Con questo articolo continuiamo la serie di analisi che GDONews dedica ai principali attori della grande distribuzione organizzata italiana, al fine di comprendere come abbiano affrontato le sfide del 2022 attraverso l’esame dei bilanci. Tale anno è stato complesso a causa delle conseguenze del periodo post-pandemico e della guerra in Ucraina, che hanno generato tensioni tra industria e retail.
Queste tensioni hanno spinto gli attori della grande distribuzione organizzata (GDO) a implementare strategie innovative per gestire i listini dei prezzi. Nei precedenti articoli di questa serie, abbiamo osservato dai bilanci che aziende come Spesa Intelligente, Eurospin Tirrenica ed Eurospin Lazio e MD e Penny hanno mantenuto (o incrementato) le loro marginalità, nonostante l’incremento dei costi a cui hanno dovuto far fronte. D’altra parte, altre grandi aziende del retail, come Unicoop Firenze, PAC 2000, CIA, Supermercati Martinelli e altre hanno subito contraccolpi più significativi.
In questo articolo, mettiamo a confronto le performance del 2022 tra Ali SPA e Unicomm SRL. Unicomm SRL è una realtà nata in Veneto quasi 70 anni fa e oggi opera in 7 regioni e 32 province italiane, contando oltre 7.000 dipendenti e più di 270 punti vendita diretti con insegne come Famila, Emisfero, Ipermercati A&O per la prossimità e C+C per il cash and carry all’ingrosso.
Alì SPA è presente in Veneto e Emilia Romagna con punti vendita suddivisi in due canali: Alì Supermercati, negozi di quartiere con superfici fino a 1.500 m², e Aliper, con punti vendita più ampi che vanno da 2.000 a 5.000 m². Attualmente, il gruppo Alì conta complessivamente 117 punti vendita, 4.600 dipendenti e nel 2022 ha raggiunto una quota di mercato pari all’18,3%.
Iniziamo l’analisi con una valutazione quantitativa relativa al fatturato generato da queste imprese nell’esercizio 2022. Unicomm ha chiuso l’anno con un fatturato di €1.758 milioni, mentre Alì SPA ha registrato €1.234 milioni di ricavi. In termini percentuali, il fatturato di Unicomm è cresciuto del 12% rispetto all’anno precedente, mentre quello di Alì è aumentato del 6,22%.
Passando al patrimonio delle due imprese, Unicomm ha un patrimonio di €316 milioni, mentre Alì ha un patrimonio di €808 milioni.
Ora, esaminiamo l’andamento del fatturato e del margine EBITDA nel periodo quinquennale dal 2018 al 2022. Unicomm ha visto il suo fatturato crescere del 55%, con un margine EBITDA in aumento del 1,66%. Al contrario, Alì ha registrato una crescita del fatturato del 23%, ma un calo del margine EBITDA del 40,1%.
Per un’analisi più dettagliata, osserviamo l’evoluzione dell’EBITDA di entrambe le imprese in questo arco temporale. Alì ha sperimentato un aumento del margine in valore assoluto fino al 2020, partendo da €77 milioni nel 2013 e raggiungendo €98 milioni nel 2016, per poi subire un calo a €80 milioni nel 2019. Nel 2020, durante l’anno della pandemia, è salito nuovamente a €102 milioni, ma ha registrato una successiva diminuzione nel 2021, scendendo a €85 milioni, e un calo significativo nel 2022, chiudendo a €56 milioni. In termini percentuali rispetto ai ricavi, il margine EBITDA nel 2022 ha segnato il valore più basso degli ultimi 10 anni, appena oltre il 5%, mentre nel 2020, durante l’anno della pandemia, era decisamente superiore, ovvero circa l’8%.
Per quanto riguarda l’utile di esercizio, entrambe le imprese hanno registrato una crescita in valore assoluto fino al 2020. Alì è passata da €33,2 milioni nel 2013 a €64,5 milioni nel 2017, per poi arrivare a €52,5 milioni nel 2020. Tuttavia, negli ultimi due anni, è diminuito progressivamente, con €37,7 milioni di utile nel 2021 e €14,1 milioni nel 2022. Nonostante ciò, il patrimonio di Alì è aumentato nel tempo, passando da €408 milioni nel 2013 a €809 milioni nel 2022, con un lieve calo negli ultimi due anni, nonostante la diminuzione degli utili e dei margini.
