Vendite GDO durante la seconda ondata del virus: differenze rispetto alla primavera. Ecco i dati

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Il mese di ottobre non si ricorderà, come accaduto per marzo, per una impennata delle vendite a seguito del temuto ritorno del virus con conseguenti emissioni dei vari dpcm ed a cascata acquisti massivi (panic buying), ma si può certamente definire un momento di cambio nei comportamenti degli acquisti alimentari.

Più in generale il clima economico è tutt’altro che ottimistico: secondo una recente indagine congiunturale di Confcommercio, il nostro paese vive una situazione difficile: i consumi ad ottobre (di tutti i settori dell’economia) hanno subito un calo dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Nello specifico alcuni comparti hanno accusato i colpi più duri: la filiera del turismo, con il -60% per gli alberghi, il forte calo di bar e ristoranti (-38%), i servizi per il tempo libero (-73,2%) e trasporti, ovvero si sono avuti cali della domanda che si avvicinano a quelle viste a marzo. In questo quadro, come a marzo la GDO ha iniziato a salire di nuovo.  

Rispetto alla “prima ondata” di marzo, aprile e maggio, dove il lockdown era stato totale, vi sono delle sostanziali differenze che i dati riportano. Alcuni formati non sono più il punto di appoggio del consumatore, la mobilità sostanzialmente differente (importante il contributo del Governo, su richiesta del management della GDO, a permettere di uscire dal Comune di residenza per svolgere acquisti convenienti) ha portato uno scenario rinnovato e non privo di riflessioni. Il 2020 si sta concludendo ed alcune valutazioni si possono già azzardare. Ma passiamo alla verifica delle vendite del mese di ottobre e, di conseguenza, dell’anno da gennaio a fine ottobre.

A rete costante, quindi a parità di negozi, il mercato (totale GDO Italia) ha evidenziato buoni segnali

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