lunedì 15 Aprile 2024

Picenelli (Covim): “Se la GDO sa quello che vuole in noi trova il partner ideale per coprire ogni punto della scala di categoria”

“Anche se dal 2020 in poi i margini si sono ridotti, abbiamo chiuso l’anno con ulteriori avanzamenti in termini di fatturato e ora ci prepariamo per un 2023 che sarà ancora molto complicato a causa dei livelli altissimi di inflazione e costo del denaro. Dalla prossima primavera però, quando sarà operativo il nostro nuovo magazzino automatizzato, saremo in grado di rispondere in modo ancora più rapido ed efficace alle esigenze dei nostri clienti”. Così Daniele Picenelli, Area Manager Italia di Covim Caffè, che a pochi giorni dal via del salone internazionale della Marca del Distributore, in programma il 18 e 19 gennaio a Bologna Fiere, anticipa a GDONews contenuti e strategie sulla presenza all’importante appuntamento fieristico dell’azienda leader per il caffè in capsule.

Cosa caratterizzerà il vostro stand a Marca?

“Punteremo sulla valorizzazione di tutto ciò che abbiamo fatto in questi anni, e che faremo nei prossimi, a livello di implementazione tecnologica. Andremo quindi ad evidenziare gli investimenti realizzati per strumenti di altissimo livello che ci consentono oggi di portare direttamente in torrefazione i container con il caffè dai paesi di origine, di scaricarli all’interno ed effettuare subito pulizia, divisione e distribuzione in sessanta diversi silos che consentono alla sala macchine di gestire le varie miscele. Tutto in funzione delle preferenze dei clienti e di tutte le scelte aziendali per le miscele con il nostro marchio. Questo consente di avere un’importante flessibilità e di adottare le scelte che riteniamo più in linea con le idee e le referenze che ci vengono richieste, in particolare nel mondo della marca privata visto che Covim, per quanto riguarda lo sviluppo della sua azienda, è sempre più partner di clienti di primissimo piano”.

Quali vantaggi porterà l’automatizzazione del magazzino?

“La produzione delle linee diventerà quasi completamente automatica, il prodotto verrà trasferito direttamente al magazzino dove con navette sarà spostato verso il posto picking e successivamente, quando verrà impostato l’ordine, sarà mosso per il carico di motrici o bilici. Nello stand fieristico, come detto, la tecnologia la farà da padrona perché ci teniamo a mettere in evidenza le nostre linee ma anche gli investimenti che hanno consentito di agevolare l’acquisto da parte dei clienti”.

Cosa distingue Covim rispetto ai concorrenti per i progetti di private label? Quelli appena citati possono essere considerati valori aggiunti che fanno la differenza?

“A mio avviso il partner ideale è quello che mette a disposizione tutto il know-how aziendale e personale di termini di scelta delle miscele, di studio e industrializzazione dei prodotti. Parlando di capsule, con le Dolce Gusto compostabili sviluppate con un’azienda italiana non abbiamo solo ottenuto premi e riconoscimenti ma anche anticipato un po’ i tempi, visto che negli ultimi mesi Nestlè ha lavorato sulla Nespresso home compost, che introdurrà a partire dalla Francia, sulla quale noi stiamo studiando da anni, sia con l’Università di Genova che con alcuni partner con i quali – testando ciò che c’è già in commercio – cerchiamo di realizzare un prodotto di qualità anche sotto il profilo dello smaltimento.

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Questo perché è alla moda parlare di “home compost” ma a livello organizzativo nella gestione operativa da parte dei comuni bisogna dire “compostaggio organico” evitando la parola “industriale” perché crea sempre un po’ di agitazione. Lo sta facendo Nespresso ma lo abbiamo approfondito anche noi, perché non dobbiamo dimenticare che l’Italia è uno dei paesi più evoluti in Europa per lo smaltimento di questi materiali. La legge comunitaria sulla Plastic Tax sta andando avanti e le capsule compostabili saranno il futuro anche se l’iter per la sua introduzione non sarà breve né facile. Per quanto ci riguarda però noi siamo già pronti, abbiamo conoscenze, tecnologie e capacità per produrre capsule compostabili, in alluminio e plastica, siamo in grado di garantire al cliente prodotti e documentazioni di ogni tipo. Senza dimenticare la qualità perché Altroconsumo ci ha riconosciuto il miglior rapporto qualità-prezzo per la compatibile Nespresso compostabile presente in Eurospin”.

