venerdì 26 Giugno 2026

Claudio Scuto (Coal): “Stiamo analizzando i bisogni che portano alle richieste di aumento”

Coal rappresenta una solida realtà della Distribuzione Organizzata del Centro Italia. Il Gruppo, opera in Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio e Romagna con circa 320 punti vendita e all’insegna principale aggiunge anche “Eccomi”. Come evidenzia la Mappa della GDO, fruibile dagli abbonati Professional e Premium di GDONews, la rete vendite di Coal è abbastanza estesa dato che, come detto, dall’alta Romagna arriva fino all’Abruzzo e al Lazio e in ogni territorio si trova a fronteggiare un contesto molto complicato in cui convergono molteplici fattori come le conseguenze del Covid-19, la crisi energetica causata dai disinvestimenti in idrocarburi negli ultimi anni e, non ultimo, dal conflitto in Ucraina.

Mappatura dei punti vendita del gruppo Coal. Fonte: Mappa della GDO di GDONews

Quasi tutte le categorie merceologiche sono state colpite da incrementi rilevanti dei costi di produzione e anche il comparto degli Yogurt è rimasto coinvolto in una situazione che si presenta ancora critica. A tal proposito abbiamo raccolto il punto di vista di Claudio Scuto, category manager dei prodotti freschi del gruppo Coal, per avere un’istantanea più nitida della categoria.

Nella sua categoria la tensione dei prezzi sta bloccando i rinnovi contrattuali?

“Non li sta bloccando ma ci sono diverse fasi di contrattazione nelle quali si analizzano realmente i bisogni che fanno scaturire le richieste. Queste fasi richiedono più sedute di confronto serio, anche “duro”, passatemi il termine, per arrivare a un punto d’incontro che non scontenti nessuno”.

Quali sono i punti sui quali insistono i fornitori per incrementare i listini?

“Ovviamente la prima ragione riguarda l’aumento del costo della materia prima, ma rientrano in questo discorso anche i costi energetici e di trasporto. Inoltre non bisogna dimenticare che gli imballaggi (packaging e supporto) non sono da meno per costo e reperibilità”.

Che frequenza hanno le richieste di incrementi?

“Abbiamo già applicato il primo aumento di listino e stiamo trattando sulla seconda richiesta specifica nel giro di quattro mesi. Per questo motivo stiamo monitorando maggiormente quello che viene definito come “shrinkflation”, ovvero la diminuzione di grammatura o comunque la riduzione delle confezioni proposte in restyling, lasciando invariato il costo e, di conseguenza, il prezzo a scaffale”.

In media come è quantificabile la richiesta di incremento rispetto allo scorso anno?

“Parliamo di percentuali intorno all’8-9% per il primo listino. Per il secondo step abbiamo richieste dello stesso valore”.

Di questo valore quanto scaricate invece in media sullo scaffale?

“Stiamo vivendo una fase davvero molto critica e ovviamente dobbiamo tenere in piedi i nostri conti economici, senza però dimenticare che qualsiasi numero ipotizzato moltiplicato per zero acquisti è sempre uguale a zero, quindi più che scaricare a scaffale cerchiamo di trovare il giusto punto di caduta del prezzo al pubblico”.

 

 

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