Le conseguenze della guerra russo-ucraina sulla produzione alimentare globale

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È inevitabile, l’impatto della guerra della Russia contro l’Ucraina sarà enorme, e ricadrà da subito nei prezzi dei generi alimentari, destinati ad immediati incrementi, ma il vero problema sarà un altro: la significativa interruzione delle catene di approvvigionamento agricolo.

Qualche giorno fa sul Financial Times è stata pubblicata un’intervista a John Rich, il presidente esecutivo di una delle principali aziende di produzione alimentare ucraina, la Myronivsky Hliboproduct PJSC più conosciuta come MHP, il quale ha affermato di temere per la vitale stagione di semina primaverile, che è fondamentale non solo per le forniture interne in Ucraina, ma anche per le enormi quantità di cereali e olio vegetale che il paese esporta in tutto il mondo.

“Questo conflitto avrà un enorme impatto sulle esportazioni alimentari dell’Ucraina e della Russia verso il mondo”, ha detto.

Il successo della stagione della semina del 2022 potrebbe dipendere dalle azioni militari nella prossima o nelle prossime due settimane, e sarebbe messa a rischio se l’esercito russo spostasse le operazioni di attacco militare verso l’ovest del Paese, rimasto, ad oggi, relativamente illeso.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha avvertito che è assai probabile che fino al 30% delle aree coltivate in Ucraina non sarà piantato o non sarà raccolto quest’anno a causa del conflitto.

Alle enormi difficoltà dell’Ucraina vanno sommate le pesantissime sanzioni internazionali comminate alla Russia. Nei giornali italiani, ad esempio, non è stata pubblicata una notizia che appare sorprendente: I ministri dell’agricoltura del G7 si sono riuniti virtualmente lo scorso venerdì per dibattere sulle problematiche legate all’invasione russa, ed in una nota hanno chiesto ai loro paesi di evitare i divieti di esportazione e a mantenere aperti i loro mercati alimentari e agricoli.

L’UE riceve metà del suo mais dall’Ucraina e un terzo dei suoi fertilizzanti dalla Russia. La Bielorussia, alleata della Russia, è un altro importante fornitore di fertilizzanti. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati notevolmente, con l’aumento del prezzo del gas naturale, l’ingrediente principale per i fertilizzanti azotati, che minaccia anche le forniture.

Insieme alla Russia, l’Ucraina è uno dei principali fornitori al mondo di cereali e di olio di girasole; rappresenta poco meno di un decimo delle esportazioni globali di grano, di circa il 13% del mais e più della metà del mercato dell’olio di girasole.

I prezzi delle materie prime sono aumentati vertiginosamente dopo l’invasione della Russia, con il grano (tenero) che a un certo punto ha raggiunto il massimo storico.

“Dal punto di vista dell’UE, questa crisi ci ha mostrato che abbiamo due settori in particolare in cui abbiamo delle vulnerabilità, proteine vegetali e fertilizzanti”, ha detto in un’intervista Luis Planas, ministro dell’agricoltura spagnolo. Le catene di approvvigionamento da Ucraina e Russia sono state “interrotte” a causa della chiusura virtuale dei porti del Mar Nero.

A Bruxelles, il 21 marzo, gli Stati membri dell’UE voteranno un piano di sostegno per gli agricoltori colpiti da costi elevati e perdita di esportazioni, si devono prendere decisioni rapide. Il problema è che la stessa Unione, se da un lato appare molto unita di fronte alla Russia, non lo è per nulla sul fronte interno. Si pensi che l’Ungheria, Stato membro, ha deciso di bloccare l’export (dentro l’Unione!) di cereali, in palese violazione delle norme sulla libera circolazione delle merci. Da ultima è arrivata la Bielorussia che, su probabile richiesta della Russia, ha bloccato le esportazioni di fertilizzanti.

Se la guerra continuerà a lungo saranno mesi molto difficili ed è necessario ripensare da subito ad un nuovo perimetro di globalizzazione per non cadere mai più in una situazione che appare inaffrontabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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