Carni avicole: la GDO ed un biennio eccezionale. Dati delle vendite degli anni dominati dalla pandemia

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Il 2020 è stato un anno eccezionale per il mercato delle carni avicole nelle loro vendite in GDO. Prima della pandemia produceva un fatturato pari a 670 milioni di euro circa, nella somma di tutti i segmenti del mercato (pollo, coniglio, tacchino, III lavorazione e IV lavorazione), nel 2020 il fatturato è arrivato a 748 milioni di euro per crescere ancora a 789 milioni nel 2021.La crescita nel biennio è stata pari al 18% di cui l’11,8% nel 2020 sull’anno precedente.

I grandi player del settore sono sostanzialmente tre, sebbene il mercato sia più vasto ed articolato. Protagonista assoluto è AIA (Gruppo Veronesi) che detiene una quota eccezionale del mercato e che presidia bene quasi tutti i segmenti. Al secondo posto Gesco (Amadori), mentre il terzo è occupato da Fileni, che segue una strada orientata verso un settore, il biologico, sempre più nelle preferenze degli italiani.

In tempi recenti è stata realizzata un’indagine dall’osservatorio The World after Lockdown di Nomisma che ha indicato come l’attenzione del consumatore verso attributi come 100% origine italiana’, ‘sostenibilità’ e ‘biologico’, che rappresentano fattori guida fondamentali per la scelta dei prodotti alimentari, soprattutto i freschi e freschissimi.

In particolare, per le carni la quota di chi ritiene importante l’origine 100% italiana sale al 78% (71% la ritiene importante per la spesa alimentare in generale), mentre la percentuale di chi ricerca il marchio biologico aumenta fino al 54% (51% lo ritiene importante per la spesa alimentare in generale).

Altri fattori determinanti per la scelta della carne sono: l’assenza di antibiotici (per il 75% dei consumatori), la preferenza verso prodotti ottenuti da allevamenti all’aperto (66%), l’assenza di OGM nei mangimi utilizzati (65%) e l’alimentazione con soli mangimi vegetali (56%)”. Non solo: secondo il rapporto Bio in cifre di Sinab e Ismea, sostenuto dal Mipaaf e altri enti, in Italia sono stati allevati 3.952.000 polli in modo biologico, in crescita del 13,5% rispetto all’anno precedente. Sempre nello stesso rapporto si evidenzia come il trend di spesa per la carne tra il 2019 e il 2020 sia cresciuto del 3,3%, mentre per la carne biologica del 22,2%.

Relativamente ai segmenti del mercato, nel biennio 2019/21 la quarta lavorazione si conferma leader di mercato con il 50% delle vendite (sceso a 49% nel 2021). Segue la terza lavorazione la cui quota, nel biennio, è scesa dal 32% al 31% e poi il pollo, la cui quota cresce dal 16 al 18%.