sabato 14 Febbraio 2026

Il Libro sulle Coop svela il Business del Leader di mercato: ecco uno spaccato delle 9 sorelle, chi va bene, chi meno e chi male

La scorsa settimana è stato pubblicato un interessante ebook relativo al Business di Coop. Tutti voi lettori saprete che la Coop ha una doppia entrata, un doppio ricavo: dalla gestione caratteristica (le vendite ed il business dei supermercati) e quello derivante dalla raccolta dei risparmi dei suoi consumatori che vengo investiti e che quindi danno una rendita che si dividono con il “socio” prestatore. Il fornitore, nel leggere il libro, può avere una idea chiara di chi è il suo , anzi chi sono i suoi interlocutori delle varie Coop, se e quanto vale la pena investire. La concorrenza può avere finalmente più certezze relativamente ad un modello di business onestamente poco conosciuto e troppo chiaccherato. Il sistema Coop è molto articolato e molto intelligente e vale la pena approfondirlo. Buona lettura.

“Il mondo Coop si distingue da quello delle altre insegne della GDO italiana per l’elevato tasso di finanziarizzazione dell’attività, che naturalmente influenza tutte le performance aziendali, che in alcuni casi possono pertanto apparire disallineate rispetto alle medie del settore. Come risaputo, per i cinque anni di cui abbiamo osservato i bilanci (2009-2013 ndr), l’area finanziaria rappresenta quella in cui le “nove sorelle” hanno investito maggiormente, e di conseguenza quella che ha dato il più alto contributo alla formazione del reddito, andando in alcuni casi (Coop Lombardia, Coop Nordest e Coop Tirreno) a riequilibrare i risultati reddituali negativi della gestione commerciale. I grafici che seguono mettono chiaramente in luce questo aspetto delle diverse Coop.

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Il primo grafico si riferisce al diverso peso fra le attività operative (Immobili, merce, crediti commerciali, Liquidità ecc…) e quelle finanziarie (Investimenti in titoli a lungo e breve termine, partecipazioni, finanziamenti ad aziende correlate). Le attività finanziarie delle nove sorelle Coop rappresentano, come dato aggregato e limitatamente all’esercizio 2013, il 57% del capitale investito (si va dal massimo dell’85% di Coop Liguria, al minimo del 41% di Coop Firenze), mentre la parte dell’attivo di natura non finanziaria è quindi limitata al 43%.

La maggior parte delle attività finanziarie (circa il 65%) riguarda l’utilizzo dei fondi raccolti dai propri soci in forma di Prestito Sociale, che sono investiti in Titoli di Stato e Obbligazioni a basso rischio.

Il secondo grafico si riferisce al peso delle diverse fonti di finanziamento adoperate dalle varie Coop (Mezzi Propri, Prestiti dei Soci, Debiti bancari, Debiti commerciali ecc…) e naturalmente restituisce una fotografia, sempre a fine 2013, molto correlata con la natura delle attività in cui è stato investito il denaro raccolto.

La prima fonte di finanziamento è, infatti, costituita dai Prestiti Sociali (50% del passivo), ossia dalle risorse raccolte dai soci a titolo di finanziamento, pari a 10,8 miliardi di €, a fronte di un passivo totale aggregato di 21,5 miliardi di €. Tali risorse raccolte dai soci, come anticipato, sono prevalentemente investite in strumenti finanziari a basso rischio (titoli di stato e obbligazioni bancarie) che generano una remunerazione in base ai tassi di mercato.

La seconda fonte di capitale delle Coop è rappresentata dai Mezzi Propri (29%), costituiti dalle risorse investite dai soci nel tempo con il vincolo del pieno rischio, oltre alle eventuali riserve di utili prodotti negli anni e non distribuiti.

I debiti di natura operativa (Fornitori, Erario, ecc…) rappresentano il 12% del totale mentre il peso dell’Indebitamento Finanziario non collegato ai soci (di origine bancaria o da imprese correlate) risulta infine pari al 9% delle fonti di finanziamento.

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Il terzo grafico è il più interessante e riguarda la formazione del Reddito delle Coop, palesando come il profitto (ante gestione straordinaria e prima delle imposte) aggregato prodotto dalle nove realtà nel 2013, venga originato

per l’84% nell’area finanziaria (differenza fra proventi e oneri finanziari, al netto delle svalutazioni dei titoli), e soltanto per il 16% da quello che dovrebbe essere il core business commerciale (differenza fra Ricavi e Costi Operativi).

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Quanto sopra evidenzia nel complesso un’ampia finanziarizzazione dell’attività delle imprese esaminate, che le rende uniche nel panorama nazionale.

Senza entrare nel merito di questa scelta strategica, ci limitiamo a osservare come in realtà esistano differenze anche marcate fra le nove sorelle, in termini di risultati dell’area operativa e finanziaria, come appare dal grafico sottostante, riferito ai dati delle singole cooperative, cumulati per il periodo 2009-2013:

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Il grafico mostra chiaramente l’esistenza di almeno quattro tipologie di Coop:

  1. Quelle che producono utili sia a livello operativo che finanziario (Coop Estense e NovaCoop);
  2. Quelle che producono utili a livello operativo (anche in maniera preponderante) ma che, a causa di eventi particolari in alcuni degli anni esaminati (2011 e 2012) hanno dovuto sopportare significative perdite nell’area finanziaria (svalutazioni di titoli in portafoglio). Ci riferiamo a Coop Firenze e Coop Centro Italia;
  3. Quelle che complessivamente nei cinque anni hanno prodotto una gestione in pareggio a livello operativo ed un utile finanziario (Coop Adriatica e Coop Liguria)
  4. Quelle che, infine, producono perdite a livello operativo, e risultati positivi nell’area finanziaria (Coop Nordest, Coop Lombardia, Coop Tirreno). Fra queste, Coop Tirreno è l’unico caso in cui i risultati finanziari non sono sufficienti a compensare le perdite sofferte nell’area operativa dall’azienda. Nel quinquennio Coop Tirreno ha pertanto prodotto un risultato complessivo negativo di oltre 88 mln €.

Fatta questa doverosa quanto rilevante premessa, passiamo ad esaminare le performance finanziarie delle nove sorelle Coop.”

Per acquistare il libro in formato ebook, e terminare la lettura, digita qui ed in pochi passi avrai sul tuo dispositivo l'intero libro.

 

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