sabato 7 Febbraio 2026

L’inflazione svela la soglia limite per prezzo delle merendine. Il caso dei “trancini”

Le merendine esprimono un fatturato che si avvicina, secondo i dati di NIQ, vicino ad 1,5 miliardi di euro di vendite nei diversi canali di vendita della GDO. Un fatturato così rilevante è il frutto dell'espressione di un assortimento piuttosto vasto. Ed in effetti, i segmenti della categoria sono diversi, frutto dello sviluppo dell'offerta operato negli anni dai grandi brand industriali.

Ma se è vero che siamo di fronte ad una categoria ampia, non si può dire che sia altrettanto profonda. Il dato più significativo, nell'analisi dei rispettivi segmenti di vendita, è che il fatturato si concentra in prevalenza in due segmenti di vendita.

Quasi il 60% delle vendite è, infatti, determinato dai trancini (29,9%) e dai croissants (28,6%). Tutto il resto - plum cake, tortine, altre brioche, sfoglie, panini al latte, crostatine, pancakes - ha valori attorno o sotto il 10%. Quindi, si tratta di un mercato con molta ampiezza, ma la profondità si esprime soprattutto in pochi segmenti.

In questo articolo entreremo nel merito delle vendite delle merendine nei diversi segmenti di vendita, verificando gli andamenti dei ricavi, dei volumi (sia in Kg che in pezzi venduti), valuteremo l’impatto inflattivo dell’ultimo anno mobile in analisi ed infine l’influenza della pressione promozionale su tutti i segmenti.

Nei successivi articoli analizzeremo gli aspetti più specifici come le vendite nelle singole aree Nielsen, l’evoluzione nel dato Totale Italia Omnichannel, il trend dei diversi formati di vendita ed infine l’evoluzione della MDD in ogni suo aspetto.

I trancini e i croissants rilevati insieme raggiungono circa 820 milioni di euro di fatturato, decisamente più della metà del totale. Il dato da rilevare con attezione è che i trancini sono cresciuti molto meno della media (+2,1% contro il 5,9% medio), mentre i croissants, pur essendo un segmento importante, hanno visto una crescita significativa dell'8,7%. Per il resto, le crescite sono inferiori al 10% per tutti, senza particolari annotazioni da menzionare.

Nei volumi di vendita (€/Kg) ci accorgiamo che da un lato si mantiene la predominanza di questi due segmenti, ma i croissants superano il 30% di quota contro il 26,9% dei trancini, evidentemente perché il prezzo medio dei croissants è inferiore a quello dei trancini. Questo, in un periodo di alta inflazione, è un aspetto cruciale.

In buona sostanza se si considera un calo medio dei volumi della categoria del -1,7%, i trancini in tale contesto hanno perso il -4,1% mentre l'altro grande segmento, i croissants, non hanno perso volumi pur cedendo alla pressione inflattiva. La ragione è semplice: il prezzo più basso ha determinato una migrazione dei consumi.

Le vendite a confezioni (pezzi) evidenziano ancora trend negativi per i trancini (-4%), mentre i croissants hanno mantenuto stabili le vendite, anzi in leggero incremento. Anche le tortine e i panini al latte arricchiti hanno registrato una leggera crescita nei volumi.

Eppure, ironia della sorte, il prezzo medio dei croissants è aumentato di più rispetto ai trancini, riflettendo un'inflazione più marcata, ma questa in valore assoluto è stata più bassa dell'altro grande comparto, portando alla citata migrazione. Ciò significa che esiste una soglia limite per il prezzo delle merendine, e questo non può essere oltrepassato.

Altra informazione utile: l'intensità promozionale è molto alta per i trancini (circa il 30%) e più bassa per i croissants (poco sopra il 20%), e per giunta in calo. Eppure abbiamo visto cosa è successo.

 

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