venerdì 13 Febbraio 2026

Aspiag e Maxi Dì: strategie differenti ma anche risultati differenti. Il post Covid delle due aziende nei numeri

Aspiag e Maxi Dì si comportano con strategie differenti sul mercato e raramente si trovano in competizione diretta. Appartengono alla medesima Centrale Acquisti ma sono molto distanti con le loro MDD. Gli ultimi anni sono stati difficili per tutta la GDO però, mentre nel 2022 l'inflazione ha eroso margini alla maggior parte dei player del mercato, dal Covid in avanti i grandi cambiamenti hanno, invece, spesso aiutato il mercato. Queste due grandi aziende hanno vissuto risultati diversi. Nell'articolo si dettagliano le prestazioni in tutti i suoi aspetti, dai ricavi, in crescita per entrambe, alle marginalità, sino al patrimonio delle due aziende.

Maxi Dì e Aspiag sono due grandi aziende della GDO italiana che, pur essendo ubicate con le loro sedi in Veneto, operano in verità in territori diversi; la prima, infatti, è molto presente con i suoi punti vendita in Lombardia, mentre la seconda è leader nel triveneto.

Come vedremo di seguito, hanno diversi elementi in comune e tanti altri che le differenziano, ma il punto di connessione forse più rilevante tra le due è che i contratti di acquisto con le grandi aziende di marca sono realizzati dalle medesima Centrale Acquisti, Selex.

Il mercato è cambiato molto dal Covid in avanti, dal consumatore e le sue preferenze, agli assortimenti per arrivare al teatro competitivo ed alla gestione dei costi. In questo articolo vedremo cosa è accaduto a questi due attori in questo periodo complesso e vedremo come le due differenti strategie di approccio hanno prodotto risultati differenti.

Nelle scorse settimane con le pubblicazioni realizzate per gli ABBONATI PREMIUM abbiamo messo in evidenza che alcune aziende del mondo retail nel 2022, annus horribilis del mercato, hanno attuato delle strategie che hanno consentito di districarsi bene nelle tensioni che si sono registrate fra industria e retail, scaricando bene sui consumatori gli incrementi di costo - e quindi ricavandone dei risultati positivi, anche con marginalità in crescita - e altre aziende che invece hanno sofferto di più.

Fra chi è andato meglio, abbiamo visto ad esempio le aziende di Eurospin nel centro nord e Penny Market, mentre nel gruppo delle aziende che hanno sofferto di più questa situazione così complessa abbiamo visto Esselunga in primis, poi Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Supermercati, Martinelli, PAC 2000, Commercianti Indipendenti Associati Conad.

Vediamo adesso cosa è accaduto a Maxi Dì e Aspiag sia nel 2022 che negli anni immediatamente precedenti. La prima azienda è Aspiag che è concessionaria del marchio Despar in Triveneto, Emilia Romagna, Lombardia e fa parte del gruppo internazionale Spar Austria e aderisce al consorzio Despar Italia per la parte di assortimento relativa ai marchi del distributore, ed aderisce a Selex per i contratti con l'industria di marca.

Maxi Dì, invece, è un operatore italiano fondato nel 1937, che oggi opera con una rete commerciale composta da quasi 700 punti vendita in un territorio piuttosto vasto, che comprende Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Valle d'Aosta.

Per completare le informazioni è bene spiegare che le due aziende operano sul mercato con modelli di business in parte differenti. Infatti se è vero che entrambe le aziende coprono il mercato con tutti i formati di vendita con le insegne tradizionali, dalle superette agli ipermercati di grandi dimensioni, è pur vero che una parte rilevante del fatturato di Maxi Dì è data da molti punti di vendita discount.

Inoltre, per entrambe l'affiliazione - e quindi le vendite b2b - non è un mercato così rilevante.

Lo studio si fonda su un esame analitico delle prestazioni delle due aziende negli anni che vanno dal 2018 al 2022 per avere una visuale sul medio periodo in termini di andamenti, sia in termini di fatturato che dei relativi costi di gestione, e poi in particolare entreremo in profondità su quello del 2022, per cercare di comprendere come hanno risolto le complicazioni esterne avvenute l'anno passato.