Osservando gli stessi indicatori per Unicomm, notiamo che nel 2013 aveva un EBITDA in valore assoluto di €34,5 milioni, che è cresciuto costantemente fino a raggiungere €69,4 milioni nel 2020. Nel 2021 è stato di €68,1 milioni e nel 2022 di €56,9 milioni. Anche Unicomm ha registrato una flessione dell’EBITDA, seppur meno marcata rispetto ad Alì. Il margine EBITDA in percentuale sui ricavi nel 2022 è stato del 3,2%, in calo rispetto al 4,7% del 2020, ma con una diminuzione meno brusca rispetto ad Alì.
Nel 2022, il margine di Unicomm si è attestato a circa il 3,2%, registrando un sensibile calo rispetto al 4,7% del 2020, ma la diminuzione è stata meno brusca rispetto a quella di Alì.
Analizzando l'andamento dell'utile d'esercizio, vediamo che Unicomm ha registrato un notevole recupero. Nel 2013, Unicom partiva da una perdita netta di €18,5 milioni. L'utile è stato altalenante fino al 2018, per poi crescere in modo stabile fino a raggiungere €25 milioni nel 2020, €26,4 milioni nel 2021 e €21,9 milioni nel 2022, quando è stato registrato un calo ma non siamo tornati ai valori dell'inizio del decennio.
Dal punto di vista dello stato patrimoniale, Unicomm ha visto un incremento costante e progressivo, passando da €176 milioni nel 2013 a €316 milioni nel 2022. Anche tra il 2020 e il 2022, quando l’utile e il margine sono calati, l’azienda ha rafforzato il proprio patrimonio, passando da €271 milioni nel 2020 a €294 milioni nel 2021, per poi arrivare a €316 milioni nel 2022.
Per approfondire la qualità della crescita, possiamo incrociare i dati relativi agli ultimi 5 anni per i ricavi e l’EBITDA. Questo ci permette di posizionare Unicomm nel quadrante in alto a destra, indicando che ha sperimentato una crescita sia nei ricavi che nei margini, seppur di poco. Al contrario, Alì si trova nel quadrante in basso a destra, a indicare che ha registrato una crescita nei ricavi ma un calo nella redditività.
Ora, concentriamoci sugli indicatori di redditività. L’EBIT margin di Unicom nel 2022 è stato appena superiore all’1%, mentre Alì ha registrato un valore positivo dell’1,14%. Sono valori positivi, ma molto sottili, che si distanziano a fatica dallo zero.
Troviamo lo stesso andamento analizzando il margine di profitto. Nel 2022 Alì ha avuto un margine di profitto dell’1, 14% e Unicomm dell’dell’1,25%. Sono valori positivi ma veramente molto molto sottili, che si distaccano a fatica dallo zero.
Esaminando il conto economico riclassificato, possiamo capire i fattori alla base dei risultati di marginalità e profittabilità appena scritti. Notiamo che Unicomm ha un’incidenza delle spese per servizi pari al 10,8%, mentre Alì ha il 6,82%. D’altra parte, Unicomm ha avuto un costo del lavoro inferiore, pari al 9,24%, rispetto al 14% di Alì. Le spese per affitti e noleggi sono state più elevate per Unicomm, rappresentando il 2,16% dei ricavi, mentre per Alì hanno pesato solo lo 0,48%. E’ la voce ammortamenti e svalutazioni che portano molto in basso il margine di profitto di Alì spa.
Nell’ultima parte di questa analisi, esaminiamo il livello di capitalizzazione delle aziende e il peso dei debiti per valutare la loro solidità finanziaria. La capitalizzazione si valuta attraverso il rapporto tra mezzi propri e attivo, e qui emerge chiaramente che Alì è l’azienda meglio capitalizzata, con un rapporto tra mezzi propri e attivo di quasi il 78%. Al contrario, Unicomm ha un rapporto tra mezzi propri e attivo del 34%, comunque buono. È importante notare, infatti, che le banche generalmente ritengono un’azienda ben capitalizzata se questo indicatore raggiunge almeno il 30%, quindi Alì è significativamente al di sopra di questo livello, mentre Unicomm si trova appena sopra la soglia di guardia.
Per quanto riguarda il debito, entrambe le aziende rivelano profili operativi di eccellenza. Di fatto, Alì ha un indicatore negativo del -6,78%, il che significa che il peso del debito è totalmente inesistente, mentre Unicomm ha un debito minimo, appena superiore all’1%, confermando la loro solidità finanziaria.