffè in capsule. Stravolto come altri comparti dall’impatto del Covid-19, quello del caffè può essere considerato per certi aspetti un “mercato simbolo”: con i lockdown imposti per tentare di contenere l’emergenza sanitaria, è sparita la pausa caffè al bar, un autentico must per gli italiani. Che di certo non hanno fatto a meno del caffè e hanno rimediato facendoselo a casa: pazienza per la socialità, ma alla tazzina non si è rinunciato.
Ed è stato proprio il formato delle capsule a trarre il maggior beneficio dal cambiamento di abitudini. Un beneficio che non è atteso ridursi con il ritorno alla vita normale. In questo articolo metteremo a confronto i dati relativi all'ultimo bilancio pubblicato (2020) di quattro attori del mercato: Casa del Caffè Vergnano, Gimoka, Cagliari e Corsino Corsini.
Grazie alla webAPP benchmark online di GdoNews analizzeremo i dati di bilancio 2020 e verificheremo i trend delle loro performance degli ultimi cinque anni: i numeri indicano con chiarezza che a fare la differenza in termini di risultati è stato in buona parte il peso specifico dei singoli canali di vendita, con migliori andamenti per chi si è affidato alle vendite online e tramite GDO per sostenere i consumi domestici e sofferenze maggiori per le imprese più esposte sul canale di caffetterie e bar.
I numeri migliori in termini di vendite e redditività sono quelli di Gimoka che però è poco capitalizzata e deve prestare attenzione al debito. Corsini sperimentava già prima del Covid qualche debolezza e infatti nel 2021 ha accolto un nuovo socio tedesco al quale ha ceduto la maggioranza del capitale. Si muove in area complessivamente positiva Caffè Vergnano, mentre Cagliari pur sperimentando una leggera caduta dei ricavi è solidissima dal punto di vista patrimoniale e del peso (quasi nullo) dei debiti.
Nel 2020 il trend di vendita di cialde e capsule in Italia ha raggiunto il + 20% nel mese di maggio, contro il +2,8 del dicembre 2019. La produzione di cialde e capsule per caffè, che include anche l’importazione di capsule speciali delle multinazionali estere, è cresciuta del 7,4% a valore nel 2020 attestandosi a 1.430,0 milioni di euro. Le esportazioni si sono attestate a 338,0 milioni di euro, in crescita del +1,2%.
Nel 2020 il mercato delle famiglie è cresciuto del 22,3% rispetto al 2019, favorito dalle misure di lockdown. Viceversa, il mercato business si è contratto del 13,8%. Per quanto riguarda i canali di vendita, il 2020 ha registrato un boom dell’online che è cresciuto del 23,4%. A beneficiare maggiormente di questo scenario sono stati i produttori che avevano già investito per avviare il processo di trasformazione digitale e si sono trovati così pronti all’appuntamento con i cambiamenti che la pandemia ha imposto al mercato. Il buon posizionamento sul digitale e l’integrazione tra online e offline ha fatto la differenza, distinguendo tra vincitori e vinti nel mercato delle capsule di caffè.
Ma la tendenza a comprare online si sta consolidando anche nella fase del ritorno alla vita normale e costituisce un vantaggio competitivo duraturo. Chi ha ben investito nelle tecnologie digitali potrà meglio approfittare di un mercato che è atteso crescere ancora: a livello globale. Un altro elemento che farà la differenza sarà l’attenzione alla sostenibilità ambientale: secondo un rapporto del Boston Consulting Group e Trivium Packaging, il 70% dei consumatori è disposto a spendere di più per avere un packaging green, con capsule compostabili e confezioni meno impattanti.
Storica azienda italiana, fondata nel 1882 a Chieri e sede a Santena, alle porte di Torino, Caffè Vergnano ha da poco compiuto 140 anni. Piccola drogheria, fece il primo grande salto negli anni trenta del Novecento, acquistando una piantagione in Kenya. Il balzo successivo nel giugno scorso, quando Coca Cola è entrata con il 30% nel capitale dell’azienda per occuparsi della distribuzione di Caffè Vergnano sui mercati esteri. Ha chiuso il 2021 con oltre 90 milioni di fatturato, andando quasi a pareggiare il 2019: l’export ha chiuso a 22,4 milioni; il retail a 37,6 milioni; l’Horeca e 29,4 milioni e il vending a 2,6.
