In occasione della 21esima edizione di Cibus, all’interno dello spazio di Cibus Lab si è tenuto un dibattito incentrato sull’evoluzione dell’E-commerce nel Largo Consumo. Al talk show di Andrea Meneghini, direttore di GDONews, trasmesso on line sui profili LinkedIn sia di Cibus che di GDONews ha partecipato l’economista e l’Analytic Director di IRI, Giampaolo Costantino.
Ciò che è emerso, dalla spiegazione dei dati delle vendite aggiornati alle prime tre settimane di Aprile 2022, è che la GDO nel canale e-Commerce sta pericolosamente rallentando. Di fatto le grandi città del nord continuano a produrre incidenza rilevanti, ma tutto il resto d’Italia è al palo. “Sarà mai possibile – ha affermato Gianpaolo Costantino – che grandi metropoli come Roma o Napoli non abbiano le medesime esigenze di Milano e Torino?”. Dove sta il problema?
Il fenomeno dell’E-commerce nel Largo Consumo, manifestatosi principalmente durante la pandemia, è soggetto a continue fluttuazioni dovute anche al periodo di crisi che il mondo intero si ritrova a vivere. Le aziende retail si ritrovano a sopportare una massiccia pressione dei margini di profitto, ed è possibile che ciò influisca e li porti a compiere ripensamenti dei loro piani di investimento, tra cui anche quelli destinati all’E-commerce.
Andando a osservare più nel dettaglio cosa sta accadendo all’interno di quello che viene comunemente definito il perimetro dei generalisti online, possiamo facilmente capire come sia mancato un obiettivo che si stimava fosse facilmente raggiungibile, ossia raggiungere i due miliardi di giro d’affari. Questo problema è capitato a causa di una crescita robusta ma moderata seguita però da uno stallo, avvenuto durante i mesi finali dello scorso anno.
Analizzando alcuni indicatori si potrebbe dedurre che tali effetti non sono dovuti alla mancanza di domanda, ma a una fase di arretramento da parte degli operatori della GDO fisica, unitamente ad una difficoltà di cogliere questo nuovo strumento da parte della maggior parte dei generalisti online. Un elemento che sembra frenare ma non incidere in modo determinante riguarda le scelte dei consumatori, sempre più propensi ad acquistare all’interno dei negozi fisici.
Nonostante le difficoltà, questo canale trova un suo potenziale nelle grandi metropoli del Nord Italia e questo porta a pensare che esiste una fetta di mercato ancora da esplorare. Osserviamo anche un fenomeno di forte crescita per quanto riguarda i settori più specializzati, ad esempio il settore alcolici, e l’avvento della formula quick commerce all’interno del food delivery, in cui si cerca di incentivare i consumatori attraverso promozioni.
All’interno di questa complessa situazione vi è un’evoluzione per quanto riguarda il carrello dei consumatori; guardando all’anno passato esso si caratterizzava per le similitudini al carrello dell’acquisto fisico, mentre ora si può osservare un inversione del fenomeno dove, però, il cambiamento parte dagli operatori.
Nello specifico, osserviamo che i prodotti freschi hanno perso 1,7 punti di quota, mentre gli articoli per la cura della persona hanno recuperato 2,5 punti di quota. Questo fenomeno, però, non è la causa scatenante ma si può ricollegare al mix dell’offerta, orientato a determinate merceologie.
Nel pieno centro di una rivoluzione digitale, gli operatori che scelgono di non investire sull’innovazione (tra cui E-Commerce) rischiano di perdere in futuro quote di mercato. Le nuove generazione hanno una naturale propensione verso l’acquisto online e non mettere a profitto questa opportunità espone i retailer ad un considerevole rischio competitivo. Le realtà, invece, che decidono di investire possono ritrovarsi ad affrontare un azzardo in termini competitivi nell’immediato, ma si ritroverebbero poi ad avere a che fare* con un mondo nuovo e ancora in parte inesplorato dai molti.
In definitiva, secondo Gianpaolo Costantino di IRI, la tensione che si è creata negli ultimi tempi, dovuta principalmente all’aumento dei prezzi delle materie prime, che sembra abbia distratto il retailer (si fa riferimento a quella DO che ha investito in progetti di commercio on line ma che non ci crede molto) portandolo verso la soluzione di problemi immediati tralasciando i progetti di medio e lungo periodo che erano stati messi in cantiere, come appunto l’E-Commerce, perchè non ritenuti profittevoli o determinanti.








