sabato 17 Gennaio 2026

Barilla, De Cecco, Rummo, Divella, Pasta Zara, Pastificio Liguori, Garofalo: ecco tutti i numeri di 5 anni di Bilanci a confronto

Viene oggi pubblicato l’articolo della quarta settimana dedicata alla categoria Pasta di semola. Tutti gli articoli dello speciale argomentano i dati delle vendite nei supermercati e negli ipermercati nel 2017, approfondiscono gli studi sui protagonisti dell’industria attraverso delle analisi di benchmark dei Bilanci degli ultimi cinque anni a cura della società Obiettivo Valore SRL ed infine analizzeranno gli scaffali di alcuni protagonisti della Grande DistribuzioneLe analisi, i grafici, gli studi finanziari e tutto il materiale presente in questo e nei successivi articoli è disponibile esclusivamente per gli abbonati al portale. Nel mese di Marzo l’insieme degli articoli, con interviste ai Buyers della GDO ed ai protagonisti dell’industria, e con una analisi molto profonda delle performance finanziarie dei players dell’industria, verranno riuniti in un e-book acquistabile al costo di 250€ + IVA on line, oppure scaricabile gratuitamente dagli utenti PREMIUM

Chi incassa più velocemente dalla clientela?

L’analisi dinamica dei tempi medi di incasso dalla clientela evidenzia un generale miglioramento nel corso degli ultimi esercizi in linea con l’evoluzione del quadro normativo in materia di pagamenti da parte della DO e GDO alle imprese agro alimentari.

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Le aziende incassano mediamente a 66 giorni nel 2016, termine che diminuisce per le realtà di maggiori dimensioni (Barilla e De Cecco), che spesso ricorrono in maniera maggiore ad operazioni di factoring. Allo stesso modo anche Pasta Zara (60 gg) e Liguori Pastificio (53 gg) concedono minori dilazioni alla clientela.

Al contrario Rummo evidenzia i più lunghi tempi d’incasso nel 2016 (101 gg), verosimilmente dipendenti dagli effetti degli eventi dannosi dell’esercizio precedente, così come Garofalo (85 gg) e Divella (75 gg) operano con tempi d’incasso superiori rispetto alla media, rispettivamente di 19 e 12 giorni.

Chi paga più velocemente i fornitori?

Anche l’analisi dinamica dei tempi medi di pagamento ai fornitori evidenzia una riduzione generalizzata negli ultimi cinque esercizi.

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Gli indici evidenziano un tempo medio di pagamento di 85 gg a fine 2016, superiore a quello d’incasso (66 gg), evidentemente spiegato dal fatto che quasi tutte le imprese in esame, salvo Divella, Garofalo e Rummo (limitatamente al 2016), pagano i fornitori con tempi più lunghi rispetto al momento dell’incasso, dando così copertura al periodo di lavorazione e giacenza in magazzino delle materie prime e dei prodotti finiti.

Liguori Pastificio, De Cecco e Rummo operano nell’ultimo esercizio con tempi di pagamento superiori alla media, a fronte di un dato allineato riferito a Barilla, quindi di pagamenti più rapidi da parte di Divella, Pasta Zara e Garofalo.

Divella risulta pertanto, fra gli operatori del settore Pasta Secca esaminati, quello che utilizza di meno la leva commerciale nel 2016, nonostante presenti nel contempo il terzo più lungo tempo medio d’incasso.

Quali sono le aziende più solide finanziariamente?

La sostenibilità finanziaria ha a che fare con la capacità di rimborso dei debiti delle aziende, che a sua volta dipende da due tipi di variabili: operative (flussi reddituali e di cassa coerenti con il fabbisogno e l’indebitamento) e finanziarie (entità, tipologia e durata dell’indebitamento).

L’esame sulla sostenibilità dell’indebitamento è stato effettuato mediante attribuzione di un rating tecnico a ciascuna delle aziende esaminate[1], sulla scorta di un’analisi quantitativa che ha preso in considerazione gli ultimi tre esercizi e le seguenti aree di indagine: Redditività, Rotazione dei Capitali, Struttura Finanziaria, Produttività, Liquidità e Sviluppo.

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[1] Il rating attribuito rappresenta una stima del rischio finanziario che, in assenza di informazioni circa le strategie e gli investimenti futuri (analisi qualitativa), così come di eventuali passività potenziali, risulta utile al solo scopo di evidenziare il differente posizionamento fra le varie aziende esaminate, in un’ottica “stand alone” e senza eventuali supporti esterni (tra cui quelli del gruppo di appartenenza), attraverso un criterio di valutazione dell’indebitamento omogeneo. Il rating stimato deve essere inteso come fonte di informazione utile all’interno dell’analisi settoriale e non può, in nessun caso, essere considerato un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di prodotti finanziari.

L’incrocio delle variabili operative e finanziarie ci ha permesso di mettere in luce come una maggiore redditività, unita ad un minor fabbisogno di attivo e ad una struttura finanziaria più robusta, renda in generale il profilo di rischio delle imprese meno aggressivo.

In linea con le precedenti risultanze anche in questo caso le dimensioni aziendali non influenzano la performance, essendo le aziende cosiddette “investment grade”, ossia poco rischiose, distribuite indipendentemente dal livello assunto dal giro d’affari.

Pasta Zara, Rummo e Liguori Pastificio sono, fra le imprese minori, quelle caratterizzate da una struttura finanziaria più aggressiva, come testimoniato, fra l’altro, da livelli di redditività sui capitali investiti sotto la media, da una minore capacità di copertura degli interessi passivi, dai più bassi livelli di Capitalizzazione e da una rotazione dell’attivo al di sotto della media.

