I rincari non risparmiano nemmeno il mercato, già piccolo e sofferente, della pasta all’uovo, al cui interno però agiscono player in forte crescita e performance da leader, come Luciana Mosconi e Pasta di Camerino dei quali parliamo nel benchmark dedicato di questo focus.
L’Italia conserva la leadership mondiale nella produzione di pasta con 3,5 tonnellate all’anno ed è un forte esportatore. Il valore complessivo annuale è di oltre 5 miliardi, oltre la metà dei quali (56,5%) generati sui mercati esteri: la pasta è stato il prodotto più esportato durante la pandemia, quando si è registrato un balzo del 16%. In questo quadro, la pasta secca all’uovo si ritaglia un piccolo spazio: nel 2020 ha generato ricavi per poco più di mezzo miliardo con un costo medio di 1,60 euro al chilo. Anche in questo caso l’Italia guida la classifica delle esportazioni che generano circa 185 milioni di fatturato sui mercati francese (qui è destinato il 17% della produzione italiana), inglese, statunitense e tedesco.
I produttori lamentano rincari con punte fino all’80%: in sostanza, a causa dell’impennata di materie prime alimentari ed energetiche, produrre un chilo di pasta all’uovo oggi costa all’industria quasi il doppio di un anno fa. Per questa ragione hanno chiesto incrementi di listino alla GDO che, a sua volta, fronteggia i i rincari e deve proteggere i suoi
consumatori.
“L’aumento medio che l’industria ci ha chiesto è del 15% – spiega Enrico Garavaldi, buyer di Realco -. Alcuni lo hanno fatto in una sola volta, altri, specie i produttori locali, in due step. Abbiamo riconosciuto quanto ci hanno chiesto perché riteniamo che sia una richiesta fondata, mentre in altri settori merceologici ci troviamo ad affrontare anche atteggiamenti speculativi. Dal canto nostro, sia pure gradualmente e nel corso dei prossimi mesi, dovremo ribaltare per intero questi aumenti ai nostri clienti, non siamo più in grado di assorbirne nemmeno una parte”.
I rincari arriveranno dunque nelle tasche dei consumatori, dove però le risorse non aumentano.
“Il segmento della pasta all’uovo già stava soffrendo, soprattutto con riferimento ai piccoli formati, quelli destinati al brodo perché i giovani non li amano, mentre vanno abbastanza bene i formati lunghi”, aggiunge Garavaldi. “Certo è che, passata l’estate e tornati alla normalità, i consumatori faranno i conti con stipendi invariati e prezzi dei generi alimentari molto cresciuti: questo, probabilmente, li spingerà verso il canale discount”.
Ragionevolmente si salveranno le imprese più patrimonializzate e posizionate su segmenti premium – come Mosconi e Camerino – mentre sarà molto dura sopravvivere per le imprese con conti economici già stressati e che si posizionano su segmenti inferiori distribuiti nella Gdo tradizionale. E non si tratta di un temporale estivo. Nota ancora Garavaldi: “Se anche, come tutti ci auguriamo, dovessero allentarsi le tensioni geopolitiche, il mercato non tornerà più ad essere quello di prima. Potranno esserci alcuni ritocchi dei listini verso il basso, ma di tratterà eventualmente di cifre molto modeste. Non torneremo certo alle quotazioni di un anno fa. Da qui in avanti i prezzi resteranno almeno quelli attuali”.







