venerdì 26 Giugno 2026

Parmareggio, una grande realtà che cresce ma attenzione all’esposizione. A confronto con Emmi Italia, Campo de Fiori e Zappalà

Alla Fiera Cibus ha avuto molto eco l'edizione LIVE ed in presenza del Cibus Lab, il formato talk show che unisce gli Istituti di Ricerca delle società IRI, Istituto Piepoli e Numeri di Valore assieme a Cibus Fiere parma e GDONews per fornire al mercato (buyer in primis) un panorama chiaro dello stato dell'essere tra consumatore finale e categorie merceologiche.

Tra gli invitati al Lab anche Marco Tanzi, direttore vendite Italia di Parmareggio che ha spiegato quali sono le strategie del Gruppo.

In questo articolo entreremo nella profondità economico finanziaria del mercato dei formaggi: dopo esserci occupati di mozzarella e super freschi, dedichiamo questo articolo alla categoria dei formaggi fusi a fette. Siamo nell’ambito dei prodotti industriali e possiamo anticipare che arrivano in condizioni di maggiore debolezza rispetto ai freschi all’appuntamento – inatteso e complicatissimo – con lo scenario di alta tensione determinato dal conflitto in Ucraina. Al pari delle aziende dedite alla lavorazione di freschi e freschissimi, anche quelle impegnate nella produzione industriale dei fusi a fette devono fare i conti con la rottura delle catene di fornitura e l’impennata di costi dell’energia e delle materie prime alimentari, ma partono con conti già stressati dal lungo periodo pandemico, durante il quale, invece, i freschi e freschissimi sono andati molto bene. In questo scenario complessivo, analizziamo le performance di quattro aziende altamente rappresentative per metterle a confronto grazie alla web App benchmarkonline di GDO News: ci occuperemo di Parmareggio Alimentari,
Emmi Italia Spa, Campo Dei Fiori e Zappala' Spa.

Secondo l’ultimo rapporto Ismea, durante il 2020 il volume della produzione casearia in Italia è aumentato del 2,7% (spinto principalmente dalla domanda interna), mentre i prezzi si sono contratti dell’1,5% perché all’inizio dell’anno un eccesso di produzione ha determinato una caduta del prezzo del latte: esattamente il contrario di quanto stiamo registrando in questa fase bellica e post-pandemica. Per questo motivo, sempre secondo Ismea, nel primo semestre del 2021 i consumi domestici di formaggi hanno avuto un generale ripiegamento rispetto al 2020 (-4,2% i volumi totali), una dinamica abbastanza attesa dopo l’eccezionale annata precedente in cui gli acquisti erano cresciuti del 10%. C’è però un andamento diverso a seconda della categoria specifica, alcune referenze che hanno mantenuto meglio di altre le quote guadagnate in lockdown: se la mozzarella ha limitato la flessione al -3,9% (mantenendo un differenziale positivo con il 2019 di 11 punti percentuali), i formaggi industriali che erano cresciuti dell’8,2% nel 2020 rispetto al 2019, nel primo semestre lasciano sul terreno oltre il 4% e non recuperano il livello pre-Covid. In linea generale, reggono meglio i freschi e le categorie a denominazione: ne troviamo conferma nella nostra analisi, dalla quale emerge che l’azienda che regge meglio tra le quattro messe a confronto è Parmareggio che fa sì prodotto industriale ma con il “plus” di una denominazione d’origine fortissima.

Parmareggio, due stabilimenti produttivi a Modena e Montecavolo (Reggio Emilia), è un riferimento nel mercato del Parmigiano Reggiano e del Burro: appartiene al Gruppo cooperativo Bonterre, nato dall’aggregazione di Parmareggio con Grandi Salumifici Italiani – che ha recentemente cambiato nome in Granterre – partecipato e controllato congiuntamente da Unibon e Consorzio  Granterre Coop, tra i maggiori player del food made in Italy, che controlla anche brand come Casa Modena, Teneroni e altri. A seguito di questa operazione, il mese scorso Parmareggio (società casearia del gruppo) ha cambiato la propria denominazione in Caseifici Granterre. L’unione tra Parmareggio e Grandi Salumifici Italiani, avvenuta nel 2019, ha creato un player che può contare su un fatturato consolidato di oltre un miliardo di euro, di cui 200 milioni in export; 3 filiali commerciali all'estero; 16 stabilimenti in Italia; 2.000 dipendenti; 140.000 tonnellate prodotte all'anno e la filiera completa nel Parmigiano-Reggiano.

