Barbiero, Dir. Comm. Coal: i salumi del territorio e la preparazione dei nostri addetti i nostri punti distintivi

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“La maggior parte dei driver che guidano all’acquisto dei salumi prendono in considerazione la qualità e per continuare ad essere competitivi dobbiamo trovare elementi sempre distintivi, che ci facciano apprezzare provincia per provincia, negozio per negozio”. Così Claudio Barbiero, direttore commerciale del Gruppo Coal, uno dei protagonisti della distribuzione organizzata del Centro Italia fin dagli anni Sessanta, che oggi è attivo con circa 350 punti vendita in Marche, Umbria, Abruzzo, Romagna, Lazio, Molise e San Marino.

Partecipando al workshop di Cibus Lab “Salumi: prospettive post Covid dei diversi segmenti. Banco taglio, libero servizio e take away”, Barbiero ha proseguito: “Nel tempo il format è cambiato in termini di stile, immagine e soprattutto assortimento. Oggi il Centro Italia rappresenta ancora il 74% del profilo di chi acquista salumi e noi siamo posizionati in zone che sono un po’ la patria della norcineria italiana, e nelle quali l’assortimento non cambia solo da regione a regione ma anche da provincia  a provincia, con localismo e tipicità che diventano imprescindibili”.

“In un contesto come questo – ha aggiunto – stiamo adottando una strategia che si rifà soprattutto alla vendita del peso variabile. Oggi fra affettato al banco e take away nei nostri negozi facciamo ancora il 77%, quindi dobbiamo puntare a servire all’interno del nostro nuovo assortimento uno scouting continuo mirato alla qualità e alla tipicità dei prodotti. Poche settimane fa ad esempio, abbiamo lanciato una linea di salumi con l’ottima azienda artigiana “Paglierini” di Colfiorito che sta dando ottimi risultati. Quindi all’interno di un assortimento che deve variare, come detto, quasi in ogni territorio, dobbiamo sempre garantire la qualità nei nostri banchi servizio. D’altra parte – ha sottolineato Barbiero – è evidente che dobbiamo rafforzare il peso imposto, che stiamo cercando di integrare in un mercato che consenta al cliente, attraverso una calibrazione corretta e un’adeguata battuta finale, di comprare un’eccellenza italiana e del luogo senza lasciarsi il 50% dello scontrino. Quello che stiamo cercando di costruire non deve però sostituire le attuali logiche del peso imposto, che da noi oggi è deficitario, ma deve essere un modo per far trovare lo stesso livello qualitativo al cliente non solo nei nostri banchi ma anche in questo ambito”.

Così infine sulle conseguenze della pandemia: “Nei mesi più delicati c’è stata un’impennata incredibile dei piccoli negozi che sono arrivati anche ad un +70% delle vendite. C’è stato uno spostamento dettato dalla necessità di muoversi poco da casa per avere un prodotto da consumare per più giorni su quello che era il peso imposto che, in quel periodo, ha guadagnato tre punti percentuali che oggi però ha perso. Il contraccolpo si è sentito soprattutto per il cubettame e i wurstel. All’interno del comparto dell’affettato – ha concluso Barbiero – non sono cambiate in nessun modo le valenze fra crudi e cotti. Oggi, rispetto al 2020, siamo in fase di leggera ripresa nonostante gli ultimi mesi si sia registrata una battuta d’arresto. Nei confronti del 2019 però cresciamo comunque a due cifre”.