Aia Veronesi, Gesco Amadori, Fileni e Martini Alimentare: confronto tra numeri e qualità delle aziende

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Il settore delle carni è popolato da aziende che sviluppano rilevanti fatturati, veri e propri colossi industriali che rappresentano un settore decisamente importante sul mercato. Ma le aziende, soprattutto se grandi, devono essere allo stesso tempo molto solide, quindi essere sorrette da margini adeguati. l’obiettivo dii questo studio è proprio questo: verificare la qualità delle aziende più importanti di un settore che nel 2020 in GDO è sicuramente cresciuto nelle vendite (vedi articolo dedicato alle vendite in GDO) ma fuori da questo ambito, le chiusure del out of home a causa della situazione pandemica, ha portato alle aziende perdite di ricavi importantissime. Nell’articolo svolgeremo un’analisi di benchmark tra quattro importanti attori del mercato analizzando cinque anni dei loro bilanci dal 2016 al 2020, con il supporto della piattaforma di BENCHMARK ON LINE di GDONews, a disposizione di tutti gli abbonati PREMIUM.

La prima azienda analizzata è la società AIA Spa che appartiene al Gruppo Veronesi. Si tratta di una vera e propria multinazionale, che opera sul mercato con i marchi AIA, Negroni e Veronesi. L’ambito operativo del gruppo è decisamente variegato, dai salumi, alle carni (anche bianche), un colosso da oltre 3 miliardi di euro di fatturato, che vanta 16 stabilimenti produttivi, 7 mangimifici ed è il primo player del settore carni in Italia ad aver pubblicato un report annuale certificato secondo gli standard Gri, garanzia di credibilità, trasparenza e reputazione, certificato dalla Deloitte&Touche.

La seconda azienda analizzata è la Gesco Spa, ovvero il marchio Amadori. Qualche giorno fa all’interno dei principali giornali italiani l’azienda aveva acquistato una pagina per salutare i 90 anni di Francesco Amadori, il nonno della dinastia che ancora gli italiani ricordano nella celeberrima pubblicità che chiudeva con un certificato di garanzia sulla qualità dei suoi polli “Parola di Francesco Amadori”. Eppure il compleanno di Francesco non è stato così dolce a causa delle diatribe interne alla famiglia, prima ancora che all’azienda, che hanno visto la questione della nipote prediletta del nonno, Francesca, licenziata dall’azienda. La Gesco è un colosso che nel 2020 ha realizzato un fatturato consolidato pari a 1.232 milioni di euro, in lieve flessione rispetto all’anno precedente, margine operativo lordo a 91,6 milioni, equivalente al 7,4 per cento, e patrimonio netto che sfiora i 285 milioni. La flessione è stata determinata dalla forte depressione delle vendite del fuori casa a causa della pandemia, non completamente recuperate dall’incremento rilevante del fatturato della GDO.

La terza azienda che abbiamo analizzato nel nostro benchmark è Fileni, azienda di eccellenza del mercato avicolo, che si distingue per la sostenibilità e per un controllo di filiera maniacale. E’ chiaro che si tratta di  tre aziende con dimensioni decisamente differenti ma, obiettivo di questa analisi, è valutare la qualità strutturale di ognuna di esse.

Infine la quarta azienda è Martini Alimentare, che vanta dieci stabilimenti produttivi in tutta Italia, la quale si distingue nch’essa nella peculiare capacità di attraversare l’intera filiera agroalimentare nel rispetto di uno sviluppo sempre più sostenibile, grazie a una struttura integrata molto qualificata. Come le altre aziende, anche Martini è presente nei mercati esteri, sia in alcuni territori della vicina Europa sia nei mercati molto più lontani, come l’Asia.

Ebbene il benchmark che presentiamo mette a confronto le prestazioni di queste quattro aziende. A guidare la classifica di fatturato è AIA, che ha chiuso il 2020 sfiorando i 3,5 miliardi di euro, seguita da Gesco, poco sopra il miliardo e mezzo. Più distante Fileni, a 374 milioni di euro ed infine Martini Alimentare che presenta simili dimensioni (369 milioni di euro).

In termini di trend di crescita, spicca la performance di Martini Alimentare che, pur pesando meno in valore assoluto, segna nel difficile anno 2020 una crescita decisamente sostenuta, pari al +8%, mentre Gesco ha sofferto la particolarmente la pandemia perdendo quasi 5 punti percentuali di ricavi sul 2019. Pressoché stabili le altre due aziende che, evidentemente, hanno saputo recuperare le perdite del out of home con gli incrementi della GDO. Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 anni, quindi allontanandoci dalle vicende legate al coronavirus ed alle sue conseguenze, il quadro è più chiaro: la prima considerazione da fare è che la Martini Alimentare, l’unica che ha incrementato nel difficile 2020 i suoi ricavi, in verità ha semplicemente confermato un trend eccezionale che negli ultimi 5 anni l’ha portata ad una crescita che sfiora il 60%. In verità non è l’unica azienda del benchmark che ha incrementato le vendite in modo considerevole: infatti il colosso AIA Spa nel quinquennio ha incrementato del +40%. In ogni caso buone sono state le crescite nel periodo indicato sia di Fileni, a +17%, che di Gesco, vicino al +9%.

Il fatturato però, come ricordato altre volte, è solo un indicatore della crescita aziendale perché questa, oltre che essere legata alle vendite, deve essere soprattutto legata ai margini o, meglio ancora, agli utili. Per tale ragione gli specialisti del settore sono soliti verificare la qualità della crescita aziendale incrociando le vendite con il margine operativo lordo.

Nel nostro schema si può leggere qui sotto l’interessante quadrante “a quattro”, nel quale la parte in alto a sinistra è occupata dalle aziende che hanno perso ricavi ma incrementato la marginalità; quella in basso a sinistra dalle aziende che hanno perso sia fatturato che marginalità; quella in basso a destra dalle aziende che hanno aumentato il fatturato ma diminuito la marginalità; e quella in alto a destra indica lo scenario più roseo, ovvero crescita dei ricavi accompagnata dalla crescita dei margini.

Nel benchmark in analisi, solo Martini Alimentare occupa quest’ambiziosa posizione, mentre le altre tre aziende si trovano a metà strada tra i quadranti della parte destra, ovvero aziende che se da un lato sono cresciute, dall’altro la redditività è rimasta immutata, rendendole oggettivamente più fragili.

Il miglior EBIT Margin del presente benchmark, nell’anno 2020, è stato quello portato a bilancio da Fileni (+3,1%). Va chiarito che questo mercato impone ingenti investimenti ed è oberato dai costi, non si tratta di un ambito “ricco” in termini di marginalità, ed il risultato di Fileni in questo contesto è ragguardevole.

Anche Martini Alimentare ha chiuso con un EBIT interessante (+1,4%), mentre in Gesco pur perdendo fatturato è riuscita a limitare i danni presentando un bilancio che è riuscito a non chiudere in negativo (+0,09%). Solo AIA chiude il 2020 con un EBIT negativo, seppur di poco (-0,64%). Il profit margin riflette questo andamento, con in testa Fileni (+2,51%), seguito da Martini Alimentare (+0,93%), Gesco (+0,01%) e AIA (-0,54%).

A disposizione degli abbonati l’intero studio di Benchmark con un profondo confronto di tutti i valori di bilancio, come i confronti tra i rispettivi indici ROI ed i ROE, i tempi medi di giacenza delle scorte, i tempi medi di pagamento e di incasso ed infine un quadro completo di tutte le situazioni patrimoniali delle quattro aziende analizzate messe a confronto.




 

 

 

 

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