Zappalà nasce in Sicilia come piccolo laboratorio artigianale nel 1973 e si trasforma in stabilimento industriale con il plesso di Zafferana Etnea alla metà degli anni Ottanta. Con oltre 40 anni di storia, oggi prosegue la produzione dei caseari freschi a Zafferana Etnea, a Ragusa i formaggi tipici e i canestrati, a Caltanissetta il latte fresco e la panna. Come altri produttori dalla forte identità locale, Zappalà realizza oltre l’85% del proprio fatturato in Sicilia: un trend già in essere ulteriormente sospinto dalle nuove abitudini di acquisto e consumo emerse durante il Covid.

Emmi Italia Spa è nota per il marchio Tigre, commercializzato fin dal 1924. Fa parte del gruppo Emmi, il più grande produttore caseario svizzero, fondato dalla famiglia Roethlisberger. La capogruppo ha chiuso il 2021 con valori largamente positivi: fatturato in crescita del 5,6% a 3,91 miliardi di franchi svizzeri, sopra le attese dell’azienda e degli analisti, anche grazie al beneficio del 2,3% apportato da alcune acquisizioni (nello specifico Athenos, il più grande produttore di feta degli USA). Sono andate molto bene le vendite sui mercati esteri (le Americhe generano il 37,8% dei ricavi). L’Europa (che include le filiali in Germania, Italia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Austria) è cresciuta organicamente del 5,2% a 662 milioni, grazie soprattutto alle specialità di dessert italiane ed Emmi Caffè Latte. Tuttavia, come vedremo meglio più avanti, negli ultimi 5 anni la filiale italiana del gruppo, Emmi Italia, ha registrato pesanti perdite sia di fatturato che di margini.

Campo dei Fiori, sede a Daverio (Varese), nasce nel 19476 come produttore di burro (noto il “Formato Casalingo”) per poi allargare a formaggi fusi in porzioni e spremute di frutta. Si avvale di circa 140 lavoratori ed è partner produttivo e commerciale di numerose realtà industriali (una per tutte, MD). Genera all’estero l’8% del proprio fatturato (Europa, America del Nord, Giappone e Cina).  I conti degli ultimi anni mostrano una riduzione del fatturato e soprattutto una significativa contrazione dei margini.

Entriamo nel dettaglio dei numeri, relativi all’esercizio 2020, anticipando che Parmareggio è l’unica a mostrare un segno negativo ma è l’impresa che ha performato meglio delle altre allargando l’analisi all’ultimo quinquennio.

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Nel 2020 il fatturato di Parmareggio ha superato i 384 milioni di euro, in calo del 6% rispetto al 2019. Campo dei Fiori ha chiuso il 2020 con quasi 51 milioni di ricavi, in aumento di circa 7 punti percentuali sull’anno precedente. Zappalà nel 2020 ha fatturato poco meno di 39 milioni, con una crescita di circa il 7,5% sul 2019. Emmi Italia archivia l’esercizio 2020 con 23,7 milioni di fatturato, crescendo del 2,5% rispetto all’anno prima.

Più interessante esaminare l’andamento degli ultimi 5 anni, per avere un’idea della quantità della crescita, indicata nel grafico seguente.

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Silvia Ognibene
Silvia Ognibene
Giornalista professionista, collabora stabilmente con agenzie di stampa e quotidiani nazionali e internazionali dedicando particolare attenzione ai temi di finanza, economia e lavoro.

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