La DO, un modello di business che cresce poco e soffre nei margini. A confronto 10 note imprese del settore

La crisi della GDO coinvolge principalmente quelle organizzazioni che vivono di associazionismo (escluse Coop e Conad) e di affiliazione. Il presidio del vicinato è diventato complicato, il successo dei discount e dei superstore è oramai evidente. Uno studio ha analizzato le prestazioni economiche di ben dieci retailer della cosiddetta DO. Sono Migross, 3A, Realco, Ama Crai, Coal, Supercentro, Isa Spa, CDS, Consorzio Europa ed Etruria Retail. Dal 2018 al 2022 passando per uno storico 2020. Ecco i loro veri conti economici

Cos’è oggi il mercato del vicinato in GDO? Ha ancora senso un modello di superette che rappresenti un supermercato in miniatura? Queste ed altre domande sono attualissime e girano attorno ad un semplice concetto: come sta cambiando l’offerta nelle microzone? I discount, con la loro vasta area di influenza, stanno modificando le abitudini dei consumatori? A giudicare dalla crescita delle loro quote di mercato e della qualità dei bilanci delle imprese si direbbe di si.

GDONews ha deciso di entrare nel merito delle prestazioni di una buona numerica di retailer che appartengono alla storica DO, ovvero di quelle imprese che si esprimono sul mercato con soci ed affiliati e con supermercati di prossimità, in pratica quella distribuzione che nacque qualche decennio fa dall’evoluzione dell’ingrosso e che è riuscita ad attraversare decenni di cambi strutturali, sia sociali che economici, per arrivare alle sfide attuali, prima da eroi durante il Covid e successivamente con difficoltà nei difficili anni di inflazione.

In questo articolo si mettono a confronto 10 imprese: non tutte hanno modelli di business simili, prevale quello dell’affiliazione e della cooperazione, ma sono presenti anche imprese con negozi diretti. Sarà, a tal proposito, interessante verificare l’impatto di questi anni nei diversi modelli aziendali.

La maggior parte sono piccole e medie imprese nel settore della DO, e sono prevalentemente situate a nord (Migross, Ama Crai, Realco, Consorzio Europa, 3A), ad eccezione di Supercentro in Puglia, Etruria Retail in Toscana, Coal ad Ancona e CDS in Sicilia e ISA Spa in Sardegna.

Una caratteristica più o meno generalizzata è quella della limitata patrimonializzazione rispetto ai discount ed ai grandi gruppi del momento (Selex e Conad). Un’altra caratteristica importante e comune è che operano principalmente in territori circoscritti regionali o al massimo interregionali, presidiando efficacemente il vicinato e i quartieri con negozi di dimensioni ridotte, compresi tra 200 e 800 metri quadrati.

Lo studio è stato realizzato con la APP Benchmark On Line all’interno del portale GDONews.
Va ricordato che gli abbonati Premium, oltre alla consultazione di tutti i contenuti del portale, possono utilizzare il software benchmark online per condurre indagini indipendenti sulle performance economiche. Questo strumento è disponibile per tutte le catene della GDO, i membri affiliati e i fornitori, suddivisi per categorie merceologiche.

Passando ai dati, il grafico del fatturato mostra che Migross è l’azienda più grande, con un fatturato di 570 milioni, mentre le altre si collocano principalmente tra i 150 e i 350 milioni.

Non è un caso: Migross è un’anomalia in questo contesto, una di quelle imprese che opera con negozi diretti e con una buona patrimonializzazione. I trend dei ricavi del 2022 degli altri retailer mostrano, per la maggior parte, valori bassi o addirittura negativi, nonostante l’inflazione.

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