La più grande fra le cooperative prese in esame è Unicoop Firenze, che opera in sette province della Toscana e ha realizzato nel 2020 vendite al dettaglio per due miliardi e 141 milioni di euro, con un incremento di 425mila euro sul 2019, pari ad una variazione positiva di 0,02%.

Un risultato che arriva da 105 punti vendita diretti, quindi pochi, e di conseguenza con altissime redditività per metro quadrato (ne parleremo in un altro articolo), a cui si aggiungono le vendite del magazzino (Cedi) verso piccole cooperative che valgono 52 milioni di euro ed ulteriori 70 milioni per forniture alla controllata Doc Roma Srl. Il dato complessivo include anche 132mila euro risultanti da contributi promozionali corrisposti dai fornitori, un valore che fa dunque parte dell'attivo ma che non proviene dalle vendite al consumatore ma è comunque un margine puro determinato dalle negoziazioni.

Lo scorso anno Unicoop Firenze ha redatto, come sempre, anche un bilancio consolidato perché è controllante di alcune società a responsabilità limitata che operano in diversi mercati. C'è ad esempio Il Pino srl – controllata al 100% - che gestisce carte di debito accettate come pagamento nei punti vendita delle cooperative. Detiene poi con la stessa quota la società Doc Roma srl, che gestisce tredici punti vendita nella Capitale ed è inoltre titolare con le stesse quote della Cerealia, società attiva nella produzione di pane e prodotti da forno freschi e surgelati da commercializzare nella distribuzione organizzata, compresa la stessa Unicoop Firenze. Vi sono poi altre società, immobiliari e non, che appartengono al gruppo. Esistono quindi anche altre attività che contribuiscono alla costruzione dei ricavi della cooperativa.

Un risultato, quello della coop fiorentina, che non si può dire straordinario, evidentemente il 2020 è stato un anno molto delicato, con ogni probabilità i trenta punti vendita di grandi dimensioni hanno inevitabilmente sofferto durante il periodo della pandemia, anche se la gran parte dei negozi fra i 1.000 e i 2.500 metri quadrati avrebbe dovuto avere una sorte decisamente migliore e portare maggiore equilibrio nella crescita del gruppo.
Il bilancio non racconta il peso dei fatturati dei vari formati ma è lecito pensare che i negozi di grandi dimensioni abbiano sofferto perdite importanti, per quanto compensate dai negozi di immediato vicinato o ultra prossimità di piccole dimensioni. Se si sommano tutti i ricavi provenienti dalle diverse prestazioni – quindi non solo da vendite di magazzino e dettaglio dei negozi ma anche verso voci varie come Doc Roma, ed ulteriori – il totale delle vendite del 2020 è pari a 2.398.122.000 euro, a cui si devono aggiungere "altri ricavi" e proventi per 79 milioni, con un totale dell'attivo di 2.477.400.000 euro, molto vicino al valore del 2019 che era pari a due miliardi e 476 milioni di euro.
Andiamo ora ad analizzare Unicoop Tirreno che con i suoi negozi ha realizzato vendite pari a 875 milioni di euro, con un leggero negativo rispetto al 2019 nel quale era arrivata a 878 milioni.

Nel dettaglio il bilancio indica un fatturato in crescita nel reparto generi vari pari a 346 milioni nel 2020 (+1,64%); 256 milioni per latticini e salumi (-1,31%); 118 milioni (-0,66%) per l'ortofrutta a valore; 83 milioni e 807mila euro (-0,09%) per le carni; 31,7 milioni (-3,37%) per la pescheria e infine 37,9 milioni (-7,72%) per il non alimentare.

Le vendite suddivise per formato invece sono le seguenti: ipermercati 101 milioni, supermercati circa 575 milioni, minimercati circa 198,5 milioni di euro e vendite online 700mila euro. In pratica il canale ipermercati è attualmente costituito da tre soli punti vendita contro i trentadue di quello dei supermercati e i sessantuno minimercati. Troviamo infine le vendite all'ingrosso alle società affiliate in franchising che sono pari a 62,6 milioni di euro.

Quanto ai valori indicati a bilancio delle aree geografiche, la provincia che ha fatto il maggior fatturato è Livorno che nel 2020 ha realizzato 302 milioni e a seguire troviamo Roma con 186 milioni, Grosseto con 173, Viterbo con 101, Lucca con 70, Massa Carrara con 21, Frosinone con 4 e Siena con 1,4 milioni. Il bilancio contiene anche trenta milioni provenienti da contributi promozionali da attività di negoziazione con i fornitori.

Dunque come abbiamo visto Unicoop Tirreno, che è sempre stata una cooperativa di territorio e vicinato, si è trasformata e in un certo periodo della sua storia – come altre – ha provato ad entrare nel mondo degli ipermercati da cui poi si è ritirata. Oggi ha solo tre ipermercati e la gran parte del suo fatturato è fatto da minimercati e supermercati.
Più complessa invece la struttura di Coop Centro Italia visto che l'unico bilancio presentato è un consolidato dato che opera sul mercato con diverse ragioni sociali. La capogruppo Coop Centro Italia lavora con una controllata al 100% che si chiama M.M.C. (Mini market coop srl) che opera sotto le insegne Coop, Ipercoop, In-Coop oppure Coop C.I., con 72 punti vendita di cui 63 gestiti direttamente da Coop Centro Italia e nove da M.M.C., ai quali si aggiungono i negozi dell'altra società Supermercati Superconti di Terni, che lavora con la sua insegna ma fa sempre parte di Coop Centro Italia con una rete di 32 unità di vendita.

Coop Centro Italia è quindi composta da 104 negozi distribuiti su Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo e Marche e il bilancio consolidato somma le attività svolte dalla cooperativa principale e dalle due srl controllate.

Il fatturato totale, realizzato da 110 punti vendita (se ne aggiungono sei extra alimentari) ha generato ricavi per 677mila euro nel 2020, contro i 652mila dell'anno precedente. Bisogna poi contare 111mila euro di altri ricavi che comprendono contributi dei fornitori e alcuni proventi derivanti dalla gestione immobiliare per arrivare a un totale dell'attivo di 789,5 milioni contro i 739,7 milioni del 2019. Una cooperativa che ha quindi generato un deciso incremento di fatturato.
Abbiamo così analizzato la parte attiva dei bilanci di queste tre cooperative del Centro Italia, le cui differenze rispetto a quelle del Nord si ritrovano come detto nell'espressione dei formati, mediamente molto più di prossimità come il mercato a cui appartengono. È però anche curioso sottolineare l'utilizzo di società controllate (SRL e non Coop) per penetrare nel merito dei piccoli territori, oppure di società di franchising e piccole realtà. Si tratta di un concetto cooperativo più di tipo storico e meno 'moderno' rispetto ai grandi ipermercati delle cooperative del Nord. Il risultato è una sostanziale tenuta del fatturato di due cooperative e di una crescita di Coop Centro Italia. Prossimamente valuteremo anche i costi di questi bilanci per caprine le dinamiche in modo ancora più accurato.