Nel recente workshop organizzato nell’ambito del progetto Cibus Lab, Fiere di Parma e GDONews sul tema primi piatti, ovvero pasta secca, salse, sughi pronti e rossi che, come sappiamo, è una  categoria fondamentale del grocery che occupa metri e metri di scaffali nei supermercati di tutta Italia.

E lo facciamo indagando, come al solito, in prima battuta i sentiment dei consumatori, attraverso l’analisi offerta da Istituto Piepoli, e in seconda battuta i dati di vendita in grande distribuzione, per capire – al di là della predisposizione all’acquisto – anche i comportamenti effettivi di fronte agli scaffali dei supermercati.

Come ha illustrato Sara Merigo, Responsabile Ricerche Nord Istituto Piepoli, l’indagine si è svolta tra il 10 e il 17 maggio su un campione rappresentativo di 500 italiani maggiorenni con quote proporzionali tra genere, età, area geografica e ampiezza centri.

In particolare la pasta secca confezionata registra livelli di consumo molto alti che riguardano ben 9 italiani su 10, con una percentuale maggiore nelle fasce centrali di età, ovvero tra i 35 e i 54 anni, e una lieve decrescita negli over 55. Sud e isole registrano una media leggermente più alta di quella nazionale (94% vs 91%).

Un consumo, tra l’altro, generalmente aumentato nel corso dell’ultimo anno di pandemia, con un saldo positivo del +6% generato dalla differenza tra il 15% di popolazione che ha incrementato i propri consumi e il 9% che li ha diminuiti, a fronte del restante 75% che li ha mantenuti invariati.

Per i prossimi mesi, invece, si prevede una diminuzione del 4%: rispetto a un 84% di italiani che dichiara che non cambierà le proprie abitudini rispetto a questa categoria, infatti, un 6% ritiene che aumenterà i consumi  mentre un 10% che li diminuirà.

Rispetto ai driver di acquisto, al primo posto troviamo l’alta qualità, con un 39% di quota, seguita da la marca, che pesa un 30%, dal formato (27%) e dal prezzo (25%). L’origine 100% italiana  si ferma a un 21% ma sale invece al primo posto nei trend futuri – in questa come in molte altre categorie – arrivando ad un considerevole 63% rispetto al 23% occupato dalla pasta integrale e al 16% della pasta biologica, seguiti da un 12% di pasta prodotta con grani antichi e farine speciali e da un 5% di pasta senza glutine.

Nonostante il prezzo sia solamente al quarto posto nei driver di acquisto, l’elemento promozionale è tenuto in fortissima considerazione. Vi è infatti un’alta propensione all’acquisto di questa categoria, pari al 69%, in caso di offerte e promozioni. Di questi, il 17% acquista addirittura sempre o solo quando è in offerta/promozione mentre un più ampio 52% dichiara di acquistarla spesso in tale situazione.

Pasta secca: brand preferiti dagli italiani

Indagando poi quali sono le marche associate principalmente allo specifico prodotto analizzato attraverso una domanda aperta che prevede massimo tre opzioni, Barilla la fa da assoluto padrone, con il 68% di citazioni, seguita da De Cecco, con il 38%, Rummo e Voiello, quasi a parimerito con, rispettivamente, il 17% e il 16%. Poco distante compaiono Divella e La Molisana, con il 15% e il 14%. Chiude, tra i brand a doppia cifra, Garofalo, con l’11% delle citazioni. I restanti brand sono dal 6% in giù. Le Private Label, tra Coop, Conad (entrambe al 2%) e altre MDD coprono in totale il 5% delle citazioni.

Gli italiani e le passate di pomodoro

Passando ad analizzare il mondo della passata di pomodoro, emerge che qui il consumo è lievemente inferiore a quello della pasta (86% vs 91%), senza significative differenze tra le varie categorie di intervistati, né in termini geografici, né in termini di fascia di età, tranne che per un lieve decremento tra i 18-34 anni, che si fermano ad un 81%.

Anche in questo caso, i consumi nell’ultimo anno risultano aumentati, addirittura di un 11% – nato dalla differenza tra un 22% che ne ha consumati di più e un 11% di meno – che sale a un 16% nel Sud Italia. Anche il saldo sul futuro è positivo (+4%) visto che il 12% dichiara che aumenterà i propri consumi a fronte di un 8% che pensa che li ridurrà.

Rispetto ai driver di acquisto, l’origine 100% italiana del prodotto sale al primo posto, con un 50% di quota, seguito dall’alta qualità delle materie prime  (37%), dal prezzo (36%) e dalla marca (33%). 31%, invece, per la varietà di pomodoro utilizzato (ad es. San Marzano). Un driver, quello dell’origine, che mantiene il primo posto anche nell’analisi dei trend futuri, salendo addirittura al 61%, a fronte di un 25% occupato dal biologico.

Ancora maggiore, in questo caso, la propensione di acquisto del prodotto in promozione: oltre 7 italiani su 10 (74%) , infatti, la acquista in tale occasione (il 22% sempre/solo in questo caso e il 52% spesso).

Le passate di pomodoro: brand preferiti dagli italiani

Analizzando la notorietà spontanea di marca per la categoria, Mutti detiene il primo posto, con un 68% di quota, seguita da Cirio, al 44%, e da Pomì e Star, entrambi al 14%. Barilla, pur non producendo passate di pomodoro ma sughi e salse, compare comunque con un 13% che le fa guadagnare il quinto posto. Interessante inoltre notare come se unissimo le citazioni sulle private label, queste andrebbero ad occupare il terzo posto: Coop (8%), Conad (3%) e le altre MDD arrivano infatti a un 15% di risposte.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!