Sono tempi bui anche per la mozzarella: molto più di un cibo, presidio identitario in casa nostra e bandiera del made in Italy sulle piazze estere, il formaggio fresco a pasta filata più famoso del mondo deve fare i conti con rialzi forsennati in ogni anello della filiera. Mercato che ha sperimentato importanti rialzi durante la pandemia, oggi fronteggia un aumento del prezzo del latte che non si era mai visto prima.
Considerando GDO e discount nel 2020 sono stati vendute 340mila tonnellate di formaggi freschi per un controvalore di circa due miliardi e mezzo: la mozzarella da sola vale oltre il 50% di questi volumi e nel 2020 le vendite di questo prodotto sono cresciute del 10% rispetto al 2019. Ma adesso la musica è completamente diversa, a causa degli aumenti che impattano su tutta la filiera lattiero-casearia.
Il primo anello della catena è il prezzo del mais impiegato per alimentare gli animali da stalla: secondo Coldiretti, la quotazione del mais alla borsa di Chicago – dopo l'esplosione del conflitto in Ucraina – ha superato gli 8 dollari per bushel (27,2 chili), prezzo che non toccava dal 2012. I mangimi sono più cari del 90% rispetto a qualche mese fa. Al fatto che l'Ucraina è il principale fornitore di mais all'Italia vanno aggiunti i rincari di energia e materie prime: le stalle rischiano di chiudere e per non chiudere chiedono che il latte venga pagato di più. Chi acquista latte e lo trasforma deve a sua volta far quadrare i conti con prezzi dell'energia alle stesse, costi di logistica raddoppiati, impennata del prezzo del packaging (carta e plastica sono in continuo rialzo).
La conseguenza, per dirla con le parole del responsabile commerciale di una grossa catena di discount, è una “situazione drammatica, con prezzi che rialzano a doppia cifra di settimana in settimana e che noi non possiamo far cadere interamente a valle”. A tal proposito IRI, relatore al prossimo Cibus Lab dedicato appunto al Dairy, che si terrà dal vivo (si può seguire on line su LinkedIn, clicca qui ed iscriviti all'evento) presso il padiglione 2 stand 068 della Fiera Cibus il 6 maggio alle ore 10, ha quantificato l'incremento dei prezzi al pubblico dei formaggi, aggiornato al 17 aprile, "solo" del 3,5%
Quanto pagheranno i consumatori da qui in avanti per mangiare una mozzarella? Per evitare un crollo verticale dei consumi, chi si farà carico degli aumenti di costo? Come verranno distribuiti lungo la filiera? In attesa di conoscere le risposte a queste domande, risposte che dovranno arrivare nei prossimi mesi, in questo articolo, riservato agli ABBONATI PREMIUM e per i buyer GDO dotati di ABBONAMENTO RETAILER, e realizzato con la WEB APP di GDONews "Benchmark on line" abbiamo messo a confronto le performance economico-finanziarie dell'ultimo anno (con un sguardo più ampio agli ultimi 5 anni) di quattro imprese leader nella produzione e commercializzazione di mozzarella: Granarolo, Alival (controllata dalla multinazionale francese Lactalis attraverso la Nuova Castelli), Centrale del latte di Bressanone e Trevisanalat.
Granarolo è leader italiano del comparto, gruppo fondato a Bologna nel 1957, conta oltre 2700 dipendenti e nel 2020 ha fatturato quasi 1 miliardo e 300 milioni di euro. E' controllata per il 77,48% della cooperativa Granlatte (che riunisce circa 600 produttori). Gli altri azionisti sono banca Intesa Sanpaolo (19,78%) e Cooperlat (2,74%).
La società Alimentaria Valdinievole, conosciuta come Alival e fondata nel 1981 dalla famiglia Fanucchi, è controllata da Nuova Castelli (Lactalis)– il primo gruppo lattiero caseario al mondo con sede in Francia, già a capo di marchi storici del made in Italy come Parmalat, Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli, Cademartori- che l'ha rilevata due anni fa dal fondo di investimento inglese Charterhouse Capital Partners. Nuova Castelli ha comunicato nei giorni scorsi che è intenzionata a chiudere gli stabilimenti Alival di Ponte Buggianese e Reggio Calabria, con la conseguente perdita di 150 posti di lavoro. Effettivamente i numeri di Alival sono molto negativi, ma è dubbio il fatto che il colosso multinazionale francese non disponga della liquidità necessaria per poter ristrutturare le attività italiane: più ragionevole pensare che si tratti di una scelta strategica, soprattutto se troveranno conferma alcuni rumors comparsi sulla stampa francese per cui Lactalis sarebbe interessata addirittura all'acquisto del colosso Danone.
Trevisanalat, attiva da oltre trent'anni nel settore lattiero-caseario, fa oggi parte del gruppo Sabelli che l'ha rilevata nel 2016 dal fondo di private equity Alto Capital II. Trevisanalat produce negli stabilimenti di Resana (Treviso) e Vipava (Slovenia) oltre 12 mila tonnellate di mozzarelle distribuite attraverso i marchi propri Trevisanalat, Bianca Bella, Biancamore, Buon Sapore, Campesina, Dei Prai e ProntiBianchi Via, e per conto terzi (Billa, Carrefour, Auchan, Simply, Crai, Selex, Merkur e Iper).
Il Centro latte di Bressanone nasce nel 1969, quando la piccola latteria sociale di Sciaves e la Centrale del latte di Bressanone, attive fin dagli anni Venti, si fondono e danno vita al Brimi – Centro latte di Bressanone. Nel 1978 comincia la produzione di mozzarella. Soci dell'azienda sono oltre mille contadini dell'Alto Adige che conferiscono ogni giorno 300 mila litri di latte.
Entriamo nel dettaglio dei numeri, relativi all’esercizio 2020, e mettiamoli a confronto attraverso la WEB APP di GDONews “Benchmark Online”. Possiamo premettere che, a parte Alival i cui indicatori sono tutti in area negativa, le altre tre imprese esaminate si trovano in area complessivamente positiva.
Nel 2020 il fatturato di Granarolo ha superato i 900 milioni di euro (in calo del 3% sull’anno precedente), Alival ha fatturato quasi 148 milioni (-1,16%) Centro Latte Bressanone ha fatturato per oltre 96 milioni (+4% rispetto al 2019), Trevisanalat per 65 milioni circa (+18%).
Più interessante esaminare l’andamento degli ultimi 5 anni, per avere un’idea della quantità della crescita, indicata nel grafico seguente.
Trevisanalat è l’azienda che ha performato meglio nel quinquennio (+38,21%), segue Centro Latte Bressanone (+18,56%). Più sottile l’incremento di Granarolo (+3,95% nel quinquennio). In area negativa Alival che lascia sul terreno quasi il 16% dei ricavi nel quinquennio. Alival ha peggiorato le performance di fatturato dopo l’ingresso nell’orbita di Lactalis: negli ultimi tre anni ha perso oltre il 18% del fatturato, passando da 166 a 147 milioni.
L’andamento del fatturato delle tre imprese a confronto si vede in modo chiaro nel grafico seguente.
Tornando al secondo grafico, prendiamo in esame l’andamento quinquennale dell’Ebitda, ovvero l’indice che misura la redditività generata dal core business. Fa molto bene
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