Prima di iniziare l'analisi si ricorda che gli ABBONATI PREMIUM, oltre a leggere tutti i contenuti del portale possono utilizzare il software BENCHMARK ON LINE cliccando qui, e realizzare in completa autonomia indagini sulle prestazioni economiche (dai ricavi, ai costi, ai margini e profitti e patrimonio) su tutti i Cedi della GDO, tutti gli affiliati e tutti i fornitori suddivisi per categoria merceologica. Inoltre i pdf delle tre analisi - il confronto Maxi Dì vs Aspiag (1), l'evoluzione di Maxi Dì dal 2018 al 2022 (2) e l'evoluzione di Aspiag dal 2018 al 2022 (3) - sono scaricabili alla fine dell'articolo.

Iniziamo con l'analisi facendo un esame quantitativo: Maxi Dì nel 2022 ha prodotto un fatturato complessivo di 2,47 miliardi di euro, mentre Aspiag di 2,29 miliardi di euro (vedi tabella sotto).

Guardando alla tendenza, il fatturato di maxi Dì nel 2022 è cresciuto del 3,5% rispetto all'esercizio precedente, quello di Aspiag service è cresciuto del 3,35% rispetto al 2021. Nel medio periodo, ovvero in un arco temporale di 5 anni che va dal 2018 al 2022 Maxi Dì ha visto crescere i propri ricavi del 24%, Aspiag Service del 21%.

Già qui abbiamo un'interessante indicazione: contrariamente a quanto visto sino ad ora, la crescita dei ricavi dovuta all'inflazione non si è avuta per nessuna delle due aziende. Anche l'incremento del quinquennio, se si considera Covid e guerra, non è stato pari a quello di molti altri retailers. Passiamo ad esaminare la qualità della crescita: nello stesso arco temporale l'Ebitda di Maxi Dì è cresciuto di oltre il 53%, mentre quello di Aspiag è calato di oltre il 15%. Quindi: mentre Maxi Dì, pur non crescendo come la concorrenza in termini di ricavi, è cresciuta molto nella sua marginalità lorda, almeno nella gestione caratteristica, Aspiag ha vissuto un risultato diverso.

Incrociando i dati relativi all'andamento del fatturato e della redditività a 5 anni possiamo notare in modo immediato quali sono stati i risultati delle due aziende messe a confronto in questo articolo. Vediamo che Maxi Dì si trova nel quadrante migliore, ovvero quello in alto a destra, dove si trovano le imprese che hanno mostrato di crescere sia in termini di ricavi che in termini di redditività. Aspiag service si trova invece in quello che è il quadrante più pericoloso, ovvero il quadrante dove si trovano le imprese che vedono crescere i ricavi ma contrarsi i margini.

Adesso andiamo a guardare i principali indicatori Della redditività delle imprese nel 2022. Prendiamo in esame in primo luogo l’Ebit margin che nel 2022 è stato dello 0,42% per Aspiag e del 2,85% per Maxi Dì.

Anche il margine di profitto che nel 2022 è stato molto sottile per Aspiag, appena lo 0,4%. Un po’ più elevato per Maxi Dì che ha avuto un margine di profitto del 2,24%.

Adesso andiamo a esaminare alcune voci del conto economico riclassificato, prestando particolare attenzione al margine Commerciale allargato, alle spese per servizi e al costo del lavoro Perché sono le voci che consentono di comprendere meglio perché le aziende arrivino ai risultati che abbiamo scritto sopra.

Nel 2022 Maxi Dì ha avuto ha un margine commerciale/industriale puro del 26,09%, mentre Aspiag ha un margine del 28,42%. Questo indica che Aspiag è in grado di mantenere una percentuale più elevata delle vendite come margine dopo aver sottratto i costi diretti, suggerendo una maggiore efficienza nella gestione dei costi diretti.

Le spese per servizi hanno inciso per l'11, 4% nel caso di Maxi Dì e del 9,64% nel caso di Aspiag. Il costo del lavoro ha un impatto più alto nel caso di Aspiag, che presenta un'incidenza di quasi il 13% contro l'8,5% di Maxi Dì: sono oltre quattro punti percentuali di differenza, dei quali troviamo conferma andando a vedere il risultato in termini di Ebitda, margine che è del 6% per Maxi Dì e del 4% per Aspiag.

