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Bennet, Pam e Il Gigante: come può migliorare il bilancio anche se il fatturato cala

Nelle precedenti pubblicazioni delle analisi dei Bilanci dei Gruppi Bennet, Pam ed Il Gigante ci siamo preoccupati di descrivere la qualità delle aziende nel fare profitto con le attività di vendita al dettaglio e dalle negoziazioni con i fornitori, arrivando a considerare l’importante impatto che i costi strutturali fanno cadere sui profitti.

Nelle righe successive andremo in profondità su un altro aspetto fondamentale per una azienda che svolge l’attività del Retailer: quello dei costi della rete.

Mentre i costi per i servizi, che includono una varietà di voci tra le più distanti tra loro, dalla pubblicità alle consulenza, al costo energetico e tanti altri (variabili e non), ed il costo del personale sono le due grandi voci che accomunano più o meno tutte le aziende, produttori e distributori, il Retailer trova nel costo per costruire la sua rete di vendita un passaggio fondamentale per la sua attività.

Esistono due metodi fondamentali di investimento per un Retailer: acquistare immobili e procedere negli anni agli ammortamenti ed alle svalutazioni dei beni acquistati, oppure prenderli in affitto. Gli immobili potrebbero anche essere acquistati in leasing ed in questo caso la normativa prevede la possibilità di optare fra un trattamento contabile simile a quello degli acquisti veri e propri, o ad uno analogo a quello degli affitti.

Nelle precedenti pubblicazioni, sia per i discount (Eurospin, Lidl, Penny Market e MD Spa) e poi per le grandi aziende come Carrefour, Auchan e Coop Alleanza 3.0, si è visto come la maggior parte delle aziende si rivolge più agli investimenti in immobili, piuttosto che agli affitti dei locali, però è bene specificare che

la posizione del negozio è la prima e principale caratteristica da ricercare prima di rivolgersi alla realizzazione di siffatto investimento.

Quando si parla di investimento ci si riferisce non solo all’acquisto oppure al costo di affitto, ma anche ai costi di ristrutturazione (ingentissimi) e delle attrezzature.

Un negozio deve essere profittevole, deve vivere di un proprio autonomo conto economico (virtuale se riferito ad una unica partita IVA con più negozi in essa) e tale aspetto è spesso ragione di successi o dissesti generali.

Alla luce dell’importanza che riveste, quindi, questo aspetto del business di chi fa il Retailer, che lo distingue nettamente da chi produce, porta chi svolge il mestiere dell’analista a fare una considerazione: l’EBITDA, ovvero la misura reddituale che esprime la capacità di generare reddito dall’attività operativa senza tenere conto degli effetti della politica degli Investimenti (tramite gli ammortamenti), non assume un valore così importante come, invece, solitamente succede nel valutare una aziende NON retail. L’EBITDAR, che non tiene conto né delle spese per affitti né degli ammortamenti, risulta invece una grandezza reddituale in grado di cogliere in modo efficace la capacità di generare profitto indipendentemente dagli investimenti sulla rete, e può essere considerato un parametro interessante perché entra bene nel merito di alcuni aspetti (qualità delle vendite in relazione ai costi strutturali) tralasciando altri molto lontani dai primi (qualità degli investimenti sulla rete). L’EBIT invece mette assieme tutti gli asset e ne trae un resoconto completo, prima della gestione finanziaria, prima della gestione straordinaria e prima delle tasse.

***Il grafico/la tabella è visibile solo agli abbonati***

Terminata tutta questa premessa andiamo a verificare come le tre aziende hanno svolto le politiche di investimento sulle loro rispettive reti ed andiamo, successivamente a verificare qual è il risultato della somma dei costi dei rispettivi asset, sia quelli che enucleeremo sotto, sia quelli spiegati nel dettaglio nelle pubblicazioni precedenti.

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Delle tre aziende chi punta decisamente sugli affitti e leasing dei locali della rete è il Gruppo Pam Panorama (nella somma dei suoi supermercati ed ipermercati) che, nel 2017, ha portato a Bilancio un costo totale di affitti e noleggi pari a

Contenuti dell'articolo

Lo studio prosegue con una serie tabelle e grafici che mettono in comparazione le prestazioni delle aziende tra loro. Lo studio approfondisce quali sono i costi della reta dei protagonisti dello studio. Il linguaggio utilizzato è volutamente semplice per dare massima conoscenza a tutte le funzioni manageriali, non solo a chi si occupa di finanza.

A chi può interessare questo articolo?

A tutti i fornitori che hanno o vogliono avere rapporti con queste aziende. A tutti i manager del mondo Retail per avere un riferimento preciso sugli andamenti delle tre aziende trattate. A tutti quelli che sono interessati ad accendere relazioni contrattuali con le medesime.

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Dott. Giuseppe Di Napoli

Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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