Da tempo fra i marchi più importanti nel nostro Paese, GSI – Grandi Salumifici Italiani – punta ad affermarsi anche fra i leader mondiali nel settore. Aspirazioni che non sono state smorzate dalla pandemia, come spiegato dall’export manager Andrea Panzeri nel corso del workshop di Cibus Lab “Salumi: prospettive post Covid dei diversi segmenti. Banco taglio, libero servizio e take away”.
“La pandemia ha sicuramente segnato molto le nostre operazioni – ha esordito – per la prima volta ci siamo trovati a fronteggiare una situazione molto dura in ogni parte del mondo. Una problematica che ha riguardato indistintamente industria, rivenditori e acquirenti, un qualcosa di sconosciuto e inaspettato ma nella quale ho apprezzato molto la capacità di reazione”.
Uno scenario che ha quindi obbligato tutti a trovare nuove soluzioni: “Abbiamo sicuramente imparato un nuovo approccio al fare business – ha sottolineato il manager – visto che due anni fa il nostro impegno maggiore era prendere un aereo, arrivare in un luogo, fare un incontro e poi tornare a casa. Ora tutto è cambiato e grazie alle videoconferenze tutto sta crescendo molto più rapidamente, siamo più vicini al retailer ma anche un pochettino più distanti dai mercati, quindi se da un lato possiamo interagire di più con i nostri partner, dall’altro non possiamo penetrare nei mercati e vedere cosa accade. Questo è un problema che dobbiamo risolvere”.
Ma le novità vanno anche oltre: “Da parte dei consumatori c’è una crescente richiesta di rassicurazioni sui prodotti. Tutti hanno fronteggiato, o stanno fronteggiando, una situazione di emergenza e chiedono più informazioni sulla sicurezza e la qualità di ciò che intendono acquistare, e questo può rappresentare un piccolo aiuto per l’export italiano. Per i consumatori infatti non conta più solo il prezzo, vogliono sapere tutto il possibile sull’origine del prodotto. Abbiamo inoltre registrato un cambiamento da un canale all’altro dei volumi con un grande impatto sui produttori così come sui retailer, tutti sono stati obbligati a trovare nuove soluzioni e studiare alternative per non sparire dal mercato”.
“Fortunatamente – ha osservato Panzeri – abbiamo potuto pianificare un minimo la crescita dei volumi che hanno avuto un forte impatto. In particolare per quanto riguarda retailer e distributori c’è stata grande attenzione nella pianificazione e nella gestione dei rinnovati desideri del mercato. I volumi sono in crescita e incrocio le dita perché la mia impressione è che la situazione sia migliore di quella del 2019 anche per quanto riguarda il valore del prodotto. Forse, dopo mesi così duri, i consumatori di tutto il mondo ora vogliono concedersi un piacere comprando prodotti di qualità maggiore”.
Così invece sui trend e i nuovi mercati: “Come detto il prodotto di qualità è quello più cercato, così come l’origine che non deve essere necessariamente 100% italiana ma almeno dichiarata perché il consumatore vuole avere la possibilità di tracciarne completamente la provenienza. Altro trend da tenere in considerazione, perché in continua crescita, è quello dei prodotti “green” o comunque più salutari, contenenti una ridotta quantità di sale e conservanti. Questo può essere un settore molto importante per i produttori anche se bisogna fronteggiare il problema della shelf life e la necessità di arrivare in ogni angolo del mondo, senza dimenticare le differenti regolamentazioni rispetto a quelle italiane. Quanto ai mercati – ha evidenziato – i nostri prodotti suscitano sempre grande interesse negli Stati Uniti, usciti un po’ prima degli altri dall’emergenza sanitaria con una ricaduta positiva sui consumi che sono aumentati notevolmente, e hanno visto avvicinarsi ai retailer anche nuovi consumatori. Si confermano inoltre interessanti altri mercati lontani come Australia e Giappone mentre in Europa stanno crescendo i paesi dell’Est in cui stanno aumentando i salari delle persone, mentre per quanto riguarda l’Inghilterra ci sono problemi dettati dalla Brexit, che a mio avviso però possono diventare un’opportunità. C’è infatti una nuova regolamentazione che obbliga retailer, distributori e produttori ad avere un nuovo approccio al mercato. È in atto un cambiamento nell’offerta – ha concluso il manager di GSI – e ovviamente dobbiamo rimanere focalizzati sui mercati principali in Europa come Francia, Olanda, Spagna, Germania e Belgio, perché sono il grande cuore del consumo di prodotti italiani”.






