Deflazione e guerra dei prezzi: tra industria e retail c’è tensione

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Sul fronte dei prezzi la minaccia della deflazione incombe sulla GDO dopo che, la scorsa primavera, durante la fase acuta della pandemia, si era arrivati ad un incremento dei prezzi del 4,3% (medio) con un’inflazione che viaggiava al 2,9%. Da giugno in avanti, quando ancora gli incrementi dei prezzi erano nell’ordine del 2% e l’inflazione del 1,4%, si è tornati ad una sorta di normalità, ovvero con inflazione a zero, se non in negativo ed un andamento dei prezzi che stava di poco sopra lo zero; non una bella situazione.

La deflazione a livello nazionale è determinata principalmente dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici (scesi vicino al -10%, ed oggi risalito al -4,4%). In pratica succede che mentre i prezzi dei beni alimentari stanno incrementando, l’inflazione si abbassa. Di chi è la colpa? Degli incrementi delle materie prime che condizionano le marginalità dei produttori, e purtroppo tutto ciò alimenta le tensioni negoziali tra industria e retail. Da un lato l’industria di produzione lamenta incrementi di diverse materie prime e dei costi di produzione, ma dall’altro lato la grande distribuzione non è nelle condizioni per incrementare i prezzi soprattutto a causa della fortissima guerra orizzontale in atto in grande distribuzione.

Nei grafici sotto riportati si può notare che il totale mercato GDO, sia se consideriamo gli andamenti dei prezzi dei discount, sia dei soli formati tradizionali ha avuto un andamento piuttosto lineare rispetto alla situazione inflattiva generale. Entrando nel dettaglio nelle scale delle categorie dentro le diverse fasce prezzo, nel grocery si registrano incrementi soprattutto nella parte alta dell’offerta, quindi principalmente i prodotti premium: nel totale GDO, inclusi i discount, l’incremento del mese di gennaio è stato del

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