Gli standard raggiunti sono migliorabili? E sotto quale aspetto?

“Sicuramente potremmo fare ancora di più e meglio, ma per migliorare il livello qualitativo delle miscele è necessario che anche la distribuzione si renda conto che deve pagare di più. Non può pensare sempre di tirare il prezzo verso il basso perché questo va a discapito di tutto il sistema. Guardando ad esempio agli altri stati europei ma anche all’America, si può notare che le capsule vengono vendute a prezzi molto più alti dei nostri. Noi siamo in grado di offrire tutto: paese di origine, pulizia, conservazione e qualità anche in funzione del prezzo che il nostro cliente, o possibile tale, può pagare in relazione al suo posizionamento e all’intenzione di vendere o meno un certo tipo di prodotto. Possiamo fare dal primo prezzo all’alta qualità, considerando che tutte le nostre miscele sono rainforest, che utilizziamo cartoni Fsc e possiamo garantire tutte le certificazioni necessarie. Pochi giorni fa abbiamo visto tutti alcuni torrefattori che lavorano sul prezzo ma con conseguenze evidenti sui prodotti che contengono percentuali altissime di ocratossina. Il caffè non si può regalare, altrimenti la distribuzione deve assumersi rischi pericolosi per tutti”.

Per quanto riguarda le linee produttive per la private label qual è il vostro valore aggiunto? Ce ne sono di più “difficili”?

“Fra le referenze possiamo dire di essere i più bravi per le capsule “A modo mio”. La linea più delicata è invece quella Nespresso dove c’è una concorrenza molto agguerrita che va dalle autoprotette in plastica a quelle in alluminio, le compostabili e le flow pack. In tutte queste, comprese le home compost, possiamo fare di tutto e offrire diversi livelli di prezzo e qualità. A fare la differenza è il riposizionamento che fa la distribuzione nei confronti di clienti e competitor perché se il livello si abbassa per tutti va bene però ritengo fondamentale provare ad avere un prodotto di ingresso, uno intermedio e un top di gamma come facciamo noi per “A modo mio”, Nespresso e Dolce Gusto come nelle cialde in carta. Dolce Gusto ad esempio ha avuto un’ascesa negli ultimi anni in termini di venduto perché è un multi prodotto, possiamo proporla in tutte le miscele di caffè oppure compostabile nei solubili dei quali da due anni abbiamo avviato direttamente il confezionamento, così come per “A modo mio”. Appena entrerà in funzione il magazzino automatizzato estenderemo il confezionamento anche a Nespresso potendo ricavare nuovi spazi per inserire altre linee produttive. Vogliamo crescere nel canale della marca privata sia in Italia che all’esterno dove cerchiamo anche agenti che possano darci un mano”.

Quanto è importante infine l’attenzione ai materiali utilizzati?

“Lavoriamo sempre con le principali aziende del settore, che siano cartotecnica o imballaggi, per avere materiali sempre innovativi, compostabili e o riciclabili perché anche la distribuzione ha sempre di più la necessità di avere prodotti “green” anche sotto l’aspetto del marketing. Ovviamente non tutti i nuovi materiali possono garantire ad esempio l’affidabilità di un triplice con dentro la barriera di alluminio che protegge molto di più. Diciamo chiaramente ai nostri interlocutori che magari non hanno una durata di due anni. Mi viene in mente la cialda in carta che è sempre compostabile ma la cui fragranza non può avere la durata di un imballo esterno in triplice. Se devi mettere in grande distribuzione un prodotto con shelf life inferiore all’anno, che scende già del 20% al momento dell’arrivo alla logistica del cliente e non ha rotazioni veloci, allora diventa un bagno di sangue”.

 

 

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