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I soldi fanno la felicità (del retailer): gli scenari futuri degli iper e dei discount sono destinati ad incrociarsi

Conad ed Auchan sono la storia infinita del 2019, Alleanza 3.0 è impegnata a procedere verso una profonda rivisitazione delle proprie strategie con il nuovo Direttore Generale Paolo Alemagna, e Carrefour dal 1 Ottobre dello scorso anno è guidata da Lavinay (lunga mano di Bompard) che è seriamente intenzionato a rivoluzionare i numeri del gigante francese tinto di tricolore italiano.

Tutti i retailers sono in grande fermento perché il tema del profitto legato al business degli ipermercati è quello che più di tutti preoccupa il mercato.

Le pubblicazioni di GDONews degli ultimi mesi (QUI anche QUI)  mettendo a confronto i Bilanci delle principali catene concentrate sul format ipermercati, hanno portato a galla molte verità smontando diverse false certezze.

Ammesso che la trattativa Auchan-Conad sia reale e ad un punto avanzato, viene da domandarsi quali saranno le strategie della cooperativa bolognese per non perdere denari sul canale ipermercati ?

Coop Italia, qualche anno fa, quando si accorse che la rete Discount dei Dico perdeva un sacco di soldi, decise di venderla ad 1 euro. Cosa significava quell’accordo? Che Coop Italia aveva capito che la vendita di oltre 200 negozi in tutta Italia ad 1 euro era un affarone, perché le permetteva di smettere di continuare perdere decine di migliaia di euro ad ogni Bilancio di esercizio. Le aziende del gruppo Auchan (entrambe) perdono molti soldi e Conad, che ha dimostrato sul campo una grande capacità di cimentarsi nel format supermercati e superstore, ha l’ambizione di diventare leader assoluto di mercato portando in positivo gli equilibri finanziari degli attuali negozi di Sma e (chissà se) anche quelli di Auchan.

Proviamo a tracciare una sorta di fanta-GDO in caso di realizzazione dell’accordo: in area 1 il gruppo francese conta oggi oltre 100 punti di vendita di proprietà e circa 130 negozi in franchising. Un piatto decisamente ricco che cadrebbe sotto la gestione dei cedi Conad Centro Nord e Nordiconad. Il problema sono semmai i 26 ipermercati che sono presenti sul territorio, capaci da soli a mandare in crisi un intero Bilancio aziendale.

In Emilia Romagna Conad centro Nord beneficerebbe (tra affiliati e di proprietà) di ulteriori 16 supermercati, Nordiconad di ulteriori 30 e CIA di 16. In Veneto e Friuli Nordiconad potrebbe somministrare altri 40 supermercati e CIA altri 60.

In area 3 la Toscana potrebbe essere presidiata da Conad del Tirreno che avrebbe in eredità il Cedi Etruria (ex cugini in Conad), CIA nelle Marche avrebbe sotto la sua somministrazione altri 60 punti di vendita, di cui moltissimi alto vendenti, e poi dall’Umbria in giù, sino a tutta l’area 4 esclusa la Puglia e l’Abruzzo, PAC 2000 farebbe incetta di negozi: si parla di numeri davvero importanti.

Insomma è un affare che comprensibilmente fa molto gola alla cooperativa bolognese, ma è importante tener presente che il problema resterebbe quello degli Ipermercati, che se verranno venduti ad 1 euro sarà meglio preoccuparsi da subito.

Carrefour invece ha deciso di puntare sul rilancio, così come Alleanza 3.0. Nel 2017 le perdite di Carrefour sono state importanti alla stessa stregua di Auchan, nessuna delle due è peggiore dell’altra (altro falso mito). Le perdite sono molto simili ma causate da differenti ragioni, secondo le letture dei rispettivi Bilanci. SMA Spa presenta un Ebit decisamente negativo, mentre GS e Di per Dì no. Da qui la volontà di Carrefour di ripartire. Il fardello degli ipermercati Carrefour lo ha ed in qualche maniera lo risolverà. La consolazione può essere che possedere ipermercati non sempre significa avere Bilanci in negativo, dimostrazione lo sono quelli di Finiper (che verranno analizzati in queste settimane su GDONews), di Bennet e de Il Gigante, che sebbene non brillino, almeno non perdono.

