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Bennet gode di un maggior margine rispetto a Pam e Il Gigante. Ecco il confronto nel dettaglio

In questa pubblicazione si analizzeranno nel dettaglio come si strutturano i modelli di impresa delle società Pam Panorama, Bennet e Il Gigante per verificarne la qualità del business prodotto in un formato, quello degli ipermercati, che più di tutti soffre la depressione dei consumi.

Nel precedente capitolo abbiamo messo in evidenza come il fatturato delle 3 imprese (in verità il Bilancio de Il Gigante è un consolidato) sia andato in decremento dal 2013 al 2017 in maniera generalizzata. Dentro questo stato di difficoltà ci sono organizzazioni che hanno sofferto moltissimo il calo dei ricavi (vedi Auchan), altre che hanno sofferto moltissimo la diminuzione dei ricavi in relazione agli investimenti compiuti (Carrefour) ed altre ancora che, invece, hanno saputo contenere le perdite di fatturato dentro un range molto dignitoso se comparato al mercato (Il Gigante).

Nello svolgere una analisi finanziaria il peggiore degli errori che si può compiere è quello di verificare i ricavi delle aziende senza comprendere cosa sta dietro al raggiungimento di quel fatturato. Esempio eclatante è quello del gruppo Carrefour: nella tabella si può leggere un incremento del fatturato, nel dato aggregato, che è stato generato dal 2013 al 2017, però si è ben visto come, in verità, i conti della multinazionale francese in Italia siano piuttosto problematici.

Il modello di business degli Ipermercati comporta “in re ipsa” degli ingenti investimenti che inevitabilmente determinano periodi di ammortamento lunghi (15 anni o più) con costi che andranno sostenuti sui vari Bilanci. D’altro canto negli anni ’90 e nella prima decade degli anni 2000, quando si aprivano molti punti di vendita, si trattava (e si tratta ancora) di strutture di grandissime dimensioni, che comportano a cascata investimenti davvero rilevanti. Se nel periodo di ammortamento (quindi ancora oggi) le vendite si deprimono, saltano tutti i conti economici e quindi la solidità finanziaria che sta alle spalle di ogni azienda deve garantire la continuità del business. E’ ciò che capita alle aziende che abbiamo esaminato in precedenza e ciò che rischiano quelle che stiamo esaminando. Per tale ragione quando valutiamo la qualità delle imprese che fanno Retail ci soffermiamo su quello che viene denominato EBITDAR e che consiste nel reddito lordo prodotto dall’impresa analizzata, prima dei costi riferiti alla disponibilità degli asset (negozi) aziendali, vale a dire prima degli affitti e noleggi, dei leasing e degli ammortamenti. Questo primo step è utile per comprendere le reali performance commerciali e di gestione delle aziende della GDO, oltre al fatturato.

Il secondo passaggio cruciale, ed ancor più rilevante per le analisi sulla qualità dei singoli business, è lo step sull’EBITDA che comprende anche le spese degli affitti e noleggi e dei leasing.

Tutto ciò che sta sotto e che porta prima all’EBIT e poi al PROFIT MARGIN tiene in considerazione gli investimenti, i prestiti bancari o delle capogruppo e le partite fiscali, insomma attività finanziarie e non, che sono fondamentali per la valutazione generale del business di una società, però non sono rilevanti nella valutazione della qualità di saper produrre reddito dal core business, in un determinato periodo di Bilancio.

Nel caso del business degli Ipermercati, per le ragioni spiegate al principio, la valutazione generale del Business assume una certa rilevanza perché il mutamento del mercato è stato talmente incisivo da pregiudicare tutti i business plan del passato caricando pesantemente i consti economici delle aziende.

BENNET, PAM, IL GIGANTE: PREMESSE

Nella valutazione dei ricavi bisogna tenere presenti alcuni aspetti davvero molto importanti. Il Gruppo PAM ha presentato a Bilancio, alla voce ricavi, un fatturato nel 2017 pari a.....

Contenuti dell'articolo

Lo studio prosegue con una serie tabelle e grafici che rilevano le reali vendite a scanner delle società analizzate. Tutti i grafici mettono in comparazione le prestazioni delle aziende tra loro. Lo studio approfondisce quali sono le risorse (in valore assoluto) che sono riferite al margine commerciale prima di affrontare i ricavi provenienti dalle negoziazioni con i fornitori. Il linguaggio utilizzato è appositamente semplice per dare massima conoscenza a tutte le funzioni manageriali, non solo agli amministrativi.

A chi può interessare questo articolo?

A tutti i fornitori che hanno o vogliono avere rapporti con queste aziende. A tutti i manager del mondo Retail per avere un riferimento preciso sugli andamenti delle tre aziende. A tutti quelli che sono interessati ad accendere relazioni contrattuali con le medesime.

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Dott. Giuseppe Di Napoli

Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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