A cosa è dovuta questa differenza: le ragioni, ovviamente le conoscono solo le rispettive imprese ma a nostro parere sono i modelli di business che fanno la differenza. Prima si è scritto che nessuna delle due fa molto ricorso alle vendite b2b (affiliazione) se non in minima parte; operano pertanto con negozi diretti. Questo stereotipo implica costi di gestione del personale più elevati ma nel caso di Maxi Dì è probabile che il rilevante fatturato proveniente dai discount (Istituto Georetail Italia stima circa 1 miliardo) attenui molto tale costo rispetto al concorrente.

Troviamo lo stesso andamento nel margine di profitto che, come abbiamo già detto sopra, è del 2,24% per Maxi Dì e di appena lo 0,4% per Aspiag. Questi dati indicano che Maxi è più efficiente nel generare utili ed ha una maggiore redditività netta rispetto ad Aspiag.

Il Quinquennio

Nella tabella sotto possiamo vedere gli andamenti del quinquennio di Aspiag sulle principali voci di bilancio. Ad un margine commerciale allargato sostanzialmente stabile, si notano che le spese per servizi sono incrementate da 7,38% del 2018 (su un fatturato inferiore di oltre il 20%) al 9,64%. Non solo: non è il 2022 l'anno che ha peggiorato tale indicatore, già nel 2021 si vide una crescita di quasi un punto sul 2020, e di 2 dal 2018.

Il costo del lavoro si è invece abbassato, scendendo dal 13,46% al 12,9% del 2022. Però, di fatto, l'Ebitda è sceso dal 5,21% del 2018 al 4% del 2022, ma la discesa di un punto si vide, anche qui, nel 2021. La voce ammortamenti e svalutazioni, ma anche affitti e noleggi, è rilevante ma non altissima. Di fatto l'Ebit Margin soffre dal 2021, non dal 2022. Il vero cambio Aspiag lo ha avuto nel passaggio tra il 2020 ed il 2021.

Analizziamo adesso il quinquennio di Maxi Dì.

Il margine commerciale allargato è cresciuto di quasi tre punti dal 2018. Questo è primo elemento di particolare interesse. Nel 2022 l'azienda ha, oggettivamente, sofferto la crescita dei costi di gestione, l'indicatore dei costi per i servizi è cresciuto di quasi il 2% in un solo anno, mentre il costo del lavoro è rimasto sostanzialmente stabile in tutti i cinque anni. L'Ebitda è cresciuto e negli anni 2020 e 2021 è stato eccezionale, per poi scendere al 6% nel 2022. Le voci relative agli investimenti (affitti e noleggi ed ammortamenti e svalutazioni) sono sostanzialmente invariati tutti gli anni.

In buona sostanza Aspiag da qualche anno non offre più le performance del passato meno recente, mentre Maxi Dì stava vivendo un'evoluzione poi interrotta dall'alta inflazione, ma sempre con risultati più che soddisfacenti.

La patrimonializzazione e lo stato debitorio

I prossimi due grafici mostrano che sia Maxi Dì che Aspiag sono due aziende estremamente solide dal punto di vista finanziario e molto ben capitalizzate. Il primo grafico indica il rapporto fra i mezzi propri e l'attivo ed è per entrambe ben superiore alla soglia di sicurezza che è stimata generalmente dal sistema bancario nel 30%.
Aspiag ha un rapporto tra mezzi propri attivo del 48,4% e Maxi Dì di un punto percentuale in più, ovvero del 49,4%. Sono in entrambi i casi livelli molto elevati.

Un'altra indicazione importante della solidità finanziaria di queste aziende la troviamo nel rapporto fra debiti finanziari netti e ricavi che è indicato nel prossimo grafico.

Il peso del debito è quasi ininfluente per queste due imprese ed è rispettivamente del 7% per Aspiag e dell’ 8% per Maxi Dì. Un'azienda che può avere delle tensioni sul debito deve mostrare questo indicatore situato fra il 30 e il 40%, quindi questi valori indicano che sono imprese estremamente solide dal punto di vista finanziario.

Insomma si tratta di due eccellenti realtà che si devono scontrare con un mercato sempre più competitivo ma che Maxi Dì sembra interpretare benissimo, anche grazie ad un ottimo presidio nel canale discount, mentre Aspiag soffre di più la qualità dei profitti che da un paio di anni non sono così buoni come in passato.

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