giovedì 23 Aprile 2026

Maxi Dì, Dimar e Alì tutte con oltre 100 milioni di profitto cumulato in 5 anni. La prima è diventata un caso di eccellenza

Il Gruppo Selex consta di oltre 40 imprese distributive, ma solo sette hanno un modello di business molto simile incentrato sulla vendita di prodotti alimentari con negozi diretti. Attenzione, perchè si tratta di una tipologia di mercato che in Italia non è così diffusa (salvo Esselunga, Iperal, Basko, Lidl e poche altre) e che comporta estrema attenzione nella gestione della logistica e della vendita a scaffale. Si tratta di imprese con buon margini industriali (%) ma alti costi di gestione. Il confronto è fatto in un arco di tempo sufficiente a comprendere bene lo stato evolutivo generale. Il modello utilizzato è ispirato a quello normalmente adottato dall'area studi di Mediobanca

Quello appena iniziato è un anno molto significato per Selex, realtà nata nel 1964 dall'intuizione di un gruppo di grossisti alimentari. Oggi, sessant'anni dopo, il Gruppo è formato da 18 imprese socie, vanta una quota di mercato superiore al 15% con circa 20 miliardi di euro di fatturato e una capillarità data da oltre 3.328 punti vendita, 60 dei quali aperti nel 2023 a cui se ne aggiungeranno altri 65 nei prossimi mesi.

Per leggere le ultime ed aggiornate quote di mercato di Selex e dei suoi concorrenti leggi l'articolo qui sotto:

Aggiornate le quote di mercato nei formati di vendita: la profonda trasformazione in atto riscrive la storia della GDO

Numeri che fanno della Centrale acquisti il secondo player retail italiano ma quasi co-leader - come abbiamo avuto modo di spiegare nella pubblicazione sopra - della quale in questo articolo analizzeremo mettendole a confronto le prestazioni di sette dei suoi soci (Alfi srl, Alì srl, Dimar Spa, Italmark srl, L'Abbondanza srl, Maxi Di srl, Rialto Spa) i quali sono accomunati dallo stesso modello di business, ovvero che si esprimono sul mercato con negozi prevalentemente di proprietà (senza o con pochissima ed impercettibile affiliazione o associazione) e quindi con un'espressione dei valori di bilancio piuttosto stereotipata, cioè con un margine industriale elevato ed alto e allo stesso tempo costi di gestione più sostenuti.

Il confronto è stato fatto non su un solo anno, bensì in un arco di tempo determinato (cinque anni) mettendo in un unico valore il primo triennio, e separando in autonomia gli ultimi due anni di bilancio, in un esercizio già applicato dai maestri delle aree studi di Mediobanca, il cui metodo appunto è piaciuto moltissimo agli esperti di GDONews che lo hanno applicato anche nelle loro attività.

Entriamo nel dettaglio dei valori delle aziende indicate:

Accedi all'area riservata per continuare a leggere

Sottoscrivi uno dei nostri abbonamenti per avere accesso a questo ed altri contenuti come report ed applicativi professionali.

Scopri i nostri abbonamenti

Sei già abbonato? Accedi qui

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui


Ultime Notizie