Quanto a Rummo occorre sottolineare come il profilo di rischio particolarmente sfavorevole, sia grandemente influenzato dalle performance negative dell’ultimo biennio, frutto degli eventi calamitosi occorsi nel 2015, e come, fino ad allora l’azienda operava al contrario con un profilo di rischio in linea con quello delle realtà di minori dimensioni (rating medio 2012-2014 pari a B), sintomatico di elementi di vulnerabilità finanziaria.

Garofalo è, al contrario, la seconda azienda meno

rischiosa, in ottica finanziaria, fra quelle esaminate, grazie all’ottima performance economica e al modesto fabbisogno di capitale investito, che consentono di mantenere livelli di debito sostenibili e bilanciare una capitalizzazione leggermente sotto la media (34% vs 39%).

De Cecco presenta invece un profilo di rischio a normale vulnerabilità, frutto di uno squilibrio fra attività e passività a breve termine e di un più ampio peso dell’indebitamento sul fatturato e sulla redditività, solo in parte bilanciato da livelli reddituali nella media e da un grado di capitalizzazione leggermente superiore a quello degli altri operatori.

Divella e Barilla sono, infine, le imprese meno rischiose sotto l’aspetto della sostenibilità dell’indebitamento, grazie a livelli di redditività dell’attivo (ROI) quasi doppi rispetto ai competitor, gradi di capitalizzazione molto elevati (63 e 68% rispetto al 39% di media) e quindi ampia capacità di copertura degli interessi passivi. Fra le due, Barilla evidenzia in assoluto il miglior profilo di rischio, grazie alla maggiore redditività, alla più alta capitalizzazione, alla più veloce rotazione del Magazzino ed alla più rapida tempistica d’incasso.

Di seguito alcuni grafici, riferiti ad alcuni degli indici adoperati per l’analisi della sostenibilità dell’indebitamento e la stima del rating finanziario:

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Il grafico mette in luce una capitalizzazione media del 34%, superata da 3 aziende su 7, ossia da tutte quelle di maggiori dimensioni.

Pare opportuno segnalare, anche in questo caso, come il dato di Rummo sia conseguenza delle perdite sofferte nell’ultimo biennio, per gli eventi eccezionali occorsi nel 2015. Fino ad allora (2012-2014), infatti, l’azienda presentava una capitalizzazione del 42%, occupando la terza posizione.

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Il grafico in alto evidenzia come in generale le aziende più capitalizzate facciano meno ricorso al debito oneroso[5].

L’indebitamento finanziario netto rappresenta in media nel 2016 il 33% delle vendite.

Barilla e Divella presentano un ammontare di Liquidità superiore a quella dei Debiti Finanziari, operando con una Posizione Finanziaria Netta negativa, grazie alla robusta capitalizzazione e alla buona performance economica.

Garofalo, pur operando con una Posizione Finanziaria Netta positiva, vale a dire con un  ammontare di Debiti Finanziari superiore a quello dei Liquidità, registra il terzo minor utilizzo della leva finanziaria onerosa, grazie alla buona capacità di generazione di cassa assicurata dall’ampia redditività, unitamente ad una capitalizzazione superiore alla media e al minor fabbisogno di capitale.

Liguori Pastificio presenta un dato allineato mentre De Cecco fa invece un maggior ricorso al sistema finanziario rispetto alle precedenti realtà, sebbene nell’ambito di parametri soltanto lievemente al di sopra della media.

Per Pasta Zara e Rummo (effetto degli eventi straordinari del 2015-2016, dato che nel 2012-2014 l’indice risultava in media pari al 43%) i livelli di debito finanziario risultano rispettivamente due e tre volte quelli medi, superando ampiamente le soglie di tolleranza considerate per questo tipo di indicatore.

[6] Si fa riferimento ai debiti finanziari verso terzi e infragruppo.
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Dal grafico risulta esclusa Rummo in quanto presentava un EBITDA negativo nel 2016.

Il rapporto fra Debiti ed EBITDA (anche noto come payback sul debito) esprime il numero di anni necessari a rimborsare l’intero indebitamento aziendale mediante gli attuali livelli di utile operativo lordo (EBITDA), e rappresenta una misura sintetica ma efficace della capacità di rimborso delle aziende.

A fine 2016, alle aziende più note del settore della Pasta Secca, occorrono in media poco meno di 7 anni per estinguere interamente l’indebitamento attraverso il reddito operativo lordo.

Mentre Barilla appare ipoteticamente in grado di estinguere le passività in un minor numero di anni (2) rispetto alla concorrenza (7) grazie all’elevata capitalizzazione e agli ottimi livelli di redditività operativa, Divella, che presenta il 4° livello di EBITDA margin su 7, ottiene il secondo minor payback grazie alla forte capitalizzazione.

Garofalo, infine, presenta il terzo più basso payback sul debito grazie alla buona redditività (l’azienda è 2° per EBITDA margin su 7), che va a bilanciare una capitalizzazione inferiore alla media (34% vs 39%).

Liguori Pastificio (capitalizzazione inferiore alla concorrenza e redditività sopra la media) e De Cecco (capitalizzazione superiore alla concorrenza e redditività sotto la media) presentano   un payback sul Debito più alto rispetto alla concorrenza, mentre Pasta Zara registra la peggiore capacità di rimborso delle passività nel 2016 (13 anni vs 7 anni di media), a causa di un gap sia di capitalizzazione che di redditività operativa lorda.

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Dott. Giuseppe Di Napoli
Dott. Giuseppe Di Napolihttps://www.numeridivalore.it/
Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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