Cimini: La GDO deve tenere duro con l’industria sui listini, il primo che molla perde quote di mercato

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Ragionare come partner con la maggior oggettività possibile nella negoziazione. È questa, secondo Federico Cimini, una possibile soluzione alla guerra dei prezzi fra industria e retail, scaturita nel pieno della “tempesta perfetta” determinata dalle conseguenze del Covid, della crisi energetica e dall’inflazione.

Dialogando con GDONews nello spazio di approfondimento “Il supermercato delle idee”, il consulente strategico retail ha infatti osservato: “Credo sia una questione di serietà e trasparenza, i due ‘contendenti’ dovrebbero riversare sui clienti finali non tanto gli aumenti ma le strategie commerciali, mixando promozionalità e frequenza della pubblicità e lavorando su assortimenti figli di questa situazione di mercato. Penso a sgrammatura o inserimento di nuove marche o prodotti che non hanno uno storico di prezzo. L’inflazione inizierà a mordere da qui a marzo perché anche i contratti più tutelati stanno andando in scadenza e la situazione si sta facendo sempre più complicata. Le stime dei prezzi dell’energia per i prossimi mesi indicano che già in Primavera inoltrata si tornerà a cifre accettabili. Tutti devono tenere duro, la grande distribuzione in primis. Per questo diventano soluzioni realizzabili in tempi brevi. Se fossi industria o retail – ha proseguito – farei di tutto per chiedere l’inserimento di nuovi prodotti per coprire anche categorie merceologiche rilevanti garantendo nuova marginalità, una difesa dagli aumenti e il recupero di una parte dei costi”.
Un momento delicato in termini negoziali, che potrebbe indurre in errore al primo passo avanti, comportando un aggiornamento delle quote di mercato del retail disposto magari a cambiare fornitori per preservare la propria competitività nell’area mdd.

“Conoscendo bene i dati dei clienti come valore medio dello scontrino o numero di pezzi acquistati, si può pilotare con intelligenza l’abbattimento dei prezzi, modificandoli convincendo il pubblico sulla loro convenienza. Si può così lavorare sul prodotto della marca leader facendolo partner e ragionando sulla sua ampia gamma creando valore altrove, riducendo la pressione promozionale o la profondità dello sconto. Il mondo dei follower che non hanno ben definito la propria posizione di mercato si è compresso, e la parte mdd è cresciuta molto negli ultimi due anni. Una categoria questa fatta da diversi indici di prezzo che ha visto l’ascesa eclatante sia della parte premium che di quella basic. Proprio sul mainstream della mdd c’è stata molta tensione e si sono moltiplicate le iniziative con sconti fino al 50% che rischiano però di distruggerne il valore anche agli occhi del consumatore”.

Quanto ai possibili scenari, dettati anche dall’evoluzione del quadro pandemico, Cimini ha evidenziato: “Siamo nel picco della confusione ed è difficile capire chi abbia ragione. Il Covid la farà da padrone per tutto il 2022 e il suo impatto continuerà ad essere poco prevedibile, non tanto sui consumi quanto sui consumatori. Quando abbiamo iniziato ad avere 200mila contagi al giorno le persone hanno smesso di uscire di casa e questo ha determinato una situazione drammatica per negozi ed esercizi commerciali, che hanno continuato ad avere costi da piena operatività, ricavi da periodo di pandemia e zero ristori. Chi è rimasto aperto lo ha fatto a suo rischio e pericolo a un prezzo devastante. Per questo – ha detto riferendosi anche alla stretta attualità – qualunque governo uscirà dopo l’elezione del presidente della Repubblica, dovrà correre ai ripari per ristabilire la fiducia nei consumatori. Fra scarsità di materie prime, aumento del prezzo di elettricità e gas e Covid, questo elemento è quello più difficile da controllare. Si rischia una situazione di collasso perché ci sono poche possibilità di capire fino a quando durerà questa situazione”.

Come agire dunque per ridurre le tensioni contrattuali?

“Oggi c’è l’esigenza di cambiare i listini per questioni oggettive, facciamoli più corti e riparliamone quando le cose saranno migliorate. Aggiungo – ha concluso – che per mettere in piedi un assortimento dei prodotti in linea con le attuali tensioni del mercato si potrebbe guardare da subito anche a nuovi packaging, accelerando la migrazione dalla plastica a soluzioni più sostenibili. Ci sarà un periodo di grandi tatticismi dato dall’inflazione certificata a dicembre al 3,9% con la Gdo che si aggira attorno all’1-1,5% dopo aver fatto un lavoro eccellente. Un dato oggettivo e uno sforzo che l’industria non può non apprezzare”.

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