Italy Discount categoria Gelati: affrontare il mercato con assortimento completo e prezzi competitivi

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In Italia la fascia di convenienza, nel Mass Market Retail, è determinata principalmente dall’offerta Discount. A differenza che in altri Paesi europei il mercato della GDO italiana, come ben si sa, è popolato in prevalenza da quella che viene chiamata la DO, ovvero da organizzazioni territoriali (regionali o interregionali) che nel tempo si sono unite ed alleate a livello centralizzato, per concentrare acquisti e progetti di branding. Anche nella fascia convenienza è avvenuto tale fenomeno ed oggi la Centrale Italy Discount si presenta al mercato come organizzazione attraverso cui CeDi territoriali e punti di vendita indipendenti (legandosi ai CeDi accennati) possono costruire un’offerta in grado di competere con le maggiori espressioni di quel formato.

Italy Discount ha costruito un assortimento nella categoria gelati in modo da permettere ai suoi quasi 400 punti di vendita legati ai suoi 8 soci in buona parte d’Italia sotto il cappello del brand “Gelateria dei Portici”.

Giovanni Filippini – Direttore Acquisti Italy Discount

“Noi copriamo un po’ tutte le categorie merceologiche del mondo gelato attraverso dei “me too” dei prodotti industriali.” – spiega Giovanni Filippini, Direttore Acquisti del Gruppo – “Italy Discount ha una copertura a 360 gradi di tutte le prestazioni del gelato, dalle barrette ai cornetti, alle vaschette premium o normali, di diversi formati. Il posizionamento è allineato con quello del discount. Il socio può beneficiare di una marginalità sufficiente pur essendo competitivo per il pubblico. Se un socio volesse proporre esclusivamente un assortimento a marchio vanterebbe certamente un’offerta completa. Abbiamo infatti 4 linee di prodotto, suddivise sulle varie categorie, quindi abbiamo la linea standard, la linea di gelati arricchiti, la linea di soia, la linea dei ghiaccioli.”

D: Com’è andata la stagione appena conclusa?

R: La crescita che sviluppiamo di anno in anno è molto legata all’andamento della stagione, per esempio quest’anno la categoria ha risentito dell’arrivo tardivo dell’estate facendo registrare risultati inferiori a quelli dello scorso anno. Due anni fa, al contrario, c’era stata una esplosione di vendite dove avevamo realizzato un incremento del + 30% di fatturato grazie ad una bella stagione davvero lunga, da primavera fino al mese di ottobre.

D: In un format come il vostro così legato alla prossimità, è importante la presenza delle grandi marche in assortimento?

R: La presenza delle grandi marche nel comparto, all’interno del supermercato di convenienza, può diventare un acceleratore importante in attività promozionale.

D: Quali sono gli aspetti più critici nel comparto gelati per un distributore?

R: In tema di criticità nella vendita dei gelati, bisogna tenere conto che sono gli spazi che rappresentano un problema, non tanto nei grandi supermercati, quanto nei punti vendita dai 500 metri in giù. Ad esserne penalizzati sono sicuramente i prodotti meno rotanti.

D: Secondo Lei, sulla base della sua esperienza, il gelato artigianale si può affermare nelle aree vendita dei supermercati o ipermercati?

R: Il gelato artigianale può affermarsi anche all’interno di superstore e ipermercati se non diventa un prodotto “di lusso”. In grande distribuzione i consumatori, infatti, difficilmente saranno disponibili ad accettare i costi/chilo delle gelaterie, che ovviamente hanno altre logiche produttive.

D: Dalla parte del Retailer esiste la disponibilità per collaborare con l’industria e dare una evoluzione alla categoria?

R: Il gelato è una categoria meno dinamica di altre, sia per una questione di numero pezzi venduti, sia di stagionalità, che per una questione di aree definite: se con altre categorie posso “giocare di più”, i gelati dovranno sempre essere posizionati nei frigo, di conseguenza ho delle opportunità ridotte, anche perché lo spazio va condiviso con altre categorie che possono essere maggiormente rotanti, come pizze surgelate o verdure. Inoltre il fattore prezzo come prima accennato: il consumatore è abituato a prezzi molto competitivi per cui è meno orientato ad investire cifre maggiori, come quelle che caratterizzano le proposte più artigianali.

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