“Tanta voglia di incontrarsi, di vedersi e di stringersi le mani. Ovviamente siamo in un’altra era e il periodo è anche ricco di altri appuntamenti, ma comunque il risultato è stato positivo”. Così Carmelo Zagarrì, Direttore Commerciale e Marketing di Bonolio, azienda siciliana che produce olio dal 1934 e che oggi rappresenta uno dei pià grandi produttori di olio extra vergine di oliva in Italia e il più grande frantoio di Sicilia, commenta la presenza a Cibus.
“La nostra percezione sull’annata è buona – prosegue Zagarrì – perché all’interno della categoria noi lavoriamo sui segmenti alti: il nostro è olio italiano e siciliano certificato e il consumatore che compra questa tipologia di prodotto non ha smesso di farlo, per cui abbiamo continuato a crescere”.
Ovviamente la situazione generale del comparto, spiega, non è affatto semplice. L’80% delle vendite è infatti rappresentato dall’olio comunitario e questa tipologia di prodotto sta vivendo un periodo complesso per via delle problematiche di disponibilità in Spagna, che ha vissuto una pessima annata e ha finito gli stock, portando negli ultimi 8 mesi ad un rialzo dei prezzi, che proseguirà in fase di ricostruzione di riserva. Una situazione acuita dalla mancanza di piogge, nonostante il Paese del Mediterraneo sia una nazione che fa coltivazioni irrigue.
“Il nostro olio è italiano/siciliano ma ciò non significa che la nostra distribuzione sia limitata al territorio” specifica Zagarrì. Se storicamente il core business dell’azienda era la commercializzazione dell’olio sfuso, più limitata geograficamente, il salto dieci anni fa al confezionato ha aperto nuove opportunità. “Paradossalmente – spiega – i primi clienti del nostro olio confezionato sono stati al Nord e abbiamo iniziato a coprire la Sicilia con questa tipologia di offerta solo da un paio di anni”.
La gamma di prodotto Italiano è oggi distribuita a macchia di leopardo in tutta Italia, insiema al Val di Mazara DOP, prodotto più caratteristico, e al Sicilia IGP. Obiettivo è massificare la distribuzione. Ed anche per questo l’azienda ha intrapreso un grande lavoro in termini di comunicazione, attaverso il rebranding che punta a valorizzare l’origine dei prodotti sia dentro che fuori dalla Sicilia affinché il consumatore ne percepisca immediatamente la provenienza, vero e proprio valore aggiunto.
“In questi giorni abbiamo raccolto parecchi apprezzamenti, sia da retailer che da distributori horeca per cui l’obiettivo sarà quello di lavorare assiduamente per allargare la distribuzione. Ovviamente è un percorso lungo anche perché, come dicevamo, la categoria in cui ci muoviamo è difficile e compromessa da una intensa pressione promozionale. Noi, dal canto nostro, abbiamo fatto scelta di campo molto forte distinguendo molto chiaramente i nostri prodotti in ottica di chiarezza e trasparenza sia verso retailer che verso partner” conclude Zagarrì.
Ecco perché, visto che per assecondare il mercato l’azienda si è trovata a dover integrare nell’offerta anche un prodotto frutto di oli comunitari, è stato scelto di ideare un marchio ad hoc al fine di dividere in maniera netta le due tipologie di prodotto: se il marchio Bono caratterizza olio italiano e siciliano certificato, il brand Qitterra è quello che identifica l’olio comunitatio: una tipologia di prodotto che – in linea con l’approccio di Bonolio – è buona e fatta bene ma sicuramente è caratterizzata da proprietà organolettiche diverse dal prodotto di bandiera.






