Se ci fosse un algoritmo per calcolare l’accoppiata perfetta nel retail europeo, l’equazione sarebbe semplice: uno è leader nel non-food, vende 6.000 referenze a prezzi sotto i 2 euro, cambia l’assortimento ogni settimana e attira 19 milioni di clienti in Europa ogni sette giorni. L’altro è padrone incontrastato della spesa alimentare a basso costo, presidia tutti i quartieri delle città europee, ha fidelizzato milioni di famiglie e continua a crescere, anche in contesti saturi. Da un lato Action, dall’altro Lidl (o Aldi o Penny, o Eurospin e MD in Italia).
La domanda sorge spontanea: se Action e un'insegna discount alimentare unissero le forze, cosa succederebbe?
La risposta immediata sembrerebbe entusiasmante: si creerebbe il primo discount europeo totale, capace di coprire l’intero fabbisogno di una famiglia media – dal latte alla lampada da scrivania, dallo shampoo alle decorazioni natalizie. Una macchina perfetta, efficiente, iper-attraente, che presidia tutto il perimetro del consumo quotidiano con prezzi insostenibili per qualunque altro operatore tradizionale.
Una specie di “ipermercato spezzato”, snello, distribuito su due insegne complementari e sincronizzate. In una fase di mercato in cui i centri commerciali perdono traffico, gli ipermercati arrancano e il consumatore cerca convenienza ma anche varietà, l’idea che un discount alimentare e Action possano marciare insieme, condividere location, strategie, o addirittura sviluppare formati integrati, suona quasi inevitabile.
Ed il prossimo futuro potrebbe essere così?
In questo articolo riveleremo come si avvicinano ed anche come, in verità, talvolta si distanziano questi due modelli di business e perché.
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