Ciò che è certo è che il format deve essere completamente rivisto.

Guardando all’estero alcune idee si potrebbero importare (anche se anche in Italia sono presenti casi eccellenti): in Germania esistono molti centri commerciali che fanno molto profitto, ma al loro interno sono presenti supermercati che hanno al massimo una metratura di 1000-1500 mq. Quelli che noi denominiamo Ipermercati, per i tedeschi, e per tutta la mitteleEuropa, sono semplicemente Centri Commerciali.

Sostanzialmente il problema del formato Ipermercati sono i costi strutturali, in buona parte legati al personale: i ricavi di oggi (e del domani) faticano a coprire i costi, è un dato di fatto.

Chissà che spostando l’attrattiva verso l’offerta del Centro Commerciale (e quindi verso i brand in esso inseriti), riducendo l’offerta del food a quella di un supermercato, non si possa trovare una soluzione.

In pratica si rimodulerebbe tutto il business verso una nuova e diversa attività, più rivolta all’immobiliare. Ecco perché crea curiosità la mossa di Francesco Pugliese: e se fosse quello il suo obbiettivo?

Infine Coop: a differenza delle aziende francesi Coop Alleanza 3.0 ha sicuramente chiuso un Bilancio in negativo nel 2017, ma la perdita si deve considerare di poco conto, così come Pam. Coop ha l’enorme problema del costo del personale, le nostre analisi lo hanno messo in grande evidenza, ma nonostante ciò non si può parlare di difficoltà rilevante. Gli emolumenti degli interessi derivanti dalle operazioni finanziarie generano un profitto vicino a quello ottenuto dalle negoziazioni con i fornitori, è cioè un eccezionale polmone che consente qualche esagerazione di Bilancio. Nella nota diffusa pochi giorni fa la cooperativa ha chiarito che intenderà puntare sui supermercati per il prossimo futuro, ma non ha chiarito come intende gestire gli ipermercati. I problemi stanno lì. Ciò che è sicuro è che, mentre tutte queste aziende sono alle prese con grandi cambi, i discount gongolano e si evolvono, sia in termini di offerta, sia in termini di utili.

Il vero rischio non è quello di una forte evoluzione nella relazione tra Discounter e consumatore finale, ma è quello legato alla evoluzione economica che, piano piano, le aziende leader del formato stanno compiendo.

Le buone posizioni per le nuove aperture di negozi sono sempre più rare, così oggi è prospero il mercato della riqualificazione: antiche fabbriche cittadine, oggi ruderi, ieri fonte di lavoro, sono un problema per le amministrazioni locali. Quando si presentano le aste per la vendita di questi lotti a vincerle sono sempre le aziende che hanno più soldi da investire: ovvero i discount. Comprano, riqualificano e creano posti di lavoro: musica per i politici. Non è un caso che oggi si parli di formati metropolitani (Lidl) oppure che Aldi in Inghilterra proponga il nuovo format “local”. Attenzione perché il moto tellurico permanente della GDO italiana è in grande fermento e chi vincerà saranno quei retailers che comprenderanno cosa succede attorno a loro e si adatteranno, oltre a quei fornitori che punteranno le loro risorse economiche verso quelle aziende in grado di garantirgli un futuro roseo.

 

 

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

Q COMMENTO
  1. Roberto Stefanoni

    Buongiorno,
    per risolvere il problema degli ipermercati, sarebbe sufficiente dividere l’area vendita totale in tanti piccoli negozi, come quelli già presenti nelle gallerie commerciali.
    Ciascun negozio sarebbe specializzato nella vendita di precise categorie merceologiche, quindi la panetteria/pasticceria, il negozio del fresco con carne e pesce, il negozio del fresco con ortofrutta, il negozio dell’alimentare confezionato, il negozio del bazar e abbigliamento e infine l’elettronica.
    In questo modo otterrebbero l’effetto “mercato rionale”; la differenza rispetto all’attuale? Ogni negozio avrebbe il suo centro di costo e il suo bilancio, migliorerebbero l’efficienza e la qualità del servizio (grande problema mai risolto delle attuali superfici) e migliorerebbe la redditività.
    Roberto Stefanoni

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