Caffè Vergnano ha uno stabilimento di 13.500 metri quadrati e 24 linee di produzione automatizzate, è la sesta azienda italiana nel canale della grande distribuzione, presente sul territorio in 19 regioni con oltre 4.500 clienti HORECA e nel mondo con più di 70 locali in 19 paesi. Esporta, inoltre, in più di 80 paesi sia nel settore HORECA (tasso di crescita del 15% annuo), sia in GDO con Èspresso1882 (dal 2013). Dal 2000 la società ha avviato il progetto di espansione dei propri prodotti e del marchio attraverso le caffetterie- oggi sono in totale quasi 1.200 - che si trovano ormai un po' dappertutto in giro per il mondo. E’ stato proprio lo sviluppo delle caffetterie a spingere i conti della società dai 64 milioni di euro del 2013 a sfiorare i cento milioni. Produce capsule compostabili fin dal 2015.
Gimoka è parte del gruppo omonimo, tra le principali torrefazioni in Italia per volume di caffè crudo trattato annualmente. Fondata e diretta da Iva Padelli, negli anni 80, l’azienda si è sviluppata nel tempo per diventare un player di rilevanza in ambito internazionale, attualmente esporta in oltre 50 Paesi. Recentemente il gruppo ha allargato l’ambito di attività acquisendo un’azienda specializzata nello sviluppo e produzione di bevande istantanee integrando così l’offerta nei canali tradizionali della casa, uffici e Ho.Re.Ca. Molto attiva anche nella produzione di marchi per conto terzi, lavora oltre 24 mila tonnellate di caffè verde ed esprime un fatturato di oltre 100 milioni di euro.
Controlla l’intera filiera del caffè ed organizzata in due Business Unit: Caffè Macinato e Grani e Porzionato (cialde e capsule) per assicurare il presidio tecnologico sui processi e le fasi fondamentali della trasformazione del caffè e del suo confezionamento.
Il gruppo ha 4 siti produttivi, di cui tre in Valtellina, con un totale di 27 linee di produzione, oltre a 5 magazzini logistici. Conta su quasi 270 dipendenti. Produce 3mila capsule al minuto, esporta in oltre 50 piazze estere e acquista 31 varietà di caffè da 18 Paesi, da cui ricava più di 100 miscele.
Fondata e ancora in mano ad una famiglia modenese, Caffè Cagliari nasce nel 1909 quanto Ambrogio, di ritorno dopo anni nelle piantagioni del Brasile, aprì a Modena una bottega di tostatura e degustazione. Nei primi anni Sessanta il passaggio alla torrefazione industriale. Oggi è guidata dalla quarta generazione, conta su 80 dipendenti e riempie 150 milioni di tazzine ogni anno, in oltre 40 Paesi del mondo. E’ fornitore di oltre 2 mila pubblici esercizi e genera oltre 16 milioni di ricavi l’anno. Si distingue per una particolare attenzione alla sostenibilità: nel 2019 ha ottenuto la certificazione biologica di tutta la filiera, quelle Halal e Kosher. Nel 2021 le certificazioni BRC e IFS. Dopo l’inaugurazione, nel 2021, della nuova sede, trasformerà quella storica in un museo.
Corsino Corsini fondò l’azienda che ancora oggi porta il suo nome in Toscana, ad Arezzo, nel 1950, aprendo una piccola bottega con magazzino, torrefazione e vendita. Negli anni Sessanta il passaggio alla dimensione industriale, la diffusione nelle caffetterie e nel canale della neonata GDO. Con quasi 50 dipendenti, circa 15 milioni di fatturato generato per il 30% all’estero, prima azienda in Italia ha azzerato le emissioni di polveri sottili in atmosfera e ha raggiunto la generazione di oltre il 35% del proprio fabbisogno energetico convertendo ad alimentazione fotovoltaica il tetto dello stabilimento produttivo di Badia al Pino (Arezzo). Caffè Corsini è guidata oggi da Patrick Hoffer, nipote del fondatore. Hoffer ha guidato l’operazione che nel 2021 ha ceduto al Gruppo tedesco Melitta – che nel 1908 inventò il primo filtro per il caffè – il 70% del capitale di Corsino Corsini Spa.
Messe a confronto tra loro qual è quella più solida, in grado di dare maggiore tranquillità alla GDO in termini di sostenibilità finanziaria, così importante in un momento di massima tensione dei prezzi e (quindi) delle marginalità? Sotto tutte le risposte che i buyer, con il loro ABBONAMENTO RETAILER, possono confutare. Tutti coloro che non appartengono ad uffici acquisti di gruppi Retail GDO possono leggere l'articolo sottoscrivendo un ABBONAMENTO.
Entriamo adesso nel dettaglio dei numeri, con l’aiuto dei grafici, partendo dall’andamento del fatturato nel 2020.
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