venerdì 26 Giugno 2026

La saturazione della Gdo in Italia è lontana. Il caso Sicilia deve far pensare

Quando si potrà affermare che il mercato Gdo in Italia è saturo? La risposta non esiste ma secondo lo scrivente siamo ben lontani da questo traguardo, nonostante molti non la pensino così. Il caso della regione Sicilia è quanto mai interessante perchè gli attori del mercato, salvo sorprese dettate da elementi imponderabili, hanno trovato un assetto ultimo e definitivo.

Chi ha memoria per ricordare la Gdo che era presente in Sicilia nel 2010 (quindi non nella preistoria) ricorderà che il suo assetto era completamente differente. Eravamo in un’epoca di inizio crisi dove, però, il suo vecchio leader (Aligrup) era già caduto in disgrazia e dove gli altri attori, da lì a pochi anni, avrebbero sofferto di tutte le inefficienze di una storica DO, malata finanziariamente ed organizzativamente.

La Sicilia di quegli anni (vado a memoria e salvo giusto la F.lli Arena seppur in quel tempo troppo piccola e Aligrup) era simile alle altre regioni d’Italia escludendo il nord ovest: ovvero un insieme di aziende poco strutturate, deboli in termini economico-finanziari e con un associazionismo dominante. I discount erano ancora negozi frequentati da stranieri e da italiani che acquistavano prodotti no food in promozione e poco altro, ed il mondo dell’industria del nord “quando scendeva” si faceva il segno della croce prima di inviare le forniture.

Crisi economica, protocolli di Basilea e non ultimo le conseguenze del Decreto Salva Italia di Monti sono stati i fattori che, seppur lentamente, hanno distrutto la vecchia distribuzione organizzata, tra fallimenti, chiusure ed abbandoni di territori, permettendo la costruzione di un nuovo assetto. Si faccia attenzione: gli eventi descritti sopra hanno mandato in difficoltà diversi retailer in tutta la Gdo nazionale, ma solo in Sicilia le macerie prodotte sono state tali da cancellare totalmente una storia per costruirne un’altra.

Oggi, molti dei punti vendita che esistevano nel 2010 continuano ad esistere, ma le proprietà dei negozi sono completamente cambiate, le aziende retail attuali sono molto solide, si potrebbe quasi affermare che in termini di modernità la Sicilia, un tempo tra i fanalini di coda del mercato, oggi è tra le prime regioni a livello nazionale per concentrazione del mercato, qualità delle aziende presenti e certezza dei pagamenti.

Massimo Schiraldi nel suo studio pubblicato oggi (due articoli qui e qui), compiuto con il prezioso supporto della piattaforma GeoRetail, ha spiegato una cosa molto interessante: che il mercato di quella regione è decisamente concentrato, le prime dieci aziende producono circa l’88% del fatturato totale, e le prime cinque oltre il 64%. Numeri difficili da trovare nel resto d’Italia.

La ragione per cui la saturazione è lontana dall’arrivare è sostanzialmente questa: nelle altre regioni la stratificazione del fatturato è, e rimarrà per diverso tempo (crisi permettendo), abbondante perchè il fenomeno dell’associazionismo ha una qualità che deve sempre essere tenuta presente: è resiliente (cit. Federico Cimini), si tratta di piccoli imprenditori che prestano il proprio lavoro nel negozio e che, grazie a questo, possono permettersi redditività minime, giusto sufficienti per produrre gli stipendi per la sopravvivenza della famiglia. Sopra loro quei Cedi che riescono a sopravvivere con costi minimi hanno il futuro assicurato ancora per lungo tempo, magari ottimizzando ogni giorno di più le loro prestazioni economico-finanziarie.

Insomma la saturazione è figlia di spazi destinati alla vendita ma anche della mobilità delle proprietà di questi, e se quest’ultimo elemento ha la possibilità di sopravvivere, la saturazione sarà distante.

La Sicilia deve essere un territorio su cui lasciare sempre un faro puntato per studiare il mercato per una semplice ragione: la battaglia tra discount e supermercati è – quella si – già molto matura.

I numeri indicati da Massimo Schiraldi nell’articolo dedicato ai discount sono impressionanti: le quote di mercato che i player più importanti possiedono sul territorio sono davvero rilevanti, e le redditività per metro quadrato danno ragione ai discount non ai supermercati. Solo il Gruppo Arena, a livello di prestazioni, è in grado di tenere il passo dei migliori discounters, tutti gli altri faticano.

E che dire delle performance di Ard Discount riportate nell’articolo di Schiraldi? Si trova a combattere con i migliori del suo comparto, eppure a loro tiene testa in modo straordinario. Ergon, non a caso, si sta espandendo e se riesce a risolvere tematiche di tipo logistico (master franchising? Crescita endogena con investimenti?) potrebbe diventare agevolmente un player almeno in tutta l’area 4.

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato due articoli molto interessanti sulla qualità del Cedi Ergon a livello di sostenibilità finanziaria (vedi sotto) ed un altro sulla qualità dei suoi affiliati in termini di concentrazione del fatturato e solidità delle aziende (vedi sotto).


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Ovviamente inutile fare i conti senza l’oste, chi scrive non conosce le marginalità che potrebbe retrocedere Ergon ad eventuali master franchisee senza tradire la competitività del prezzo pubblico.

I competitor dei discount in Sicilia sono molto forti. Nel resto d’Italia le nuove aperture di colossi come Eurospin, Lidl e Md non destano a loro stessi nessun tipo di preoccupazione, sanno che dove investono fanno male ai molti altri punti vendita concorrenti. In Sicilia è diverso: se da un lato possono aprire a cuor leggero vicino a punti vendita con offerte che puntano ad un consumatore con maggior disponibilità di spesa, tipo Decò oppure Conad, sapendo che una fetta del fatturato è destinata a loro per definizione, dall’altro lato aprire negozi vicino a competitor diretti oppure vicino a formule di convenienza li limita molto, e quando la fetta di questo mercato inizia ad avvicinarsi al 40% le cose si fanno molto complicate.

Insomma questo focus sulla Sicilia scritto da Massimo Schiraldi e suddiviso in tre parti è davvero utile al mercato perchè l’industria può trovare nei numeri pubblicati una motivazione matematica per comprendere quali investimenti dedicare ad un field che nel 2020 ha prodotto 6,2 miliardi di euro di fatturato (interessante la differenza tra quello che dichiara Nielsen con i suoi dati e ciò che dichiara GeoRetail con lo studio sui bilanci al netto delle retrocessioni dei margini agli affiliati) e forse nel 2021 anche qualcosa di più, mentre la Gdo può studiare molto attentamente le dinamiche che, oggi o domani, toccheranno a loro.

Ciò che più sorprende è l’evoluzione di un territorio i cui indicatori economici generali relegano agli ultimi posti in Europa. Nel mass marker retail, invero, è un territorio moderno ed ultra sicuro in termini finanziari.

 

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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