La Russia e l’amore per i prodotti italiani: il 30% dei prodotti sugli scaffali proviene dal nostro paese

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In un periodo in cui le imprese italiane di produzione alimentare soffrono il drastico calo dei consumi proveniente dal cosiddetto “out of home” è assolutamente necessario correre alla ricerca di nuove opportunità di business e non rimanere seduti ad attendere la fine del periodo di emergenza.

L’E-commerce è sicuramente una strada interessante, ma è lenta, occorre capacità, investimenti, pazienza prima di ottenere risultati soddisfacenti.

La grande distribuzione italiana è invece un’opportunità da cogliere ma non è affatto semplice accedervi, il retailer aggiorna gli assortimenti ma con oculatezza e senza stravolgimenti.

Ciò che è, invece, doveroso provare è la strada dell’export. Non che questo non sia un percorso già battuto dalle imprese italiane, soprattutto dalle medie e grandi imprese, ma lo spazio di crescita a disposizione è davvero enorme. Nel corso del programma Cibus Lab dello scorso dicembre, che aveva ad oggetto la categoria olio extra vergine, abbiamo intervistato il più grande importatore di prodotti italiani in Russia e dalle sue dichiarazioni siamo rimasti sorpresi. Marina Babakhanian, responsabile marketing di Ameria, il potente importatore russo leader nel mercato dal 1993, ha dichiarato che negli scaffali dei supermercati russi la presenza dei prodotti italiani è davvero notevole, oltre il 30%.

Ma come: e l’embargo?

L’embargo sui prodotti freschi, in atto dal 2014, ha sicuramente frenato le vendite di alcune categorie, ma questo non ha spento l’interesse del consumatore russo per i prodotti italiani. Dall’embargo in avanti i prodotti italiani nelle categorie del grocery hanno conquistato il mercato russo, ed oggi l’enorme nazione è panacea di olio extra vergine, dolci, cioccolata, caffè italiani.

Ascoltando la testimonianza di Ameria, il più grande importatore russo, si ha una chiara idea delle dinamiche che esistono tra prodotti italiani e consumatore russo e…importantissimo…quali sono le necessità del retailer russo, nell’intervista infatti Marina Babakhanian spiega nel dettaglio cosa è necessario per aprirsi uno spazio nella loro GDO.

Secondo il servizio doganale federale, nel 2019 la Russia ha importato dall’Italia:

  • bevande alcoliche, analcoliche e aceto per 438 milioni di dollari, con una quota del 4,02% nel totale dell’export italiano verso la Russia;
  • caffè, tè e spezie per 105,5 milioni;
  • prodotti finiti a base di cereali, farina, amido e latte (compresi pasta e farina) per 82,5 milioni;
  • grassi e oli di origine vegetale e animale per 61,6 milioni;
  • cacao e prodotti derivati, compreso il cioccolato, 60 milioni.

Il Centro di ricerca sul mercato federale e regionale russo dell’alcol, stima che nel 2019 l’Italia sia stata il secondo maggior fornitore di vini fermi dopo la Spagna, con 45 milioni di litri di vino e un controvalore di 172 milioni; il 70% di vini spumanti e champagne (40 milioni di litri per 141 milioni di dollari) e l’81% di tutti i vermouth importati (10 milioni di litri per 26 milioni di dollari).

Ma non è tutto: l’Italia è l’unico paese che esporta in Russia caffè confezionato. Nel segmento del caffè macinato e tostato (circa il 55% dell’intero mercato russo del caffè), la quota di prodotti italiani è di circa il 25%. C’è un segmento di consumatori che preferiscono il caffè italiano e ci sono case di caffè specializzate solo in questi marchi.

Nel mass market russo, così come in tutti i paesi, le vendite, durante la fase pandemica acuta, hanno subito un’impennata soprattutto in alcune categorie: mentre in tutti i principali paesi del mondo le crescite sono state su categorie relative a prodotti sanitari e di pulizia della casa, in Russia i maggiori incrementi sono stati realizzati dagli energy drinks (330%), dalla pasta di semola con crescite del 273%, ed infine i detergenti del 197% (Fonte Nielsen).

Ovviamente si tratta di un paese decisamente complicato per la regolamentazione delle esportazioni e per tale ragione il supporto di un importatore è più che mai necessario.

GDONews assieme a Fiere di Parma Cibus, ha in programma un intenso programma per Cibus Lab, il progetto che supporta le aziende italiane per diffondere la loro produzione sia nella GDO italiana che in quella mondiale, per tutto l’anno 2021: 11 eventi dove i protagonisti della GDO mondiale spiegano come approcciare i loro mercati.

L’industria italiana ha bisogno di crescere ed il supporto che Cibus lab può dare loro è decisamente utile, anche per trovare connessioni di business in tempi brevi

Da quest’anno Cibus Lab vedrà il supporto continuo di IRI per gli studi sul mercato GDO nazionale e dell’Istituto Piepoli, per studi sulle tendenze al consumo. saranno inviati i top manager della GDO italiana ed i top manager della GDO straniera.

Tutte le aziende di produzione alimentare possono partecipare attivamente agli eventi presentando la loro candidatura a clienti@gdonews.it

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