I buyer: scenario drammatico ma gli aumenti sono giustificati, non è speculazione

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Sarà sempre più difficile trovare la passata di pomodoro in offerta al supermercato. Industria e GDO devono tirare sui margini per tenere in piedi i bilanci, messi a dura prova da un mix funesto di inflazione da caro energia e clima estivo impietoso. Mai come per questa campagna le relazioni fra industria e retail erano state tese, con trattative estenuanti, fasi di stallo che a tratti sono parse invalicabili e l’accordo per il prezzo del pomodoro da industria del Centro Sud chiuso al fotofinish, poche settimane prima dell’avvio anticipato delle raccolte (il 18 luglio, prestissimo, a causa della siccità e del caldo record). I buyer intervistati per questo focus concordano nel dire che prima d’ora non hanno mai assistito ad un tale scenario. Ma c’è anche chi sostiene che i rincari sono giusti perché finalmente valorizzano un prodotto troppo a lungo bistrattato.

Nelle stagioni passate le vendite di passate e salse di pomodoro sono andate bene: prima spinte dal lockdown e con il successivo, fisiologico, ripiegamento della stagione commerciale 2021 compensato mediante un rincaro dei listini medi del 5-6%. Per la prossima stagione commerciale ulteriori rincari saranno inevitabili perché l’impennata dell’inflazione non accenna a retrocedere. Le speranze di tenuta dei margini per le imprese di produzione sono quindi legate per lo più all’andamento dell’export: le conserve di pomodoro sono tra i tra i prodotti ortofrutticoli quelli che vantano il miglior saldo della bilancia commerciale italiana. Nella campagna 2020-2021 il saldo dell’Italia ha superato la cifra record di 1,7 miliardi di euro grazie ad esportazioni per oltre 4 milioni di tonnellate. Ma anche le performance sui mercati esteri saranno inevitabilmente messe alla prova dai rincari dei trasporti. L’ottimismo non abbonda.

“E’ un disastro, faccio questo lavoro da vent’anni e non ho mai visto una cosa simile”. E’ netto Gerlando Giaccone, buyer di Sisa Sicilia Spa. “La situazione è più grave di quanto sembra, neppure i raccolti sono andati per il verso giusto a causa della siccità e le imprese hanno presentato listini con aumenti pesantissimi, nell’ordine del 25-30% in più rispetto allo scorso anno.

Certo qualcosa poi nelle trattative si spunta, ma si tratta di trasferire sui clienti il 20% di aumento su tutto il comparto del ‘rosso’. La Gdo non ha stock sufficienti per traguardare questo momento e quindi non può rimandare gli aumenti. Alcuni grossi produttori ci hanno già detto che non possono garantire le promozioni pattuite appena due mesi fa”. Giaccone spiega che quindi “i rincari verranno trasferiti sui clienti da ottobre in poi. Un po’ di speculazione da parte dell’industria c’è sempre ma in questo caso non si può non riconoscere che il problema è reale: riconosceremo gli aumenti richiesti e proveremo a diluire il rincaro ai clienti per farlo pesare meno. Una bottiglia di passata di pomodoro costerà 1,59 euro invece che 1,19: tutto aumenta, tranne che i soldi nelle tasche delle famiglie. Già oggi vediamo cambiamenti nel modo di fare la spesa, si tende a ridurre il carrello comprando solo il necessario. Gli scontrini sono più frequenti perché le visite sono più frequenti e l’importo medio è passato da 17 a 14 euro”.

Concorda sullo scenario Pierluigi Marangio, buyer di Conad Nord Ovest, ma diverge sulla reazione, ritenendo “giusto” l’aumento di prezzo per questa categoria di prodotti. “In tanti anni ne ho viste di cotte e di crude – dice Marangio – ma non ho mai visto gli aumenti percentuali di quest’anno su alcune categorie come, ad esempio, la frutta sciroppata che è rincarata del 40%. Stiamo vivendo un momento particolarmente teso ma eviterei di drammatizzare.

Si accetta di pagare un caffè 1,30 euro. Perché si dovrebbe pretendere di pagare la passata di pomodoro 70 centesimi?. Non credo sia un grosso problema pagare una bottiglia di passata in promozione 1 euro invece che 70 centesimi. Va tenuto conto di quanto costa la bottiglia, di quanto costa il tappo e del fatto che quei pomodori vengono coltivati, raccolti e trasformati: è giusto che il prezzo aumenti perché quello del pomodoro lavorato è un mercato di grande valore che per anni è stato ingiustamente svilito. Si sta andando nella direzione corretta, ovvero dare a quel prodotto il suo giusto valore”.

Secondo Giaccone, di tutti gli aumenti visti e dai quali la Gdo cerca di proteggere i consumatori, “questo è il più ragionevole perché dietro questo tipo di prodotti c’è un lavoro importante”. Ed è vero che “qualche industria sta speculando, ma non nel mondo del pomodoro. Le industrie sono strangolate tanto quanto la Gdo, perciò questi aumenti sono dovuti: è corretto riconoscerli anche se pure noi della Gdo stiamo fronteggiando un momento drammatico che non viene pienamente percepito, basti pensare a cosa significherà tenere in piedi i bilanci dei negozi con questi aumenti strepitosi del costo di energia e trasporti”. Nessuno è indenne. “Saremo costretti dai nostri bilanci a ribaltare gli incrementi a scaffale perché non possiamo assorbirli. E perciò mi aspetto una crisi dei consumi a partire da settembre. Stiamo andando incontro a una situazione che, per la prima volta, mi spaventa. Lo scenario è drammatico e sembra un pozzo senza fondo. Però, forse, la crisi dei consumi sarà la scintilla che farà tornare indietro i costi di alcune materie prime”.