Alberto Balocco: “Scenario devastante, la pandemia sembrerà una passeggiata. Ma venderemo cara la pelle”.

Alberto Balocco è presidente e Ad dell’azienda che porta il nome della sua famiglia. Un’istituzione italiana quando si parla di pandori e panettoni. Un’impresa solida, ben patrimonializzata, sostenuta da investimenti ingenti e continui. Alle prese con uno tsunami. Alberto Balocco non le manda a dire e in questa intervista fa un punto sin troppo chiaro della situazione.

Presidente Balocco, come sono andati i conti del 2021?  “Il 2021 è stato un anno a due velocità. I primi due quadrimestri hanno mostrato un buon andamento delle vendite, soprattutto in confronto al 2020 – pesantemente impattato dal Covid – con marginalità e investimenti pubblicitari ai livelli del 2019. L’ultima parte dell’anno ha invece registrato pesanti pressioni sui prezzi delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento, forti tensioni sull’energia, criticità di reperimento dei trasporti e notevoli rincari dei carburanti. I ricavi delle vendite sono aumentati di 17 milioni di € rispetto al 2020 con una crescita dell’11%”.

Cosa vi aspettate per il prossimo Natale?

“Dopo la pandemia e il conseguente shortage su materiali, energia e trasporti, la guerra che sta generando pesantissime perdite umane oltre che inflazione record su materie prime, imballaggi ed energia, stiamo vivendo una crisi economica senza precedenti accompagnata da siccità e temperature record che stanno ulteriormente compromettendo i raccolti con una prospettiva di razionamento del gas in tutta l’Europa occidentale. E in Italia abbiamo anche una classe politica così illuminata da far cader il governo in un momento così drammatico. Cosa altro ci dobbiamo aspettare?”

Quanto impatta l’attuale scenario inflattivo sui vostri costi di produzione, sui margini messi a budget e sulle strategie commerciali? Avete rivisto i vostri budget?

“Sta impattando in modo devastante: siamo stati letteralmente travolti dalle conseguenze economiche e logistiche della guerra, con le principali materie prime che impieghiamo che registrano aumenti che vanno da un +50% al raddoppio. Se il costo dell’energia elettrica sta mettendo a dura prova la resistenza di tutti i settori produttivi, l’impatto del gas metano per le aziende che operano nei prodotti da forno è micidiale. L’effetto sui costi dei prodotti da ricorrenza è imbarazzante. Stiamo rivedendo i budget di continuo, risparmiando su tutto il possibile, ma l’effetto sui margini del 2022 farà sembrare una passeggiata l’anno del Covid. Stiamo navigando a vista perché oltre a non avere chiaro l’effetto sui volumi, non abbiamo neppure la certezza che tutto ciò che serve per produrre sarà disponibile. L’ultima tegola è quella che sta provocando la mancanza di CO2, che l’industria dolciaria impiega per raffreddare gli impasti. Significa dover fermare gli impianti”.

Quali strategie intendete attuare per fronteggiare la situazione?

“La nostra Società ha nel proprio DNA la solidità finanziaria e l’efficienza dei processi produttivi. Negli ultimi dieci anni abbiamo investito oltre cento milioni di euro in automazione, tecnologia e processi. Abbiamo un equipaggiamento produttivo super efficiente, un’incidenza del costo del lavoro da primi della classe, un patrimonio netto che supera gli ottanta milioni di euro e non abbiamo debiti. La strategia sarà quella di vendere cara la pelle”.

A quali voci va ricondotto principalmente l’aumento dei costi? Oltre al problema del prezzo, sperimentate anche difficoltà di reperimento delle materie prime?

“Siamo da sempre abituati a convivere con la volatilità delle soft commodities agricole. Ma che impazziscano tutte insieme non era mai successo. Fra le principali materie prime, farina, zucchero, burro, latte fresco e ovo-prodotti stanno registrando quotazioni record. Il rischio di razionamento del gas metano sembra sempre più vicino. I derivati della carta (astucci e cartoni) sono sempre più difficili da reperire. La CO2 è introvabile”.

Qual è lo stato delle negoziazioni con la GDO? State chiedendo il riconoscimento di un prezzo più alto? Qual è la loro risposta?

“Industria e distribuzione stanno facendo tutto il possibile per ridurre il più possibile l’effetto sui prezzi che i consumatori dovranno sostenere, ma è come cercare di fermare uno tsunami. La gran parte dei retailer sta dimostrando grande senso di responsabilità. Percepiamo un grande realismo, è ben noto che siamo tutti sulla stessa barca. Qualche ‘terrapiattista’ purtroppo c’è, fa parte del gioco. Ma la trattativa si sta sempre più spostando dalla negoziazione del prezzo al tema della disponibilità del prodotto. Anche perché il rischio che ‘a Natale qualcuno non mangerà il panettone’ sembra piuttosto concreto”.

Le scelte dei consumatori sono cambiate nel corso degli ultimi due anni, prima per la pandemia e adesso per la guerra?

“Con un’inflazione destinata a superare a breve la soglia del 10%, il potere d’acquisto dei consumatori è messo a dura prova. Per ora i consumi alimentari stanno tenendo, ma la distribuzione ci dice che a fine mese inizia a registrare cali delle vendite e che il carrello della spesa di sta impoverendo. Ma i conti veri si faranno in autunno”.

In che modo i consumatori hanno modificato le loro scelte?

“Ognuno di noi è un consumatore. E con una situazione come quella che stiamo vivendo nessuno si può più permettere di sprecare. Il principale consumatore è la pattumiera. Un carrello della spesa più piccolo ma più frequente sembra poter contribuire a limitare gli sprechi. Così come una gestione più rispettosa dell’energia e dell’acqua fa bene non solo all’ambiente, ma anche al portafoglio. La scelta di muoversi in bicicletta anziché in macchina fa bene alla salute, alla linea, all’ambiente e di nuovo al portafoglio”.